Un’indagine
per i cinque di Monteverde
Autore: François Morlupi
Editore: Salani
Genere: Giallo
Pagine: 368
Anno edizione: 2025

Sinossi. È notte fonda, piove come se il cielo avesse deciso di sommergere Roma. Quando il tram numero 8 arriva al capolinea, un passeggero seduto cade a terra. È un adolescente, ha il cappuccio della felpa calato sulla testa, le cuffiette nelle orecchie, e non dà segni di vita. Accorso sul posto, il commissario Ansaldi rimane sconvolto da ciò che viene a sapere. Il ragazzo è morto da ore, mentre decine di persone salivano e scendevano dal tram, e lo zaino che portava con sé contiene un chilo di sostanze stupefacenti. Com’è possibile che una cosa del genere avvenga a Monteverde, uno dei quartieri più rispettabili della città? Davvero la gente è diventata così indifferente da non accorgersi che una tragedia sta avvenendo sotto i suoi occhi? E perché un quindicenne se ne va in giro con tutta quella droga? In passato il commissario e la sua squadra hanno avuto a che fare con serial killer e organizzazioni criminali, sono stati più volte faccia a faccia con gli abissi dell’animo umano. Ma il caso che li aspetta è destinato a sconvolgerli ancora più a fondo, perché il Male fa più paura quando ha il volto di un figlio, di un amico, di un vicino di casa. Con questo romanzo Morlupi, ormai punto di riferimento nel panorama giallo italiano, chiude un cerchio nella sua indagine dei lati più oscuri della nostra società. Lo fa affacciandosi – con sguardo sensibile e ironico – sulle tenebre più spaventose, quelle che aleggiano a pochi passi da noi e sembrano poterci inghiottire da un momento all’altro.
“Nessuno si era più interessato all’adolescente nel tram.
E al piccolo, ma non trascurabile dettaglio, che fosse morto.
Recensione
di
Loredana Cescutti
Ho terminato “Segnale assente” già da un po’ e, devo dire, che l’inquietudine che mi si è appiccicata addosso, tutt’ora ripensando al libro, è dura da cancellare.
Dura e pressoché impossibile da eliminare.
“Mi raccontava qualsiasi cosa, dovevo stopparlo, era un fiume in piena. Poi, da un giorno all’altro, si è rifiutato di darmi il pin del cellulare. Un attimo cristallizzato nel tempo. Ho pensato fosse uno scherzo. Incredibile quanto sia stata ingenua. Da lì, passare alle litigate quotidiane è stata solo una conseguenza naturale. Non capivo cosa stesse succedendo e ho cominciato a odiare quel periodo fatto di porte sbattute con rabbia e di insulti mormorati e altre volte, addirittura, urlati. Ora lo rimpiango, sapete? Perché sebbene fievole, un legame ancora esisteva. Quando si insulta una persona è perché, forse in fondo, le si vuole ancora bene. Si hanno dei sentimenti per lei. Non avevo capito che la situazione poteva peggiorare ancora. La morte definitiva del legame è quando si compone unicamente da silenzi. Se c’è un segnale disturbato riesci ancora a comunicare con il tuo interlocutore. Ci vuole pazienza, tempo, impegno, ma alla fine ci riesci, malgrado le difficoltà. Cosa accade però in caso di segnale assente? Hai perso in partenza. Non puoi nemmeno iniziare la partita. L’indifferenza è il male peggiore.”
Perché, se affronti il romanzo con la consapevolezza di avere in casa un adolescente quattordicenne, in piena metamorfosi caratteriale per cui di umore regolarmente volubile, altalenante, lunatico come e più delle maree, schifato e con il NO perennemente in bocca e oltre non vado, leggere, dicevo, ti instilla tutta una serie di preoccupazioni che non volevi sentire, ma che ora come un tarlo ti rosicchiano da dentro.
“Tutti devono morire, ma non tutte le morti hanno uguale valore.”
A maggior ragione, poi, se avete avuto modo di seguire la diretta con François, Sabrina De Bastiani, Claudia Cocuzza e Fiorella Carta e che, eventualmente, comunque potete recuperare nel sito in differita, capirete che gli argomenti, scremata la parte di finzione puramente narrativa, sono spaventosamente reali.
Concreti.
Io sono tutto un pensiero vivente, magari ne avessi soltanto qualcuno.”
