Uomini a Pezzi




Alessandro Bongiorni


Sinossi. Il vicecommissario Rudi Carrera ha perso tutto: la compagna, il suo più caro amico e tante anime fragili che lui non ha saputo proteggere. L’ultima, in ordine di tempo, è un’informatrice di nome Teresa, una ragazza madre con un passato di droga e il sogno di diventare musicista, stroncata da un’overdose proprio la notte in cui Carrera era troppo distratto per rispondere alla sua richiesta di aiuto. Distrutto dal senso di colpa, Rudi si getta anima e corpo nel mondo ambiguo della scena trapper, che Teresa stava spiando per lui, ma presto le indagini si trasformano in qualcos’altro: nel cimitero di Lambrate, periferia di Milano, viene ritrovato il cadavere di un giovane immigrato, probabilmente clandestino, e l’autopsia rivela che prima di morire gli sono stati espiantati i reni e il fegato con una tecnica da chirurgo professionista. In un universo costellato di personaggi sull’orlo del baratro, dove la giustizia, la violenza e l’etica assumono contorni sfocati, Rudi cerca la verità, rendendosi presto conto di essere inciampato in un angolo buio del mondo: quello di chi, per disperazione, per sopravvivere alle lunghe liste d’attesa, è disposto anche a comprare organi al mercato nero… Figlio adottivo di Don Winslow e James Ellroy, Alessandro Bongiorni confeziona un noir dal ritmo sfrenato e carico di un’umanità dolente che racconta senza sconti i peccati più indicibili della nostra società.


Autore: Alessandro Bongiorni

Editore: Mondadori

Genere: Thriller

Pagine: 425

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marco Lambertini


Con Uomini a pezzi, quarto capitolo delle indagini di Rudi Carrera al Commissariato di San Sepolcro, Milano, Alessandro Bongiorni firma uno dei romanzi più cupi e radicali della serie. Il titolo non è solo un riferimento al corpo martoriato ritrovato al cimitero di Lambrate: gli “uomini a pezzi” sono tutti o quasi i personaggi.

Il libro è denso, ricco di protagonisti che non sono principali e secondari ma, di fatto, centrali e laterali ed ognuno di loro trova posto perfettamente nella storia.

Quattro di loro, in particolare, incarnano esattamente il concetto di “Uomini a pezzi”

Rudy Carrera è sempre stato un poliziotto sul filo: istintivo, irregolare, capace di muoversi nei margini senza perdere la propria dirittura morale. I limiti li oltrepassa, ma lo fa secondo un codice etico personale, severo e coerente.

Qui, però, qualcosa si incrina davvero.

La morte dell’informatrice Teresa, forse evitabile, forse no, ma vissuta come una colpa personale, lo getta in un abisso che non riesce più a controllare. Il ritrovamento dello sconosciuto di colore fatto a pezzi, con organi asportati con tecnica chirurgica, aggiunge un livello di orrore freddo, razionale, quasi scientifico.

Carrera non è più soltanto sull’orlo del precipizio: stavolta sembra scivolare, incapace di distinguere con nettezza tra giustizia e ossessione.

Pietro Gomes, ex Guardia di finanza, ha lasciato l’uniforme dopo il suicidio del figlio. In lui il dolore non è più tensione, ma sedimentazione. Se Carrera è ancora in bilico, Gomes sembra aver già attraversato il limite.

È diventato un’anima oscura, una presenza che incarna la deriva possibile di chi smette di credere nella redenzione. In lui giustizia e vendetta rischiano di confondersi definitivamente. È lo specchio deformato di Carrera, l’immagine di ciò che potrebbe diventare.

Nathan Zevi, ex chirurgo brillante, è appena uscito dal carcere dopo una condanna per omicidio che ha distrutto la sua carriera. Cerca riabilitazione, ma è pieno di odio e rancore. Vive anch’egli sull’orlo del precipizio.

Zevi è sospeso tra desiderio di riscatto e possibilità di ricaduta. È un uomo fratturato tra ciò che era e ciò che è diventato.

