Virginia Evans
Sinossi. Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa che le regala splendide fioriture primaverili e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un’avvocatessa stimata, una moglie e una madre, ma ora predilige un’attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato all’età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell’era digitale, nemmeno ora che la vista vacilla. Scrivere missive è una meravigliosa attività umana, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dalle amiche al vicino signor Lübeck, al gentile assistente di un’agenzia che si occupa di test del dna. E poi tiene la corrispondenza con scrittrici e scrittori, con cui condivide il proprio giudizio sui loro romanzi e certe visioni della vita. E con Harry, un giovane con difficoltà a integrarsi. Quando si scrive, sostiene, bisogna andare piano; perché “la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota”. Tra i chiaroscuri della vita di una donna che si avvicina alla vecchiaia, c’è anche un destinatario non identificabile a cui Sybil confessa il suo dolore più grande, senza però inviare alcuna lettera. E solo quando questa sofferenza implacabile, un mistero che sembra inafferrabile, troverà la sua piena voce sul foglio, Sybil potrà finalmente cercare, di nuovo, il suo posto nel mondo. Tutte le mattine di Sybil è un romanzo irresistibile che trascina il lettore in un universo ricchissimo di sfumature, sentimenti mai rivelati, e testimonia un amore incrollabile per la vita.
Autore: Virginia Evans
Traduttore: Giuseppina Oneto
Editore: Rizzoli
Collana: Scala stranieri
Anno edizione: 2026
Pagine: 372 p., Brossura
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
𝙃𝙖 𝙙𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙞 𝙨𝙖𝙧𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙖𝙡𝙩𝙧𝙞 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙞 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙚𝙧𝙞𝙚 𝙇𝙚 𝙘𝙧𝙤𝙣𝙖𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙞 𝙉𝙖𝙧𝙣𝙞𝙖 𝙚 𝙢𝙞 𝙝𝙖 𝙙𝙖𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙝𝙚 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤 𝙨𝙪 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙪𝙘𝙘𝙚𝙙𝙚𝙧à! 𝙈𝙞 𝙝𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙡𝙚𝙜𝙜𝙚𝙧𝙚 𝙞 𝙫𝙤𝙡𝙪𝙢𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙎𝙞𝙜𝙣𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙣𝙚𝙡𝙡𝙞, 𝙪𝙨𝙘𝙞𝙩𝙞 l’anno 𝙨𝙘𝙤𝙧𝙨𝙤 𝙚 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙖 𝙪𝙣 𝙨𝙪𝙤 𝙖𝙢𝙞𝙘𝙤, 𝙘𝙤𝙨ì 𝙝𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙧𝙖𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙤 𝙚 𝙡’𝙝𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙞𝙣𝙘𝙞𝙖𝙩𝙤 𝙞𝙚𝙧𝙞 𝙨𝙚𝙧𝙖. 𝙁𝙞𝙣𝙤𝙧𝙖 è 𝙨𝙩𝙧𝙖𝙤𝙧𝙙𝙞𝙣𝙖𝙧𝙞𝙤, 𝙢𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙥𝙞ù 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙞 𝙙𝙞 𝙇𝙚𝙬𝙞𝙨. 𝙇𝙖 𝙡𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙢𝙞 𝙝𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙙𝙞𝙩𝙤 𝙚𝙧𝙖 𝙨𝙩𝙪𝙥𝙚𝙣𝙙𝙖. 𝙀 gentilissimo 𝙚 𝙨𝙚𝙢𝙗𝙧𝙖 𝙦𝙪𝙖𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙨𝙚𝙣𝙩𝙞𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙫𝙤𝙘𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙧𝙤𝙢𝙖𝙣𝙯𝙞 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙫𝙤𝙘𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙘𝙪𝙞 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙫𝙚 𝙡𝙚 𝙡𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚. 𝙊𝙧𝙖 𝙨𝙩𝙤 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙧𝙞𝙨𝙥𝙤𝙨𝙩𝙖.
𝙏𝙪 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙡𝙚𝙜𝙜𝙞? 𝙈𝙞 𝙢𝙖𝙣𝙘𝙝𝙞. 𝙎𝙘𝙧𝙞𝙫𝙞𝙢𝙞,
𝙎𝙮𝙗𝙞𝙡
Cara Sybil,
ti scrivo perché mi riesce impossibile parlare di te in qualsiasi altra forma.
Non perché una recensione tradizionale non basti, ma perché, pagina dopo pagina, mi sono scoperta non solo a leggere, ma a percorrere il ponte che hai costruito con le tue lettere. Hai scelto la corrispondenza come casa, rifugio e modo di raggiungere gli altri, e così, mi hai raggiunta.
Quando ti ho incontrata, eri già immersa nelle tue mattine, nel tuo giardino, nelle tue abitudini pazienti. Sembravi appartenere a tutti gli effetti a quella schiera sempre più rara di persone che riconoscono il valore delle cose lente. Un fiore che sboccia senza fretta, un pensiero lasciato maturare, una lettera scritta a mano.
Non è una novità dire che, volenti o nolenti, viviamo in un tempo che misura tutto in velocità, eppure tu mi hai ricordato che le parole hanno bisogno di posarsi. Che i sentimenti non possono essere digitati in fretta su uno schermo. Che scrivere non significa soltanto comunicare, ma prima ancora ascoltarsi.
