Seichō Matsumoto

Sinossi. Bianca e maestosa, la chiesa cristiana di Musashino, quieto sobborgo di Tokyo, infonde un senso di profonda devozione, e un grande rispetto circonda i suoi sacerdoti, tutti stranieri, che vivono al riparo dalla frenesia e dalle tentazioni della grande città. Almeno fino a quando, in una placida mattina di aprile, le acque lente del vicino fiume Genpakuji non restituiranno il cadavere di una hostess. Come un ciottolo lanciato in uno stagno irradia i suoi cerchi, da quel corpo «di un bianco così puro» e dall’ «aria serena» affiorerà a poco a poco un disegno oscuro, in cui ogni membro e ogni fedele della chiesa gioca la sua parte: dal giovane prete Charles Tolbecque, smanioso di assaggiare alcune libertà vietategli dall’abito talare, alla provocante Ebara Yasuko, che il parroco René Villiers visita quasi ogni notte, fino ai vertici dell’ordine, coinvolti nel commercio di misteriose casse. Risalendo con pazienza gli anelli della catena si potrebbe fare luce sull’assassinio, e su chissà cos’altro – ma non nel 1959, nell’interminabile dopoguerra che il Giappone attraversa. Per il detective Fujisawa Rokurō e per il cronista Sano la ricerca della verità sarà una lotta impari: contro le gerarchie ecclesiastiche, risolute a insabbiare il caso, e contro il potere politico, timoroso di urtare le nazioni da cui provengono i religiosi. Specchio di un Giappone ferito ma animato da sussulti di orgoglio, Vangelo nero è uno dei libri più singolari di Matsumoto, dove le atmosfere del noir si saldano al rigore dell’inchiesta giornalistica, in una trama così prossima alla realtà da risultare implausibile.
Traduttore: Alessandro Passarella
Editore: Adelphi
Genere: Noir
Pagine: 420
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Salvatore Argiolas
Seichō Matsumoto , chiamato il Simenon giapponese per la densità delle sua trame e la sensibilità psicologica dei suoi romanzi oltreché per la prolificità narrativa, prima di diventare un famoso giallista fu un valido giornalista e questo suo retroterra si nota perfettamente in “Vangelo nero”, ispirato ad un fatto vero accaduto nel marzo 1959 e che lo scrittore utilizzò come impalcatura per un romanzo uscito a puntate già nel novembre dello stesso anno.
Matsumoto cambia i nomi dei protagonisti della sanguinosa vicenda e, interagendo con la verità processuale, ipotizza uno svolgimento possibile degli eventi che metta in rilievo gli aspetti più rilevanti di un ambiente apparentemente votato alla carità ed all’interesse religioso ma in realtà corrotto e legato a criminali senza scrupoli.
Il suo racconto dei fatti è cronologico, seguendo il filo dei fatti e noi conosciamo ben presto il colpevole dell’omicidio, in quella che viene chiamata “detective inverted story” dove il lettore sa già tutto sulle dinamiche del reato e aspetta solo che il detective scopra le tracce che portano alla risoluzione del caso, ma Matsumoto in questo suo libro non è interessato ai meccanismi classici del giallo ma vuole indagare sul tessuto sociale e morale che sottende l’assassinio.
L’incipit di “Vangelo nero” è poetico e mi ha ricordato quello di “A sangue freddo” di Truman Capote, altro libro che rievoca un fatto criminale inserendosi nella storia per portare alla ribalta fatti e comportamenti da analizzare e da approfondire per far emergere i lati sociali più nascosti.
“Nei sobborghi a nord di Tokyo c’è una ferrovia privata con due linee che corrono verso ovest partendo da due stazioni differenti. Attraversano Musashino quasi in parallelo, a una certa distanza una dall’altra. A causa dell’aumento demografico nella capitale, che di anno in anno preme sulle aree periferiche, sia al mattino sia alla sera le affolla un gran numero di passeggeri. (…) Il tetto acuto di una chiesa si profila come un ombra ritagliata sugli estesi nuvoloni accesi di luce, suscitando un sentimento poetico e carico di religiosità anche in chi ne è sprovvisto.”
