per l’Angelo rosso
Le indagini di Franck Sharko
Sinossi. Il commissario Franck Sharko è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: la moglie Suzanne è scomparsa. Una sera non è tornata a casa, e da allora non ha più avuto sue notizie. Sono trascorsi sei mesi. Non un segno di vita, non una richiesta di riscatto. Ogni tentativo di ritrovarla si è rivelato infruttuoso. Dopo un lungo congedo, per Sharko è ora di tornare al lavoro e il suo primo incarico riguarda un omicidio avvenuto in un paesino non lontano da Parigi. In una casa isolata è stato rinvenuto il cadavere di una donna sospeso a mezz’aria con un sistema di corde e ganci, mutilato e ricomposto in una posa innaturale. La scena del crimine è stranamente pulita e gli unici microscopici indizi conducono in Bretagna, dove il commissario scoprirà un sordido sottobosco di depravazione. Con l’aiuto della carismatica psicocriminologa Williams, del genio dell’informatica Serpetti e della vicina di casa Dudù Camelia, un’anziana guyanese con il misterioso dono delle visioni, Sharko cercherà di stanare il machiavellico assassino, uno spirito vendicatore che sembra voler ricostruire l’inferno in Terra. E mentre l’indagine si fa sempre più intricata e pericolosa, un dubbio assillante tormenta il commissario: riuscirà mai a ritrovare Suzanne?
In una nuova traduzione e con una lettera inedita dell’autore ai lettori italiani, torna in libreria il folgorante romanzo d’esordio di Franck Thilliez: un thriller dalle atmosfere nerissime e dal ritmo incalzante, in cui l’assassino e il poliziotto si inseguono in una macabra spirale di morte e violenza.
Autore: Franck Thilliez
Traduzione: Daniela De Lorenzo
Editore: Fazi editore
Genere: Thriller
Pagine: 394
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Marco Lambertini
Treno infernale per l’angelo rosso di Franck Thilliez è un viaggio cupo e perverso nel cuore del male, ma allo stesso tempo un meccanismo investigativo di precisione quasi perfetta, costruito come un orologio i cui ingranaggi scattano uno dopo l’altro senza mai incepparsi. L’indagine procede con rigore e tensione crescente, mentre il lettore viene trascinato in una spirale di violenza, ossessione e disagio psicologico che non concede tregua.
A rendere il romanzo potente e adrenalinico è soprattutto la scelta narrativa dell’autore di raccontare la storia in prima persona affidandosi alla voce del commissario Franck Sharko. I suoi pensieri, le sue intenzioni e le sue pulsioni emergono senza filtri, rendendo la lettura estremamente scorrevole e immersiva.
L’oscurità non è solo nell’indagine, ma nella mente stessa di chi la conduce, e questo amplifica in modo impressionante la percezione della malvagità che pervade l’intero romanzo.
“Per combattere la routine, tirarmi via dal territorio piatto che accompagna le nostre vite fino alla morte, senza mai un dosso, un avvallamento. È vero, mi piace dare la caccia ai criminali, fiutarne il sangue, l’odore. O meglio, piace a una parte di me, che è senz’altro la peggiore, ma anche la più forte, quella che prende il sopravvento, come un gemello dominante nel ventre materno…”
Queste parole sono la chiave del personaggio: Sharko è un mastino perché accetta di convivere con la propria parte più oscura, perché sa che solo attingendo a quella zona d’ombra può riconoscere e inseguire il male altrui. La caccia non è solo il suo lavoro, ma una necessità vitale, una forma di sopravvivenza.
Accanto a questa ferocia interiore, Thilliez inserisce però un contrappunto intimo e struggente: l’unico rifugio che Sharko ha per non perdere del tutto il senno. La scomparsa della moglie, evento che apprendiamo fin dalle prime pagine e che diventa un filo doloroso che attraversa l’intera narrazione, lo spinge costantemente sull’orlo del baratro. È in questo contesto che si colloca uno dei passaggi più umani e rivelatori del romanzo:
«Ritiratomi in camera, affrontai lo sguardo implorante di Poupette e finii per metterla in moto. Sputacchiò timidamente un po’ di vapore, poi un fischio ed eccola lì bella pimpante e pronta a partire. L’odore che sprigionò fu come un’aurora di liberazione che portava con sé un flusso di pensieri piacevoli e inaspettati, come il giorno prima. Mi sdraiai sul letto, mani dietro la testa, sommerso dai bei ricordi di mia moglie…».
Le costruzioni di vecchi trenini a rotaie, e in particolare Poupette, la locomotiva regalatagli da Franck Serpetti, esperto di informatica e che per questo collabora informalmente con lui e la polizia, rappresentano l’unico spazio di tregua per Sharko: un rituale quasi infantile, malinconico, che gli consente di sospendere per un istante l’orrore dell’indagine e il dolore della perdita. È proprio questo contrasto tra brutalità e tenerezza a rendere il personaggio così tragico e autentico.
Treno infernale per l’angelo rosso è il primo romanzo di Franck Thilliez, pubblicato in Italia nel 2009 col titolo di “La Macchia del peccato” e oggi riproposto da Fazi, in una riscoperta editoriale quanto mai significativa. Alla luce della produzione successiva dell’autore, il libro può essere letto anche come un ideale seguito di 1991, romanzo che racconta le primissime indagini di Sharko come giovane ispettore: un ponte narrativo e psicologico che arricchisce ulteriormente la figura del personaggio e ne rafforza la coerenza evolutiva.
Personalmente avevo già letto questo romanzo alla sua prima uscita, e la rilettura si è rivelata sorprendentemente piacevole. Anzi, col senno di poi, questa seconda lettura dona ancora più forza al libro: tutta la cifra narrativa di Thilliez è già presente, riconoscibile, anche se in alcuni passaggi ancora acerba. È proprio questa “imperfezione” iniziale a rendere il romanzo affascinante, perché permette di osservare la nascita di uno stile e di un personaggio destinati a diventare iconici.
In definitiva, Treno infernale per l’angelo rosso funziona su due livelli indissolubili: da un lato un’indagine costruita con la precisione di un ingranaggio, dall’altro una discesa nei territori più oscuri della mente umana. Franck Sharko, con le sue ossessioni, i suoi demoni e i suoi fragili appigli alla memoria, è il vero motore del romanzo. Un thriller duro, disturbante e magnetico, che oggi, a distanza di anni, dimostra di aver retto perfettamente la prova del tempo.
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Franck Thilliez
Nato ad Annecy, è un ingegnere informatico. Giallista di grandissimo successo, i suoi libri hanno venduto un totale di dieci milioni di copie e nel 2024, in Francia, è stato l’autore di thriller più venduto nonché il sesto autore più venduto in assoluto. Attualmente vive tra Pas-de-Calais, Antille e Guyana. Oltre a Treno infernale per l’Angelo rosso, Fazi Editore ha pubblicato Il manoscritto, Il sogno, C’era due volte, Puzzle, Labirinti, Vertigine, Norferville, Trilogia di Caleb Traskman, 1991 e il quaderno di enigmi Sulla scena del crimine con Franck Thilliez.