Confesso che all’inizio ti osservavo da lontano, con la curiosità con la quale si osservano certe persone riservate che sembrano custodire un segreto. Poi, lettera dopo lettera, ho iniziato a capire che il mistero non era nel tuo nascondere qualcosa, ma in ciò che, ancora, non riuscivi a dire. E che la vera bellezza era nel tuo continuare a provarci.
Tra molte, una frase che ho sottolineato e porto con me è questa, «Le persone sono solo persone, famose o meno che siano».
Mi sembra che dentro queste parole si nasconda una parte importante della tua visione del mondo. Perché nelle tue lettere non esistono gerarchie. Non esistono persone troppo importanti per non poter far loro una domanda o troppo insignificanti per meritare una risposta.
Esistono soltanto esseri umani che cercano un modo non per connettersi, ma per ricongiungersi.
Forse è per questo che le tue lettere, anche quando parlano di te, di quello che hai amato, di ciò che hai perduto, di quel dolore ostinato che hai custodito così a lungo da trasformarlo quasi in una stanza della tua casa, sono attente e rivolte agli altri, all’altro, al mondo esterno e restituiscono al mondo esterno, all’altro, agli altri, una riflessione sulla memoria, sul dolore, sull’anzianità e sulla possibilità, mai del tutto perduta, di trovare un posto nel mondo anche quando si pensa di aver già vissuto tutto ciò che c’era da vivere.
Mi hai mostrato come non esista età per ricominciare a guardarsi dentro. Che il coraggio non è sempre fragoroso, può anche avere le sembianze di una donna di settantatré anni che prende carta e penna e continua a scrivere.
Ho chiuso il libro con la sensazione fortissima di aver ricevuto una corrispondenza personale. Come se alcune delle tue lettere, per errore o per destino, fossero arrivate anche a me.
Per questo non ti restituisco un giudizio, che sarebbe in ogni caso un giudizio entusiasta, ma un ringraziamento.
Grazie per avermi ricordato, con garbo, con ironia, con tenerezza, con rigore, con FERMEZZA, che le parole possono davvero essere un luogo in cui mettere radici.
Con affetto e gratitudine,
una lettrice che, dopo averti conosciuta, ha avuto voglia di scrivere una lettera in più e un messaggio in meno.
𝙎𝙘𝙧𝙞𝙫𝙤 𝙖 𝙘𝙝𝙞𝙪𝙣𝙦𝙪𝙚 𝙢𝙞 𝙘𝙤𝙡𝙥𝙞𝙨𝙘𝙖. 𝘼𝙢𝙞𝙘𝙞, 𝙙𝙚𝙥𝙪𝙩𝙖𝙩𝙞, 𝙧𝙚𝙙𝙖𝙩𝙩𝙤𝙧𝙞, 𝙞𝙣𝙨𝙚𝙜𝙣𝙖𝙣𝙩𝙞, 𝙙𝙞𝙥𝙡𝙤𝙢𝙖𝙩𝙞𝙘𝙞, 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙤𝙧𝙞. 𝙂𝙡𝙞 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙤𝙧𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙞 𝙢𝙞𝙚𝙞 𝙥𝙧𝙚𝙛𝙚𝙧𝙞𝙩𝙞. 𝙊𝙧𝙖, 𝙤𝙫𝙫𝙞𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚, è 𝙥iù 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝é 𝙘𝙤𝙣 𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙣𝙚𝙩 𝙡𝙖 𝙜𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙨𝙞 𝙢𝙖𝙣𝙙𝙖 𝙡𝙚 𝙚-𝙢𝙖𝙞𝙡 (𝙥iù 𝙫𝙚𝙡𝙤𝙘𝙞, 𝙥𝙞ù 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙞, 𝙢𝙚𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙖𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙖𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙘𝙖𝙧𝙩𝙖, 𝙥𝙚𝙣𝙣𝙖, 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙚𝙙𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙫𝙖𝙣𝙞𝙖, 𝙛𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤𝙗𝙤𝙡𝙡𝙞 𝙚 𝙫𝙞𝙖 𝙙𝙞𝙘𝙚𝙣𝙙𝙤) 𝙚𝙙 è 𝙥iù 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙜𝙡𝙞 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙧𝙞𝙯𝙯𝙞 𝙢𝙖, 𝙙𝙞 𝙨𝙤𝙡𝙞𝙩𝙤, 𝙨𝙚 𝙘𝙞 𝙨𝙞 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖 𝙨𝙪𝙡 𝙨𝙚𝙧𝙞𝙤 𝙘𝙞 𝙨𝙞 𝙧𝙞𝙚𝙨𝙘𝙚.
𝙀 𝙗𝙞𝙨𝙤𝙜𝙣𝙚𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙘𝙞.
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Virginia Evans
nata sulla East Coast, ha conseguito un master in scrittura creativa al Trinity College di Dublino e attualmente vive a Winston-Salem, nella Carolina del Nord con il marito Mark, i loro due figli (Jack e Mae) e la loro labrador rossa Brigid. Acclamata scrittrice e romanziera americana, autrice del libro bestseller internazionale e vincitore del prestigioso Women’s Prize for Fiction 2026 The Correspondent (Tutte le mattine di Sybil). Il libro è diventato un fenomeno globale e sta per essere trasformato in un film prodotto da Lionsgate, con Jane Fonda come protagonista.