Strano, molto strano




‎ Cristina Rava


Sinossi. Tra paesaggi mozzafiato, prelibatezze liguri, gatti impertinenti, personaggi ambigui e colpi di scena, con Strano, molto strano Cristina Rava porta al debutto una nuova indimenticabile protagonista del crime italiano. Le erte colline sul mare della Liguria. Il profumo di timo e rosmarino mescolati alla salsedine e a una luce abbacinante. Quale miglior posto dove cercare un nuovo inizio? Questo pensa Emma Belgrado, poliziotta in congedo temporaneo, segnata da una perdita insanabile. Così lascia la sua Trieste e si rifugia nell’agriturismo del giovane nipote Marco per rimettere insieme i cocci della propria esistenza. Ma quando Michelangelo Merisi – un agente immobiliare marchiato a vita dal nome di Caravaggio – è ritrovato morto con un sacchetto sulla testa, Emma viene coinvolta suo malgrado in un’indagine che scoperchia rancori e verità taciute. Con l’aiuto di alleati inaspettati – cameriere ficcanaso, l’intraprendente nipote e carabinieri sui generis – Emma dovrà affrontare non solo le ombre di ben due delitti, ma anche i fantasmi del proprio passato.


Autore: Cristina Rava

Editore: Rizzoli

Collana: Nero Rizzoli

Anno edizione: 2026

Pagine: 384 p., Brossura

 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


«Non ha una coscienza solida, non in senso etico, quello è ovvio che non l’abbia, ma è sprovvisto proprio della consapevolezza di sé e del mondo circostante. (…) … ne nascono in tutte le epoche: sono gli eterni rappresentanti della barbarie.»

C’è una domanda che aleggia silenziosa e permane tra le pagine di Strano, molto strano di Cristina Rava.

Una domanda che ci si porta via come un sassolino in tasca.

Fino a dove si spinge la nostra capacità di salvarci?

Rava non offre risposte consolatorie, ma suggerisce con la consueta lucidità che «dobbiamo salvarci da soli, e talora non bastiamo».

È da questa consapevolezza che prende forma Emma, nuova figura della galleria di personaggi forti e memorabili che Cristina Rava ha costruito nel corso degli anni. Una donna segnata dalle perdite, dalle appartenenze multiple e dai conflitti della memoria, ma proprio per questo viva, credibile e profondamente coinvolgente.

Emma Belgrado è una protagonista che si porta la storia cucita addosso come una seconda pelle. Anzi, come più pelli sovrapposte, appartenenti a epoche, popoli e geografie diverse. Impastate con il peso del passato, la fatica del ricordo e il bisogno di trovare una nuova definizione di sé.

«A Emma, che aveva amato la sua terra ibrida d’imperi e impregnata di sangue, che aveva perso la madre, che aveva avuto un padre scadente, capita di reinventare l’essenza della propria storia, ma è come se quella narrazione si fosse usurata.»

Un cognome, il suo, che racchiude una storia ebraica, serba e asburgica, un intreccio di identità che non si lascia confinare entro una sola appartenenza. Rava dimostra ancora una volta la capacità di costruire personaggi che diventano paesaggi interiori: Emma è Trieste, è la Mitteleuropa, è quella terra di confine che continua a vivere dentro chi l’ha lasciata.

E infatti, da lì, Emma Belgrado è fuggita.

«Era andata a cercare pace in una terra straniera oltre i confini del mondo, proiettata verso Gibilterra invece che verso il Bosforo, proprio per girare le spalle, almeno per un po’, a quell’Oriente ingombrante.»

Una fuga geografica che è anche un tentativo di prendere distanza da ciò che è stato. Ma il passato, lo si impara sulla pelle, non smette facilmente di reclamare il proprio spazio.

«Perché il nostro cervello è uno strano compagno di viaggio. Certe volte accomoda i ricordi per aiutarci a stare meglio, altre li peggiora per morderci con il senso di colpa. Ma capita che lavori con giudizio e faccia risalire alla memoria dettagli utili che avevamo dimenticato.»

Questo rapporto ambiguo con il passato attraversa tutto il romanzo, riaffiorando nei momenti più inattesi e modificando continuamente la percezione che i personaggi, tutti ottimamente definiti,  hanno di se stessi. E che il lettore ha di loro.

Perché Strano, molto strano ha, tra le sue molte qualità, quella di essere un eccellente giallo.

