Velluto grigio




NUOVE PENNE 🖊

SCRITTORI EMERGENTI 


Recensione e intervista 


A cura di Christian Floris

Autore: Silvana Roselli

Genere: Thriller

Pagine: 139

Prima pubblicazione: 23 luglio 2017

 

 

 

 

 

Sinossi. Madeila Calvino è nata due volte. La sua seconda vita inizia a dodici anni, quando si risveglia in ospedale senza alcun ricordo di sé e del suo passato. Tutta l’infanzia sembra perduta per sempre, sigillata ermeticamente in un barattolo gettato nel mare.Ogni tentativo di attingere alla sua memoria è inutile e disastroso: i dottori che si sono occupati del suo caso si arrendono e anche la famiglia dovrà rassegnarsi a considerare gli eventi di quel pomeriggio di aprile un mistero insoluto. Mentre Madeila impara a guardare avanti e a costruire il suo futuro, sapendo di poter contare solo sulle proprie forze, un’occasione fortuita rivela il suo raro talento musicale. La fragile e smemorata ragazzina diventerà un’artista geniale ed estrosa, e molti brani, come “Velluto Grigio”, la consacreranno come una delle pianiste e compositrici jazz più famose del momento. Ma dietro l’immagine di donna sorridente e soddisfatta, Madeila nasconde i tormentosi incubi che da sempre l’accompagnano e le impediscono di crearsi una vita completa e appagante. Incubi sempre accompagnati dalla Nebbia, quella sensazione che arriva imprevedibile, l’avvolge tutta e le stritola i polmoni, bloccando il respiro fino a rubarle ogni senso cosciente. Quando nella vita di Madeila sta per arrivare una sorprendente novità, i suoi passi la porteranno nella direzione opposta a quella scelta molti anni prima. Perchè niente avviene per caso…

 

Recensione

Madeila Calvino è una bambina che si risveglia nel letto di un ospedale, senza avere memoria degli eventi che l’hanno condotta a quel ricovero. Accanto a lei, per prendersene cura o forse con altre intenzioni meno amorevoli, gravitano quelli che dovrebbero essere i suoi genitori e sua sorella. E’ una promettente pianista, fragile e introversa, e la sua situazione famigliare non le è affatto di aiuto per riprendersi del tutto. Il mistero di un fatto oscuro e forse indicibile sembra essere la chiave per poter indagare su cosa sia realmente successo alla sua vita.

A metà tra romanzo famigliare e thriller psicologico, Velluto Grigio non delude le attese e trasporta il lettore in uno scavo interiore doloroso ma catartico, attraverso un percorso narrativo ben congegnato.

Silvana Roselli compone un’opera dura, difficile, per certi aspetti devastante, condita con lucide e spietate descrizioni della fauna umana che gravita attorno alla gracile Madeila. Aspra da leggere, figuriamoci da scrivere. Perché non si può andare giù leggeri, quando si raccontano le vicende di una bambina strappata alla propria infanzia. Ma la ricostruzione del passato della protagonista impone di guardare in faccia una terribile verità: soltanto in questo modo infatti, Madeila potrà disfarsi di questo straziante fardello che la tormenta. Ci vorranno quasi due decenni, nei saliscendi delle scale amate e odiate del suo pianoforte, in una partitura scritta da adulti infami e suonata da lei con una fatica boia. 

L’autrice è abile anche nel disseminare le tessere che potrebbero aiutare nella composizione del patchwork prima dello svelamento dell’enigma, una roba da scosse telluriche dell’ottavo grado Richter. Tra le pagine, comunque, s’intuisce la filigrana di una possibile purificazione: quest’ultima arriverà soltanto sul traguardo, alla fine di una lunga spirale di sofferenza nella quale balenano, come improvvisi lampi di un temporale, frammenti di incubi, parole violente, tessuti di arredi non identificabili, tutti sperduti in un angolo dell’anima che vaga nel buio senza radar e transponder acceso. Dalla storia umana della protagonista si coglie un messaggio, quello della necessità di nascere di nuovo una, due, tre volte: fino a rifare daccapo e bene la propria vita. Circondandosi dell’affetto di chi veramente ci vuole bene.

