Maurizio de Giovanni
Sinossi. Solo una donna che ha perso tutto può essere invisibile.
Sara Morozzi sa stare ai margini. Ha lavorato nell’unità più discreta dei Servizi, conosce le voci quando non diventano parole, legge il labiale come si leggono le crepe. Dopo la morte del figlio si è ritirata, ma quella ferita non le concede riposo. È proprio l’indagine su quella morte a costringerla a rientrare in campo per la prima volta: una madre che segue tracce minime, riascolta dialoghi, rimette in ordine i dettagli che gli altri hanno lasciato cadere. Da lì Sara ricomincia. Napoli le offre un bordo da cui guardare e muoversi senza farsi vedere. L’incontro con Teresa Pandolfi diventa un patto operativo e umano, il disincantato Davide Pardo la affianca dove serve, Viola aggiunge l’occhio che ferma ciò che sfugge. Ogni indizio riapre una porta che sembrava chiusa, e il metodo di Sara prende forma: ascoltare, osservare, restituire alla verità la sua voce bassa ma netta. In “Sara, le origini” Maurizio de Giovanni presenta le radici di questo sguardo e il momento in cui tutto riparte. Il volume raccoglie il racconto lungo “Sara che aspetta” – l’avvio, con l’indagine sulla morte del figlio – e “Sara al tramonto”, dove un omicidio archiviato riporta Sara sul terreno operativo e definisce i legami con Teresa, Pardo e Viola. È l’ingresso naturale nel mondo di un personaggio che, scegliendo come stare nell’ombra, decide anche come tornare a esistere. Ed è da questa scelta che prende forma tutta la sua storia.
Autore: Maurizio de Giovanni
Editore: Rizzoli
Collana: BUR Nero
Anno edizione: 2026
Pagine: 416 p., Brossura
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
“Mi racconti tutto, per favore. Tutto.”
Sara, le origini, che unisce in un unico volume il racconto lungo Sara che aspetta e il romanzo Sara al tramonto, non è un tuffo nel passato, ma un vero e proprio regolamento di conti con esso.
E con il dolore, quello vero.
Chi già conosce Sara Morozzi sa che lei legge i silenzi meglio di chiunque altro legga i giornali.
Ecco, queste pagine, ci raccontano da dove arriva quel suo sguardo profondo. Che è talento, che è cicatrice, che è intuito, che è sopravvivenza.
A partire da Sara che aspetta, Maurizio de Giovanni non consola e non fa sconti. Colpisce dritto, senza preavviso. Quando emergono i dettagli sulla morte del figlio di Sara, spalanca una zona narrativa aspra, dolorosa, impossibile da addolcire. E proprio per questo imprescindibile.
È lì che tutto trova senso.
È lì che Sara Morozzi smette di essere personaggio e diventa carne viva.
Fragile, ferita, vera.
Ogni sua scelta? Un patto con la paura. Ogni affetto? Un rischio calcolato.
E il cuore? Ah, il cuore è un lusso che Sara ha pagato a carissimo prezzo.
C’è un filo rosso che attraversa queste pagine, questo romanzo e l’intera serie di Sara, teso come un cavo scoperto in mezzo a un temporale.
La maternità.
Feroce, imperfetta, assoluta.
L’amore per un figlio diventa la lente attraverso cui misurare il coraggio, la colpa, un sacrificio che riporta in primo piano una figura femminile complessa, lontanissima dagli stereotipi.
Non femme fatale, né la vittima sacrificale.
Una donna che lavora nell’ombra, consapevole che la verità non è mai pura, ma sempre necessaria.
Sara Morozzi, poliziotta in pensione, ma, in ogni senso, solo sulla carta.
Perché Sara non è mai stata una semplice poliziotta, e la sua pensione dura lo spazio di poche pagine. In lei coesistono due anime, madre e investigatrice. Un equilibrio che si spezza nel momento in cui i Servizi, intuendone il talento unico, la reclutano.
Vedere ciò che gli altri non colgono.
Sara è un’artista nell’osservare le posture, intercettare i labiali, decifrare gesti involontari. Riesce a sentire le voci dei vivi attraverso i segni che li tradiscono. Una figura potente, quasi l’antitesi del Commissario Ricciardi.
Lui che ascolta i morti, lei che smaschera i vivi.