«Si vede che fare la sbirra è nel mio karma e mi diverto così. Non sarei riuscita a reprimere la curiosità con un caso interessante come questo. Amo la natura, certo, ma sono anche attratta dalla natura umana.»

E così è per Rava, che restituisce attraverso la sua scrittura una costante curiosità per gli esseri umani. Per le fragilità, le contraddizioni, le menzogne e le improvvise illuminazioni.

Sullo sfondo, ma mai davvero sullo sfondo, c’è la Liguria.

«Intanto c’è il mare, e poi sì, è vero, i liguri bevono meno, ridono meno, sono meno espansivi, ma sono anche loro terricoli con i piedi tra le onde.»

Poche righe che evocano il pieno  carattere di una terra senza indulgere negli stereotipi, con ironia e un certo affetto.

Eppure il cuore emotivo del romanzo resta Trieste.

Quando Emma ne parla, la scrittura assume una qualità quasi evocativa. Non descrive soltanto.

Convoca.

Tornano le voci delle donne al mercato, il vento, i palazzi asburgici, gli anziani che passeggiano sulla Barcola. Tornano soprattutto i fantasmi illustri di una città che continua a dialogare con il proprio passato.

(…) Italo Svevo, patriarca della letteratura triestina; James Joyce, che confessava che la sua anima era rimasta lì; Franco Basaglia, che restituì dignità alla malattia mentale; e Margherita Hack, che insegnò a guardare il cielo con meraviglia.

Sono pagine da leggere lentamente, da assaporare senza fretta, perché raccontano molto più di un luogo. Restituiscono un’atmosfera, una memoria condivisa, una visione del mondo.

«Dai le spalle a piazza Unità, bianca e immensa come un quadro di De Chirico, con le punte dei piedi a un passo dall’acqua, e contempla l’infinito. E l’infinito entrerà dentro di te.»

Un discorso a parte lo merita davvero la scrittura di Cristina Rava.

La sua prosa ha struttura robusta e precisione narrativa, ma non rinuncia mai al piacere del racconto. Sa essere colta senza ostentazione, intensa senza retorica. E soprattutto possiede una qualità non comune nella narrativa di genere. Un umorismo autentico, intelligente, spesso irresistibile. Non un semplice alleggerimento della tensione narrativa, ma uno strumento per raccontare meglio l’essere umano, attraverso personaggi che si osservano con disincanto, si prendono in giro, smontano situazioni drammatiche con battute improvvise, spesso capaci di rivelare verità profonde.

Rava conosce il valore letterario dell’ironia, ma non per questo evita le zone d’ombra. Sa che «la vita seleziona: non ci si rialza se prima non si è caduti», e sa anche che esistono individui incapaci persino di comprendere la propria caduta.

Da qui nasce quella riflessione severa sulla barbarie contemporanea, qui citata in apertura,  e che continua a risuonare ben oltre l’ultima pagina, così come la sensazione di aver attraversato, in qualche modo, insieme ai personaggi, «tutte le gradazioni amare del dolore».

Eppure, nel percorso di Emma, qualcosa si muove verso la luce.

Non una felicità facile, né una consolazione artificiale. Piuttosto il coraggio di raccontarsi, di essere sinceri, di raccogliere quel germoglio che il destino ha messo sul cammino. Un gesto semplice e difficile insieme, che forse rappresenta la più autentica forma di speranza.

Un giallo colto e intrigante, una storia avvincente e uno spaccato delle infinite contraddizioni dell’animo umano, nel quale Rava conferma ancora una volta la sua capacità di raccontare ciò che siamo, ciò che scegliamo di ricordare e ciò che, nonostante tutto, continuiamo a sperare di diventare.

E forse, allora, il titolo contiene già tutta la sua filosofia. La vita è davvero strana, molto strana. Lo sono i ricordi, gli amori perduti, le città che ci abitano, le verità che emergono quando meno ce lo aspettiamo.

Tutto questo Cristina Rava lo racconta con una scrittura graffiante, brillante e precisa. Con l’eleganza di una voce narrativa che non vuole offrire risposte definitive, ma continua, con intelligenza, a porre le domande giuste.

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Cristina Rava


è autrice della serie del commissario Rebaudengo e del medico legale Ardelia Spinola. Per Nero Rizzoli ha pubblicato Di punto in bianco (2019), I segreti del professore(2020), Il pozzo della discordia(2021), Il Tessitore (2022), Il sale sulla ferita (2023), tutti disponibili in Bur, e Dalla parte del ragno (2024), Degna sepoltura (2025).