Settanta




Il poliziotto e la strage negata


Recensione di Agnese Manzo


 

Autore: Fabrizio Berruti

Editore: Round Robin

Genere: Narrativa d’inchiesta

Pagine: 220

Anno di pubblicazione: 2022

 

 

 

Sinossi. “Settanta” è un romanzo d’inchiesta basato su un fascicolo che in pochissimi conoscono: il rapporto Peri. Un documento che racconta «sequestri di persona, attentati, omicidi»: tutto fa parte di un’identica strategia intesa a determinare il caos. 5 maggio 1972. Un aereo con 115 persone a bordo finisce contro una montagna, mentre nella Sicilia degli anni Settanta va in scena un esperimento di strategia della tensione, tra omicidi eccellenti e rapimenti anomali, che vede il coinvolgimento di mafiosi, terroristi neri e politici. Giuseppe Peri, capo del commissariato di Alcamo, capisce che sta succedendo qualcosa di anomalo e indaga. Mette in fila fatti, circostanze, segue il denaro che scorre a fiumi come riscatto dei rapimenti, rintraccia le armi che hanno ucciso. E delinea uno scenario che impressiona per la modernità del metodo di indagine, che troveremo, successivamente, nel pool antimafia di Falcone e Borsellino. “Settanta” racconta quell’indagine solitaria, una storia oscura e volutamente nascosta.

 

Recensione

Di delirio in delirio, di strage in strage, questo romanzo-inchiesta ci accompagna lungo il calvario degli Anni Settanta, anni che l’Italia ha vissuto come quelli di una guerra civile anomala, non dichiarata.

Ogni guerra è destinata a finire, questa non fa eccezione.

Questa fase disgraziata della storia della Repubblica Italiana fatta di alleanze tra mafia e forze estremiste, attacchi violenti alle istituzioni compiuti allo scopo di seminare terrore, tentativi di spianare la strada al ritorno della dittatura, è finita. L’Italia, a differenza di Grecia e Spagna che in quegli stessi anni erano asservite a regimi totalitari, è rimasta sempre una democrazia, pur con tutti i suoi limiti.

Come ha fatto il nostro Paese a reggere alle continue bordate delle trame eversive?

Tra le tante cause, una parte importante è stata svolta da uomini e donne che hanno dato la vita per la legalità; oggi con i loro nomi sono battezzati piazze, scuole, istituzioni, affinché il loro ricordo non vada perduto.

Al fianco di queste persone, tuttavia, ha spesso lottato gente rimasta senza nome, i dimenticati della storia, italiani che hanno combattuto e perso la vita per difendere quella stessa causa, ma rimasti oscuri, di cui non si sa nulla.

Giuseppe Peri è uno di questi: dirigeva il Commissariato di Alcamo quando, nel 1972, un Dc8 dell’Alitalia si schianta sulla Montagna Longa, davanti all’aeroporto di Punta Raisi. È il primo capitolo della stagione del terrore e delle bombe, ma viene liquidato come un tragico incidente. Giuseppe è il primo a intuire che dietro c’è ben altro, e nonostante i tentativi di metterlo a tacere dedicherà gli anni che gli restano da vivere a cercare di ristabilire la verità e dare giustizia alle centoquindici vittime del disastro aereo.

In parallelo alle indagini di Giuseppe, ci vengono descritti pensieri e considerazioni dei terroristi e dei loro mandanti, certo frutto delle supposizioni dell’autore ma del tutto plausibili. Suscita infinita tristezza la meschinità delle loro motivazioni, la miseria umana che ne traspare, il desiderio del potere per il potere, la mancanza di umanità e di rispetto per il prossimo.

Gli anni passano, Giuseppe indaga e si isola sempre di più, è trattato da visionario ed è addirittura punito e demansionato per il suo tentativo di far trionfare la giustizia. Incapace di accettare una realtà che lo umilia,  continuerà tuttavia fino all’ultimo a inseguire il suo sogno. Dopo la sua morte, non sarà considerato tra le vittime della mafia, ma potrebbe essere annoverato tra di loro a pieno titolo.

Fabrizio Berruti ha avuto il merito, con questo romanzo, di averci fatto conoscere un eroe di cui nulla sapevamo, e che non ha ricevuto riconoscimenti postumi.

Questo libro è stato candidato al Premio Strega, ma il suo percorso si è interrotto prima di arrivare alla finale. Peccato, penso che sarebbe stato utile e bello dare maggiore visibilità a questo romanzo di narrativa di inchiesta, per vari motivi: far conoscere meglio ai giovani un periodo storico di cui in fondo si sa poco, ricordare ai nostalgici che quegli anni li hanno vissuti che non c’è poi molto da rimpiangere e, non ultimo, per dare onore ad un uomo, Giuseppe Peri, che ha messo l’amore per la giustizia e la verità prima della sua stessa vita.

 

 

 

 

Fabrizio Berruti


Classe 1963, è giornalista e regista. Ha collaborato con importanti programmi di informazione (Mixer, la Storia siamo noi). È stato caporedattore e autore, fino al 2006, dei programmi di approfondimento di SkyTg24, ed ha condotto un programma su RedTv dal titolo “In diretta dal passato” sui documenti della storia contemporanea. Fa parte della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Negli ultimi anni si è dedicato alla realizzazione di film documentari sulla storia contemporanea, in particolare sugli anni 70.

 

 

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