Sette metri quadri




I casi della Sezione Q.

Vol. 10


Sinossi. Sette metri quadri: sono le dimensioni della cella in cui Carl Mørck sta marcendo. È stato arrestato con l’accusa di traffico di droga e omicidio, due crimini che sarebbero legati a un caso irrisolto di quindici anni prima, noto come “il caso della pistola sparachiodi”. In quell’occasione un collega poliziotto fu ucciso e un altro rimase gravemente ferito. L’indagine portò alla nascita della Sezione Q, la squadra investigativa speciale della polizia di Copenaghen al lavoro sui cold cases. Porte serrate, cancelli sprangati, sferragliare di chiavi: Carl – fino a poco prima un uomo grande, forte e onesto – è rinchiuso nella prigione di Vestre e questa adesso è la sua realtà, il suo mondo è tutto dentro una gabbia. Carl è un testimone scomodo e qualcuno l’ha incastrato. Tra criminali che lui stesso ha mandato dietro le sbarre, truffatori e agenti corrotti, gli resta solo un’arma: la sua squadra. Ma come faranno Rose, Assad, Gordon e Mona a salvarlo, ora che qualcuno ha messo una taglia da un milione di corone sulla sua testa? Chi è stato, e perché?


Traduttore: Claudia Valeria Letizia, Eva Valvo

Autore: Jussi Adler-Olsen

Editore: Marsilio

Genere: Narrativa gialla

Pagine: 576

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Marina Toniolo


Può essere che questo giallo sia veramente l’ultimo della Sezione Q che abbiamo imparato ad amare?

I preamboli ci sono tutti. Dopo il caso di Sisle Park in cui Gordon è stato liberato Carl si trova ammanettato e condotto in carcere con accuse pesantissime: traffico di stupefacenti, ricettazione, forse omicidio. In attesa di capire se le accuse sono fondate, la sua vita è in costante pericolo: è stato un testimone scomodo, ma di cosa?

I fatti risalgono a molti anni prima, nel momento della sparatoria in cui Anker perse la vita, Hardy rimase paralizzato e Carl stesso sopravvisse per miracolo.

Che legame può esserci con la sua incarcerazione?

I personaggi che ho amato ritornano in questo libro adrenalinico e ironico di Adler-Olsen. Dietro le sbarre c’è un capo ispettore sui generis, geniale, problematico e molto legato alla sua squadra. Nel corso degli anni ha risolto con successo parecchi cold case e mandato dietro le sbarre un’infinità di persone. Le stesse che ora, spesso, attentano alla sua vita.

Ma in tutte le situazioni non esistono i buoni e i cattivi separati da una linea retta. Carl se ne rende conto: ogni luogo porta con sé molte sfumature e così tra i suoi amici poliziotti si può trovare la mela marcia e tra i carcerati può conoscere dei collaboratori.

Soprattutto non è solo, anche se sta in una cella di tre metri per due. Pur avendo il divieto assoluto di eseguire indagini per conto proprio la Sezione Q non sta certo ferma a guardare, ricevendo aiuto da tutti quelli che sono stati salvati proprio da loro.

Traduzione perfetta, stile incalzante senza mai essere sopra o sotto le righe rendono ‘Sette metri quadri’ la perfetta conclusione della serie. Approfonditi e commoventi sono i legami personali instaurati dai singoli personaggi che, pur essendo passato molto tempo, non hanno perso né lo smalto né il mordente anzi, acquistando una maturità e un coinvolgimento ancora maggiore.

Carl riflette molto nelle settimane di prigionia sugli scontri avuti negli anni come poliziotto. I confini tra colpa e innocenza, tra bene e male sono sbiaditi. Potrà trovare un equilibrio? O la soluzione ultima è uscire dal mondo che ha costruito la sua identità?

Se i casi della Sezione Q vi hanno intrigato nel corso degli anni, approfittatene per iniziare la serie tv presente su una piattaforma. Come i romanzi, ha il giusto ritmo per avvincere.

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Jussi Adler-Olsen


è un autore danese nato a Copenhagen nel 1950. Ultimo e unico maschio di 4 figli, è cresciuto a contatto con la malattia mentale perché il padre era medico interno di un ospedale psichiatrico. Giornalista, ha esordito nel 2007 con la serie della «Sezione Q», reparto speciale di Copenaghen per i casi irrisolti guidato da Carl Mørck, diventando uno degli autori danesi di gialli più venduti nel mondo, al vertice delle classifiche tedesche per più di tre anni consecutivi. I suoi libri, tradotti in più di 37 paesi, hanno conseguito importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il ‘Premio Harald Mogensen’, il ‘Deutscher Krimipreis’, il ‘Glass Key’ (il premio per la letteratura di genere più importante della Scandinavia) e il ‘Gyldne Laurbær’ (il più prestigioso riconoscimento letterario all’opera di un autore in Danimarca). In Italia Marsilio ha pubblicato, tra gli altri, ‘La donna in gabbia’ (2011), ‘Battuta di caccia’ (2012), ‘Il messaggio nella bottiglia’ (2013), ‘Paziente 64′ (2014), ‘L’effetto farfalla’ (2015), ‘La promessa’ (2016), ‘Selfie’ (2017), ‘Vittima numero 2117′ (2020), ‘Cloruro di sodio’ (2023).

A cura di Marina Toniolo 

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