Il cambiamento di ruolo coincide con un terremoto nella vita privata. Sara taglia i ponti, rinuncia a una parte di sé. Sembra una scelta drastica, ma in realtà è la più obbligata delle non-scelte. Assecondare, accogliere una trasformazione che sente indispensabile. Non è una fuga, è una vera e propria metamorfosi.
Quando si ritira, poi, non è solo dal lavoro.
Ma dalla vita stessa.
Si barrica in una fortezza emotiva, portando all’estremo quella capacità mimetica che l’aveva resa così preziosa sul campo.
Diventa invisibile.
Ma il cuore, se batte, non rimane agli arresti domiciliari.
Ed è qui che il romanzo supera i confini del noir.
Tre figure fuori misura, che diventano loro stesse protagoniste, ognuna irregolare a modo proprio, incrinano quella sua solitudine blindata.
È in questa alleanza imperfetta, nella fiducia conquistata con fatica, che si riaccende la vita.
La trama giallo-noir di Sara al tramonto si dipana sul filo della non-ufficialità.
Un caso che, formalmente, non esiste. Di conseguenza nemmeno l’indagine.
E proprio questa zona grigia diventa il vero campo di battaglia morale del libro. Maurizio de Giovanni è maestro nell’amalgamare tensione e introspezione, azione e osservazione. Tutti indossano una maschera. Il problema non è solo farla cadere, ma decidere cosa fare della verità.
“E a quel punto agisci come puoi rispetto a ciò che devi.”
Non giustizia assoluta. Bensì coerenza
Sara resta. E resta proprio perché è imperfetta, perché paga le sue scelte, perché non si perdona.
E forse è proprio per questo che Sara ci riguarda, ci tocca così tanto.
Perché ognuno di noi, a un certo punto della propria vita, ha dovuto e deve scegliere chi essere.
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Maurizio de Giovanni
è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano. È celebre soprattutto per il personaggio del Commissario Ricciardi, per i bastardi di Pizzofalcone, e per Mina Settembre, protagonisti di molte sue opere da cui sono state tratte serie televisive di successo.
Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni e che dà il via alle indagini del commissario, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi. Dal 2011 la saga viene continuata e pubblicata da Einaudi. Le vicende di Ricciardi diventaranno una serie televisiva Rai con Lino Guanciale nei panni del commissario.
«Napoli è l’unica città che lascia il segno. È impossibile dimenticarla» – Maurizio De Giovanni, linkiesta.it
Al centro dei romanzi di De Giovanni troviamo sempre Napoli, bella e al tempo stesso inquietante, di cui lo scrittore riporta colori, voci, contraddizioni, luci e ombre. Dal 2013, sempre per Einaudi, inaugura la serie dei bastardi di Pizzofalcone, che segna il passaggio dal noir classico al police procedural. Tra i titoli ricordiamo, Buio per i bastardi di Pizzofalcone (2013), Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone (2015), Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone (2017), Angeli per i bastardi di Pizzofalcone (2021), Pioggia per i bastardi di Pizzofalcone (2024). Il protagonista della saga, Giuseppe Lojacono è interpretato da Alessandro Gassmann in una serie tv di successo.
Sempre nel 2013 scrive un racconto per la raccolta antologica di Sellerio, Un giorno di Settembre a Natale, in cui fa il suo esordio l’assistente sociale Mina Settembre (interpretata in tv da Serena Rossi).
Tra le altre opere, ricodiamo la serie con protagonista Sara Morozzi, ex agente di un’agenzia di servizi segreti. Alcuni titoli: Sara al tramonto (Rizzoli, 2018), Una lettera per Sara (Rizzoli, 2020), Sorelle. Una storia di Sara (Rizzoli, 2023).
Nel 2025 esce per Mondadori, L’antico amore.
Nel 2025 pubblica per Feltrinelli, L’orologiaio di Brest, un romanzo che interroga il rapporto tra colpa e innocenza, memoria e oblio, verità e segreti, ma soprattutto che indaga il più indecifrabile dei legami: quello tra padri e figli.
Maurizio de Giovanni ha scritto anche per il teatro. Tra i suoi drammi, si distinguono l’adattamento di Qualcuno volò sul nido del cuculo (2015) e Il silenzio grande (2019), diventato anche un film diretto da Alessandro Gassmann.