Tennis partner




Abraham Verghese


Sinossi. Il medico si è vestito elegante per il primo giorno del suo nuovo lavoro a El Paso, Texas. Una vita nuova lo aspetta in quella città tagliata in due dalla montagna, dove si è appena trasferito con la moglie e i figli ancora piccoli. In ospedale conoscerà i suoi specializzandi, sguardi ansiosi, camici candidi, stetoscopi scintillanti. Futuri medici a cui insegnare il fondamentale rito della rilevazione del polso, il mistero complesso della diagnosi, l’infinita responsabilità della cura. Ma in questo nuovo inizio, il dottor Abraham Verghese ripone la speranza di salvare il suo matrimonio, la speranza che le parole dette e le cose accadute possano essere dimenticate. David Smith ha tante cose da dimenticare, una carriera da tennista abbandonata, una tossicodipendenza annosa punteggiata di dure riabilitazioni e ricadute rovinose, gli studi di medicina da sorvegliato speciale. Una partita di tennis diventa il primo atto di un rituale che coinvolge lo studente e il suo insegnante, con i ruoli che si invertono come in un gioco di specchi. In campo, Abraham guarda a David con ammirazione e stupore, in corsia David ascolta Abraham con rispetto e devozione. Dalla passione per il tennis che li ha avvicinati, nasce un legame cauto ma profondo, in cui due uomini soli liberano le paure, espongono le ferite, trovano sostegno l’uno nell’altro. Ma come due bambini costruiscono un castello di sabbia ignari della marea che arriverà, quando la bestia crudele si risveglia dal suo sonno, tutto ciò in cui Abraham ha creduto e per cui ha lottato rischia di finire travolto. In queste pagine di tennis e di vita, l’autore de Il patto dell’acqua racconta, con la sobrietà e il nitore di sempre, i fallimenti, le speranze, le rinascite. L’eterna battaglia dell’uomo contro la solitudine.


Traduttore: Luigi Maria Sponzilli

Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 416

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Marina Toniolo


‘Erano proprio le qualità che avevano permesso loro di diventare medici – determinazione, scrupolosità, controllo delle emozioni, capacità di rimandare le gratificazioni e di immaginare il proprio futuro – a predisporli all’uso di droghe’.

In questo lucido e struggente romanzo Verghese fa un passo a due con quello che è stato il suo allievo più brillante, il suo partner di tennis e amico profondo trovato nel momento del suo trasferimento a El Paso e alla successiva separazione dalla moglie.

Un’amicizia tra anime affini I cui movimenti sono calibrati sia tra le corsie dell’ospedale universitario che nei campi di tennis: proprio in questi ultimi, quando hanno esaurito la forza fisica e osservano, seduti su una panchina, le luci inebrianti di El Paso e di Juarez, si aprono timidamente alle confidenze.

Abraham Verghese ha mantenuto nel tempo la sua etica e morale, pur avendo provato diverse sostanze stupefacenti. La medicina e lo sport sono i capisaldi a cui si aggrappa. David, al contrario, cerca di trovare nella medicina e nel  suo mentore la forza di sopravvivere dopo il termine di una piccola carriera agonistica e con una gravissima dipendenza dalla cocaina. Lui non ha via d’uscita.

Solo verso la fine del libro mi sono chiesta il perché di questo scritto. Prima ero affascinata dalle competenze sportive e dalla passione di Verghese che, con prosa limpida, non esita a mettere e a mettersi a nudo di fronte ai problemi che nascono per chi lavora in ospedale.

‘Mi sembrava di conoscere quel giovane aussie sorridente da tempo…dall’infanzia. Quasi che tutte le amicizie infantiliavessero una base comune, in Africa come in Australia. Vedevo in lui qualcosa dei miei veri amici d’infanzia. Forse è così che si formano le amicizie fra adulti, riconoscendo e rintracciando gli archetipi di chi ci dava conforto e gioia in gioventù’.

Poi ho avuto l’illuminazione e ho cominciato a pensare: perché? Come?

“Tennis partner “ parla della perdita del miglior amico, degli sforzi inutili che spesso accompagnano chi non vuole essere salvato dalle dipendenze; dei limiti della medicina di fronte alla sofferenza mentale e alla profonda vergogna che accompagna David di fronte all’amore e all’amicizia in contrapposizione all’imbruttimento.

Non credo sia stato semplice mettere nero su bianco tali profondi sentimenti di amicizia tra due uomini ma credo anche che sia stato necessario dare un riconoscimento all’uomo David, con tutte le sue idiosincrasie, prima che al tossicodipendente.

Consigliato?

Sì, è un romanzo che accompagna tutti coloro che hanno perduto il miglior amico, dando forma a sentimenti spesso inespressi.

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Abraham Verghese


Addis Abeba 1955, è fisico e autore. Dopo il diploma allo Iowa Writers’ Workshop, nel 1994, ha scritto ‘My Own Country’, finalista al NBC Award, e ‘The Tennis Partner’, un New York Times Notable Book.Verghese ha ricevuto la National Humanities Medal, cinque lauree honoris causa ed è membro della National Academy of Medicine e dell’American Academy of Arts & Sciences. Tra i suoi libri, pubblicati in Italia da Neri Pozza, ‘Il patto dell’acqua’ (2023) e ‘La porta delle lacrime’ (2024).

A cura di Marina Toniolo 

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