NOIR DI TERRA, MARE E SILENZI
I romanzi di
MARCO LUGLI
C’è un angolo d’Italia che profuma di pietra calda, vento salmastro e segreti taciuti. È il Salento, dove si muove, tra delitti, silenzi e ombre, il commissario Luigi Gelsomino, protagonista della fortunata serie di romanzi firmata da Marco Lugli.
Gelsomino non è il solito investigatore tutto intuito e metodo: è un uomo che osserva, ascolta, inciampa. Che si interroga, che sbaglia. E proprio per questo è credibile. I suoi casi non sono ‘solo’ gialli da risolvere, ma viaggi dentro il paesaggio umano. Perché le storie di Lugli si leggono come indagini sul male, sì, ma anche sulla colpa, la memoria, la verità che spesso non consola.

Fin dal primo romanzo, “Nel tuo sangue”, Marco Lugli ci catapulta in un Sud che non ha nulla di stereotipato. Il Salento qui non è il paesaggio da spot turistico: è un personaggio vero. È terra gravida di misteri, superstizioni, riti antichi e connivenze moderne. È lo scenario perfetto per crimini che parlano di comunità chiuse, di legami familiari spezzati, di ferite aperte che nessuno ha il coraggio di nominare.
Gelsomino è un commissario con pochi vezzi e molti dubbi. Non ama apparire, non rincorre la scena. Le sue armi sono l’attenzione, l’intuizione, la pazienza. Sa che spesso la verità è scomoda, e che non sempre portarla a galla cambia davvero le cose. Ma ci prova lo stesso, con ostinazione e malinconia.
Nei romanzi seguenti, “Ego me absolvo”, “La madre”, “Le sepolture”, “È solo il mio nome”, “Come la neve nessun rumore” e il fresco di uscita “Martiri delle sabbie”, del quale a breve troverete la recensione completa, la figura di Gelsomino si arricchisce, si sfuma, si mette alla prova.
Lo vediamo confrontarsi con casi sempre più complessi: morti rituali, fanatismi, tragedie familiari.
Fino ad approdare alle Dolomiti, in un’indagine fuori dal suo territorio, ma non fuori da sé. Perché ovunque vada, Gelsomino resta fedele a ciò che è: un uomo che cerca.
Lugli scrive con ritmo visivo, quasi cinematografico. Le descrizioni sono vivide. I dialoghi tagliano, scavano, svelano. E poi ci sono i silenzi,pieni, sospesi, che dicono più di mille parole.
I suoi romanzi non offrono soluzioni facili. Non danno risposte rassicuranti. Ma restano addosso.
Dentro.
Con la serie del commissario Gelsomino, Marco Lugli ha creato qualcosa di particolare nel panorama del giallo italiano: un ciclo di romanzi in cui l’indagine è sempre anche un’occasione per riflettere su ciò che siamo, su ciò che fingiamo di non vedere.
Ogni libro si legge con il fiato corto e il pensiero lungo. Perché dietro ogni delitto c’è sempre una domanda più grande, che non riguarda solo chi ha ucciso, ma chi siamo diventati.
A cura di
Sabrina De Bastiani