Devo dire che sono rimasta molto stupita dalla metamorfosi e dalla maturazione personale dei personaggi, a partire da Ansaldi che da solo è tutto dire, passando poi per i Ringo Boys ed Eugenie.
Su Alerami non mi pronuncio invece, poiché l’autore è già da molto a conoscenza delle mie idee, in privato, relative al fatto che la trovo indigesta e per nulla equilibrata.
“Avrebbe voluto dirgli che non si reputava forte, tutt’altro; dentro aveva un inferno senza fine, e a ogni modo non aveva mai scelto di esserlo, lo era diventato perché non aveva avuto altra scelta. E sul fatto di essere sensibile, temeva fosse più un difetto che una qualità in questo mondo.”
L’indagine non sarà uno scherzo, sempre che una delle scorse lo sia stata, ma qui, oltre agli aspetti emotivi e alle profonde riflessioni che l’autore costringe ad affrontare, in questa storia rischieranno di esplodere molti equilibri a seguito delle conseguenze di scelte, praticamente impossibili da prendere, senza lasciarsi strascichi alle spalle.
La scrittura di Morlupi mantiene toni a tratti carezzevoli e anche ironici per poi, virare a momenti più seri e drammatici però, sarà solo leggendo che capirete che in certi frangenti, non avrebbe potuto essere altrimenti.
“Ogni indagine correva di fianco a un baratro sconosciuto… lo sapeva alla perfezione. Faceva parte del gioco, l’importante era non caderci dentro né camminarci troppo vicino. Stavolta, anche lui avvertiva una sottile … Era la giornata ideale per aiutare qualcuno, sì, ma anche per tornare a casa sano e salvo.”
Le problematiche dovute all’assenza di dialogo fra figli e genitori, definito appunto “segnale assente” occuperà una buona parte della storia proprio per questo passaggio brusco fra un prima ricco di ricordi e un dopo fatto di SILENZI ASSORDANTI.
“Nella frazione di un istante, divennero due persone spezzate. Due persone a cui avevano rubato il passato, il presente e il futuro. Tutto ciò che avrebbero vissuto di felice sarebbe stato annientato da un’assenza. Erano diventati degli strumenti scordati per sempre.”
Una mancanza di comunicazione che spaventa, giustamente e, amplifica quel periodo spinoso che è l’adolescenza che Morlupi ha saputo restituire perfettamente.
“La gente è abituata a vedere persone che dormono nei mezzi e spesso a nessuno viene in mente di chiedersi se sono vive o no. Casi del genere avvengono in tutte le grandi città, anche all’estero. Non siamo i primi. Né gli ultimi, temo.”
Questa, ovviamente, sarà la spinta per tematiche ancora più forti che i cinque di Monteverde dovranno affrontare, assieme alla morte precoce di adolescenti, allo spaccio, alla violenza e ad una società indifferente, che spesso preferisce girarsi dall’altra parte, piuttosto che tendere una mano verso il prossimo.
Il finale del romanzo, che, come detto dall’autore, coincide con la chiusura di questo primo ciclo di romanzi sulla squadra, ci lascerà un po’ in sospeso, anche perché da dire, quei cinque ancora ne hanno in abbondanza e tanti nodi, sono rimasti in uno stallo continuo e avranno bisogno di aiuto per essere sbrogliati.
La squadra è maturata di pari passo alla penna dell’autore, che ha deciso di raccontare, con un’aura più gialla, meno thriller, ma non per questo più scontata e meno importante.
A questo punto, non posso che auspicare un ritorno dell’autore e dei suoi cinque.
“La notte abbracciò i Cinque di Monteverde. Cullò le loro speranze, le loro paure e la loro ricerca della felicità, consapevole che non tutti l’avrebbero raggiunta.
Forse addirittura nessuno; protagonisti inconsapevoli di una tragedia greca che evolvevano su un palco, guidati da un grande marionettista.
Ma i Cinque avrebbero fatto qualsiasi cosa per ottenerla, in un modo o nell’altro.”
Buona lettura!
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François Morlupi
(Roma, 1983), italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma. Con Salani ha pubblicato “Formule mortali” (2023), “Come delfini tra pescecani” (2021) e “Nel nero degli abissi” (2022), vincendo con entrambi il Premio Scerbanenco assegnato dai lettori, oltre a numerosi altri riconoscimenti. “Segnale assente” (Salani 2025) è il quinto volume della serie.