Dopo questa descrizione vista dall’alto, a volo d’uccello, Matsumoto mostra l’ambiente sociale che funge da scenario al dramma della ragazza, raccontato sin dai prodromi che hanno radici nell’immediato dopoguerra, quando il Giappone sconfitto fu occupato dai paesi vincitori nel conflitto e ci fu un nuovo slancio delle chiese cristiane che ebbero grande spazio in un paese avvilito e umiliato.
“A dirla tutta in quegli anni non c’era giapponese vestito in modo decoroso: nell’immediato dopoguerra mancavano le risorse materiali, e sarebbe stato inopportuno stigmatizzarla per la sua indigenza.”
In questo contesto così infelice la chiesa di San Basilio è un potente centro di attrazione per numerosi fedeli giapponesi con i religiosi europei che godono di tanti privilegi e che non sono esattamente sottomessi alla rigida disciplina.
Accadono infatti alcune vicende che infrangono la legge ma alcuni potenti protettori riescono a trovare un capro espiatorio che eviti i guai ai sacerdoti cattolici.
Questo è l’ambiente in cui arriva il giovane sacerdote Tolbecque che lentamente trova sicurezza ed autostima facendosi benvolere da diverse fedeli, attratte dalla sua bella presenza e gentilezza.
Tolbecque viene irretito da questa situazione e comincia a sedurre le ragazze che si recano in chiesa e dopo alcune avventure e storie effimere conosce la bella Setsuko con cui stringe una relazione molto seria che lo spinge a correre il pericolo di essere scoperto e punito dai superiori.
Questa sua infatuazione lo risucchierà in un vortice di corruzione e disonore, venendo a contatto con un faccendiere senza scrupoli che lo manipolerà con cinismo.
“Vangelo nero” esplora con lucidità il confronto tra due culture e due religioni mettendo anche in primo piano il comportamento di un giovane che, privo di punti di riferimento affidabili, si fa trascinare dalle situazioni senza riuscire a resistere alle pressioni del suo ambiente.
Anche se la seconda parte del romanzo è dedicata alle indagini sull’omicidio, e dove i giornalisti hanno un ruolo molto efficace mentre la polizia è trattenuta da influenze politiche e religiose, i risultati non sono consolatori perché la “nebbia nera” delle circostanze mostra un sistema sociale marcio, bisognoso di una profonda riforma.
“In quel periodo, il primo ministro si stava preparando a una missione in Europa. “In fondo è stata uccisa solo una donna” gli disse il funzionario alla prima occasione. “A livello internazionale un fatto simile non deve intaccare la nostra reputazione.”
Seichō Matsumoto è sempre stato un critico della società giapponese in tanti suoi libri gialli ma con questo noir, affilato come un rasoio, ha lanciato un potente “j’accuse” nei confronti di un atteggiamento vile e vergognoso che ha macchiato l’onore nipponico e “Vangelo nero”, tradotto per la prima volta in Italia da Adelphi, va oltre i canoni del genere per aspirare a diventare un punto fermo della narrativa del Sol Levante.
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Seichō Matsumoto
(1909-1992) è stato un giornalista e scrittore giapponese. Autore molto conosciuto in patria e vincitore del premio Akutagawa nel 1953, ha scritto oltre 300 romanzi e diversi racconti. Da alcuni definito il “Simenon giapponese” è stato pubblicato per tre volte nel Giallo Mondadori: “La Morte è in Orario” del 1957 è l’opera più conosciuta, seguita da “Come sabbia tra le dita” del 1961 e “Il palazzo dei matrimoni” del 1998. Le tematiche dei suoi gialli affondano spesso le radici nei problemi sociali giapponesi, il tutto unito ad una predilezione per l’indagine strettamente logica ed intuitiva. Nel 2018 Adelphi ha pubblicato “Tokyo Express”, apparso nell’edizione originale nel 1958, da cui è stato tratto nel 2007 il film “Ten to sen”, con Takeshi Kitano.