Togawa Masako
Sinossi. Quando un noto pittore muore tra le fiamme, in casa con lui ci sono tre bambini di cinque anni. Stavano giocando con dei fiammiferi, ma raccontano di aver visto una creatura simile a un pipistrello che scendeva le scale sputando fuoco. Ventisei anni dopo, mentre le notti di Tokyo sono devastate da una serie di terribili incendi, è ancora il fuoco a intrecciare le vite dei tre amici, ormai adulti, che dal giorno della tragedia si sono persi di vista. La città brucia, e ognuno di loro ha un ruolo nel dramma: Ryōsaku è il poliziotto che guida l’indagine; Ikuo il pompiere che pattuglia le strade; Michitarō l’assicuratore che colleziona fiammiferi. Attanagliati da un’inquietudine sempre più profonda, quasi un’ossessione, è come se continuassero a rivivere quello che hanno visto da bambini, quando ancora non potevano coglierne il senso. Possono farlo adesso? Divisi dai sospetti, ma uniti dal desiderio di mettere ordine tra i ricordi che hanno segnato la loro infanzia, i tre protagonisti ricompongono i frammenti della memoria in un gioco a incastri, dove la soluzione sembra a portata di mano, ma si rivela ogni volta diversa, e sempre più sorprendente.
Autore: Togawa Masako
Traduttore: Antonietta Pastore
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Genere: Noir
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Bruno Vigliarolo
Per un lettore occidentale, approcciare lo storytelling dell’estremo oriente (con tutte le sue peculiarità) può risultare un po’ straniante. Tuttavia, quando un romanzo unisce l’originalità tipica della letteratura giapponese a un’eccezionale scorrevolezza, il risultato è un’opera straordinaria. Ed è questo il caso di Un bacio di fuoco: piccolo gioiello di Togawa Masako, pubblicato nel 1976.
Il fulcro della storia è il destino che unisce – a loro insaputa – i tre protagonisti del racconto: Ryōsaku, poliziotto solitario e malinconico; Ikuo, pompiere stachanovista; Michitarō, assicuratore ambiguo e spregiudicato. Ciascuno coinvolto, a suo modo, nella caccia al piromane che turba le notti di Tokyo; tutti e tre legati, fatalmente, all’incendio che ventisei anni prima uccise il padre di Michitarō.
Presente e passato si fondono in un intreccio di ricordi frammentari. Un gioco di specchi in cui la verità appare e scompare in un lampo, confusa tra testimonianze annebbiate e malevoli depistaggi. C’è un’unica certezza, in quella fitta ragnatela: per fermare l’azione incendiaria che infiamma il presente, bisognerà necessariamente risolvere la tragedia avvenuta un quarto di secolo prima; quando tre bambini giocavano in segreto con i loro fiammiferi.
Attraverso i tre punti di vista della vicenda, l’autrice intesse una storia noir intrigante e imprevedibile. Sullo sfondo, una Tokyo ritratta con pennellate cupe e sussultorie; uno spaccato sociale e urbanistico da cui emergeranno con prepotenza le figure femminili: personaggi dapprima secondari, amanti e madri che, pagina dopo pagina, svestiranno gli abiti delle comparse, per salire sul palco dei protagonisti.
La scrittura è molto lineare e pulita. Periodi brevi, prevalenza di dialoghi, per compensare il lento svelamento di una trama stratificata. Una formula a mio avviso vincente, che dona scorrevolezza alla lettura – senza rinunciare a una ricca caratterizzazione psicologica.
Al netto di qualche piccola forzatura narrativa (assolutamente perdonabile, in relazione agli anni in cui il romanzo è stato scritto), Un bacio di fuoco è un’opera che sorprende per il suo finale drammatico e mefistofelico. Un romanzo imprescindibile per gli amanti dei gialli con ambientazione asiatica.
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Togawa Masako
(1931-2016) è stata una delle più importanti scrittrici giapponesi di noir. Nata a Tokyo, cantante, attrice e per anni titolare di un nightclub, ha raggiunto la fama non solo come giallista, ma anche come icona gay e femminista. Residenza per signore sole ha vinto il prestigioso premio per il genere intitolato a Edogawa Ranpo.