Sangue su Berlino




‎ Oriana Ramunno


Sinossi. Berlino, 1944. Nella città martoriata dalle bombe e squarciata dal suono infinito delle sirene, vengono ritrovati i corpi senza vita dei coniugi Weidt. Lui è un luminare della medicina, lei un’antropologa di spicco per le sue teorie sulla superiorità della razza. Entrambe sono figure influenti e, nonostante la fiducia nel regime si stia sgretolando insieme ai palazzi, bisogna indagare. I piani alti della Kriminalpolizei sembrano avere le idee molto chiare: un omicidio-suicidio con movente passionale. Per Hugo Fischer invece non è così. Il “miglior criminologo del Reich”, chiamato a confermare la risoluzione del caso, intuisce subito che dietro la morte dei Weidt si celano risvolti oscuri e interessi pericolosi. Le circostanze però lo costringono a tenere un profilo basso, senza contare che anche lui ha i suoi segreti da custodire, come Gioele, che non è veramente suo figlio. Intanto, fra altri decessi sospetti e autopsie falsate, troppi intrighi iniziano a concatenarsi, e per Hugo mettere a tacere l’istinto del detective sarà impossibile.

Sangue su Berlino è il secondo romanzo di una serie che intreccia sapientemente storia e crime fiction, con un’ambientazione travolgente e un protagonista che è un instancabile segugio, a caccia del vero e del giusto.

In quella danza, ogni cosa tornava al suo posto. Le macerie si ricompattavano, le vetrine si ricomponevano.

Ma quando la musica finì, Hugo realizzò che era tutta un’illusione.

“Tre cose contavano, nel suo lavoro. Acume, scienza e … fortuna. A volte, se non ci si metteva di mezzo la sorte, l’intelligenza e la scienza non bastavano. E la sorte, in qualche modo, ci si metteva sempre in mezzo, come se i morti cercassero di collaborare. Come se la morte stessa cercasse di riportare ordine nelle cose che aveva scompigliato.”


Autore: Oriana Ramunno

Editore: Sem Classic

Genere: Giallo storico

Pagine: 368 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti 


Ramunno torna con Hugo Fisher, il suo personaggio tormentato, affidando al lettore una storia cruda, dolorosa e, molto vicina alla realtà del passato.

“Ci sono cose che gli occhi non vedono finché la realtà non viene semplificata.”

L’autrice ha imbastito punti importanti di collegamento a più riprese sulla Storia, cucendole addosso una trama che si sviluppa di pagina in pagina come un bendaggio sempre più stretto, che stringe e soffoca, fino a togliere completamente il respiro al lettore.

Perché la Storia si può tentare di ammorbidirla, volendo, per renderne la lettura più leggera e agevole ma, ciò che è stato non si può cambiare.

Di pari passo alla consapevolezza che tutto ciò è accaduto.

Veramente.

“… non hai paura di cadere, perché sai che puoi rialzarti ogni volta che vuoi.”

Un Hugo ferito e piegato nel fisico ma, sempre più determinato nello spirito e nella volontà.

“… le persone dicevano di sé molto più stando zitte che parlando.”

È difficile vivere mostrando sempre, fuori dalla porta di casa, un modo di essere e pensare che va contro la sua natura, molto diverso da quello che è il suo STARE e PENSARE veramente, che manifesta solo fra le mura di casa, a bassa voce.

Ma, alla fin fine, saranno sempre loro, Sherlock e il suo Watson a dipanare la nuova e scomoda indagine in cui si ritroverà invischiato, non per sua scelta, ma che lo costringerà a decisioni nette per difendere e proteggere chi ama e anche, per salvare sé stesso.

“… negli occhi è racchiusa l’anima delle persone, e che se non ti guardano hanno qualcosa da nascondere…”

Ramunno irrompe nelle nostre menti, con un romanzo che costringe le coscienze a voltarsi dalla parte giusta per leggere, guardare e riflettere sui mostri del passato e sulle sofferenze atroci, inutili e pretestuose che sono state inflitte a persone, in carne e ossa, a esseri viventi come noi e, lo fa a modo suo, con onestà, umiltà e autocritica.

“Si stupì di come questa volta niente gli apparisse nuovo. Si domandò se, a furia di stare a contatto con quell’orrore, anche lui sarebbe diventato spietato e senza empatia come le SS che aveva visto in azione in Polonia.”

Un’autocritica di cui Hugo Fischer si farà testimone consapevole, poiché se un fatto così grande, incontrollabile e agghiacciante sta accadendo, la colpa è di ogni singolo uomo.

E anche di tutti noi, che in un certo momento ci siamo voltati dall’altra parte e abbiamo seguito la massa per pigrizia, momentanea opportunità o per inerzia, facendo finta di niente.

Perché sbagliare è umano, ma riconoscerlo non è cosa di tutti.

“Non potersi mai lamentare, era questo che complicava la sua vita. Dover tenere nascosta la paura che un pezzo del suo corpo si inceppasse all’improvviso, polmoni compresi. Non poter mai avere un briciolo di commiserazione.”

Una scrittura potente e disarmante, che tiene incollato il lettore, oramai rapito da questa penna assolutamente noir, che va oltre il semplice indagare e si addentra, piuttosto, nella necessità di sondare, ancora, l’animo umano nel tentativo di capire come si è arrivati a quel punto.

Che poi, ritornando ai giorni nostri, le cose non sono migliorate e anzi, sembra che l’umanità abbia ripreso la strada che sta progressivamente conducendo a una deriva anche peggiore.

Fra queste preziose pagine, colui che colpisce al cuore è lui, il bambino, Gioele.

Di nuovo.

Un bimbo di una maturità che devasta, nonostante la speranza che lo accompagna nell’attesa di rivedere la sua vera famiglia che qui, con poche parole che non richiedono grandi interpretazioni, esprime un concetto di cui tutti dovremmo farci portavoce:

“Credo di aver capito una cosa, in questi giorni… lo guardò con occhi trasparenti, con il cipiglio di un piccolo adulto…

… So chi sono. Non sono né ariano né ebreo. Sono un bambino.”

Sinceramente, ora non so più cosa aspettarmi da questa talentuosa e profonda autrice ma, rimango in attesa fiduciosa.

So che la sua penna, riuscirà a coinvolgermi e colpirmi ancora come è già accaduto fino ad ora, tratteggiando personaggi e momenti impossibili da dimenticare, pur non avendoli vissuti sulla propria pelle.

“… ebbe la certezza che c’era sempre qualcosa, o qualcuno, che sopravviveva all’orrore. Che fossero opinioni, libri, persone, o persino pezzi di anima.”

Alla prossima, Oriana!

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Oriana Ramunno


ha vissuto a Berlino prima di trasferirsi a Bologna. Nel 2021 ha esordito con il primo romanzo della serie del criminologo Hugo Fischer, tradotta in quindici paesi, fra cui Gran Bretagna e Stati Uniti. Per Feltrinelli sono usciti Cenere (Liberitutti, 2026), Sangue su Berlino (Sem 2026).