Accanto a questi uomini spezzati emerge una figura di segno opposto: Eric Santabarbara della questura centrale di via Fatebenefratelli.

“Eric Santabarbara era diventato luomo di punta della questura”, il poliziotto col più alto tasso di casi risolti in tutta la città di Milano”, un servitore dello Stato che non guarda in faccia nessuno”. Una specie di Carrera senza il lato oscuro.”

Santabarbara rappresenta l’efficienza, la disciplina, la linearità istituzionale. È il poliziotto che incarna la legge nella sua forma più pura, almeno in apparenza. Dove Carrera dubita, lui procede. Dove Carrera si lascia attraversare dal conflitto morale, Santabarbara applica il codice.

Ma proprio per questo diventa un personaggio centrale: è il controcanto di Carrera. Se uno vive nel conflitto, l’altro sembra immune alle crepe.

E tuttavia, in un romanzo che si intitola Uomini a pezzi, anche l’apparente solidità assume una sfumatura ambigua: perché nessuno, davvero, è completamente integro.

La Milano di Bongiorni è lontana dalla narrazione patinata. Le periferie, Lambrate, le occupazioni, le zone grigie dove si incrociano marginalità e traffici illeciti restituiscono una città ferita.

Non è semplice sfondo: è un organismo nervoso, stratificato, che amplifica le fratture interiori dei protagonisti. La città è produttiva e luminosa in superficie, ma sotto pulsa una tensione sociale costante, fatta di esclusione, rabbia, invisibilità.

Lo stile di Bongiorni è affilato, teso, urgente. La prosa è quasi sincopata: frasi brevi, dialoghi taglienti, ritmo che non concede tregua. È una scrittura che sembra sempre pronta a esplodere, a scattare in avanti.

Molti hanno accostato Bongiorni a James Ellroy, e certamente c’è qualcosa di ellroyano nel nervosismo, nella tensione morale e nella rappresentazione di un sistema corrotto.

Ma in questo romanzo ho avvertito  anche una forte vicinanza con David Peace, soprattutto con il Peace di Red Riding Quartet: la scrittura frammentata, ossessiva, martellante; la discesa nei meccanismi psicologici della colpa; la prospettiva sociale che non è semplice contorno ma struttura portante del racconto.

Come nei libri di Peace, anche qui la violenza non è solo evento criminale: è il prodotto di un contesto storico e sociale. È sistema, è ambiente, è frattura collettiva.

Uomini a pezzi è un noir che parla di corpi mutilati, ma soprattutto di anime spezzate. Rudi Carrera, Pietro Gomes e Nathan Zevi sono tre declinazioni della stessa caduta possibile.

Nello stesso tempo ci troviamo al cospetto di un noir metropolitano perfetto: un’indagine, anzi, più indagini che si muovono parallele e poi convergono verso un unico centro narrativo, attraverso meccanismi che si snodano con naturalezza e coerenza, senza forzature. Le traiettorie investigative, personali e morali si intrecciano come fili tesi che finiscono per stringersi nello stesso nodo.

Rudi Carrera, sembra essere arrivato alla fine della sua corsa sull’orlo dell’oscurità, forse quando ci si avvicina troppo all’abisso, è ancora possibile tornare indietro?

Con una scrittura affilata e pulsante, Alessandro Bongiorni costruisce un romanzo che non consola e non rassicura, ma che si legge tutto di un fiato.

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Alessandro Bongiorni


è nato a Milano nel 1985. È giornalista pubblicista. È autore di tre romanzi con protagonista Rudi Carrera – La sentenza della polvere (Piemme, 2014, il Giallo Mondadori, 2025), Niente è mai acqua passata (Frassinelli, 2016, vincitore del premio Zocca Giovani), Favola per rinnegati (il Giallo Mondadori, 2023) –, e di Strani eroi (Frassinelli, 2018, vincitore premio Giovani Autori Comitato Claudio De Albertis). Ha inoltre lavorato come ghostwriter per diversi libri di fiction e non fiction.