Trattato della delinquenza




‎ Roberto Arlt


Sinossi. Con il titolo pretenzioso e suggestivo di ‘Trattato della delinquenza’, Roberto Arlt riunì una ventina delle sue celebri aguafuertes, tra le oltre mille, che aveva precedentemente pubblicato sul quotidiano di Buenos Aires ‘El Mundo’, così chiamate per la precisione chirurgica che rimanda alle omonime stampe tanto in voga nel XVII secolo. Si tratta di brevi scritti giornalistici consistenti in fugaci ritratti di vita quotidiana su varie tematiche: veloci pennellate di realtà, un inventario di stupori sui delinquenti e i furfanti che lo scrittore ha incontrato nella Buenos Aires del suo tempo. Il fulcro del libro è la criminalità urbana nelle sue diverse forme, che serve da pretesto all’autore per esercitaree la sua prosa tagliente, la sua ironia e la sua critica sociale.


Autore: Roberto Arlt

Traduzione: Carlo Alberto Montalto

Editore: Bibliotheka Edizioni

Genere: Raccolte giornalistiche

Pagine: 146

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marina Toniolo


Come spiega Carlo Alberto Montalto nella Nota del traduttore, un’acquaforte è una tecnica incisoria il cui segno nasce dall’erosione.

Roberto Arlt, con una tecnica scrittoria eccezionale, graffia la superficie della sua città in un atto di amore sublime e di critica sociale spietata. ‘Trattato della delinquenza’ ha 22 acqueforti sui temi più disparati ma con un filo conduttore: la vita nei quartieri poveri dove i malviventi hanno il loro territorio.

Dal povero contadino che cerca fortuna in città e viene subito messo in gattabuia, alla storia economica della Mazzetta, atto universale di corruzione, passando per le piccole gioie dei rioni dove è succulento spettegolare sulla moglie ammazzata dal marito, perché se l’è cercata, fino alla storia degli imbroglioni e dei bari, Arlt suscita una risata spontanea per l’immediatezza delle immagini evocate e fa riflettere su queste storie così uguali in ogni parte del Mondo, ora come negli anni Venti.

Nulla sembra cambiato, l’indole e l’animo umano rimangono sempre gli stessi.

E’ il luogo che crea delinquenza alla fin fine?

La mancanza di prospettive?

Per l’autore non ha importanza: lui ascolta e non giudica, esamina e scrive il suo pezzo giornalistico sperando che il grido di indignazione venga ascoltato anche da chi ha il potere per cambiare lo stato dei fatti.

Non posso non commuovermi leggendo le ultime acqueforti dedicate ai carceri minorili in cui Roberto Arlt passa del tempo conversando con i giovani detenuti, sconvolgendosi per l’uso di affiancare bambini con reati irrisori a fianco ad adolescenti già con l’animo corrotto. Purtroppo è ben consapevole di non avere alcun potere:

‘…anche noi giornalisti, che affrontiamo problemi simili, abbiamo l’intima convinzione che ogni campagna contro queste istituzioni sia perfettamente inutile. Per due o tre giorni la gente commenta le anomalie rilevate dai giornali, poi se ne scorda. Non si fa niente per i minori. E il terribile problema rimarrà in sospeso fin quando non arriverà qualcun altro a scrivere altri articoli simili…tanto poi la gente se ne scorderà di nuovo’.

La traduzionedi Montalto è precisa: stilisticamente questo piccolo breviario è un’opera d’arte di giornalismo.

Da leggere e rileggere.

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Roberto Arlt


scrittore, drammaturgo e giornalista (Buenos Aires 1900-1942), è considerato il padre della letteratura argentina contemporanea e il promotore della narrativa in castigliano rioplatense, con una grammatica diversa (soprattutto per quanto concerne i verbi) rispetto a quella del castigliano standard. Le edizioni Sur hanno pubblicato negli ultimi anni i suoi due romanzi più famosi, ‘I sette pazzi’ e ‘I lanciafiamme’ e alcune raccolte di racconti.