Personaggi molto ben delineati, con la madre snaturata della bambina sugli scudi, una figura che si troverebbe a suo agio anche in un libro di John Williams. A mio giudizio, una scelta autoriale molto originale e vincente è la personificazione del senso di colpa di Madeila, calzata nelle vesti di una petulante amica interiore. Così come è molto puntuale e convincente lo stile dell’autrice, denso senza essere stucchevole, con un uso calibrato dei verbi e dell’aggettivazione, che mescola brani dal tono poetico e altri la cui natura della materia trattata basterebbe a scoraggiare altri scrittori. E invece Silvana Roselli non disdegna di entrare a gamba tesa e a spalancare a calci porte chiuse a chiave, se questo è il prezzo da pagare per distillare l’inferno psichico della protagonista e presentarlo a chi legge.

Forse qualcosa in più si sarebbe potuta osare nello sviluppo narrativo di alcune sequenze, magari nell’ambientazione newyorkese. Ma è una percezione soggettiva: diluire il racconto in troppe descrizioni avrebbe allentato la tensione e attenuato la dirompente carica detonante della suspense di cui sono pervasi i capitoli.

Da leggere e rileggere, per apprezzare come una indifesa crisalide possa diventare una splendida farfalla, quando ogni sorta di veleno sia stato vomitato via. Un finale che strapperebbe le lacrime anche alle pietre.

La frase che io avrei voluto scrivere è:

“Quella notte Madeila sognò musica e pennellate di colore, e da ogni nota scaturiva un’infinita serie di tinte e sfumature, che ricadevano in una pioggia iridescente bagnando cose e persone in un’armonia che spiegava il significato della vita.”

 

Intervista

Ciao Silvana, grazie per aver accettato l’invito della redazione di Thrillernord a rispondere ad alcune domande sul tuo romanzo “Velluto grigio”.

Nella tua opera, che è un thriller psicologico, affronti un tema duro e difficile, quello dello stupro di una ragazza e della dolorosa ricostruzione di un passato che tormenta la protagonista. Con quanto coraggio ti sei seduta davanti a un computer e hai iniziato a scrivere?

Forse la mia risposta non è quella che ci si può aspettare. In realtà l’idea iniziale era romanzare l’amnesia di una mia carissima amica, la quale ha cancellato dalla sua memoria gli anni della scuola media dopo la separazione dei genitori. E poi mi è successo quello che mi succede sempre: i personaggi prendono vita e si scrivono la storia che vogliono, senza che io possa fare niente di più che pestare sui tasti e correggere la sintassi. Ne è uscito un romanzo forte, a volte angosciante, tanto che mia sorella, dopo aver letto il libro, mi ha chiesto preoccupatissima se ci fosse qualcosa di autobiografico.

 

 

La musica ha una parte fondamentale nel tuo libro. Quanto la musica è parte di Silvana Roselli?

La musica è la forma più istintiva di meditazione. Quando sono stanca, nervosa o triste mi rifugio nella musica. Ascolto, canto (come posso, tanto non mi sente nessuno) o strimpello la chitarra. In Velluto grigio la protagonista suona il piano, proprio come la mia amica smemorina. Doveva esercitarsi tutti i giorni e io adoravo starla a sentire. La musica che usciva dalle sue dita è stata la colonna sonora della mia adolescenza.

 

 

Leggendo il tuo libro, mi sembra di avere colto che una nuova nascita è possibile, come nuova possibilità che ci diamo per ricominciare, soltanto in un rapporto amoroso che sia autentico e sincero. È un’impressione corretta?

L’amore è importantissimo, certamente, ci arricchisce e completa la nostra felicità. Ma la mia protagonista ha capito a dodici anni quanto sia fondamentale contare su se stessi e imparare a stimarsi, anche perché un rapporto affettivo può essere autentico e sincero solo quando non è viziato dal bisogno di sentirsi amati. Il tema della rinascita è affascinante. Tutti possiamo rinascere, basta decidere di cambiare tutte quelle cose della nostra vita che non ci piacciono.

 

 

Una domanda di rito, per chiudere: c’è una nuova storia a cui stai lavorando?

Ho due romanzi già finiti anni fa, che ogni tanto tiro fuori dal cassetto, li rispolvero, correggo  qualcosa che mi era sfuggita nelle diecimila letture, magari cambio il finale o aggiungo dei pezzi.

E poi ho un progetto un po’ particolare, un tema che sembrerebbe mistico ma non lo è affatto. È un’idea ancora molto in embrione e per svilupparla ho bisogno di una tranquillità che al momento non ho. Però ho pronto il titolo: Nulla si crea. Speriamo di creare anche il resto!

 


 

Silvana Roselli


Silvana Roselli, torinese di nascita e sanremese di adozione, è nata nel 1964, sposata e madre di due figlie. Lavora in banca e nel tempo libero ama dedicarsi ad attività totalmente estranee al mondo dei numeri, come la scultura e, ultimamente, la scrittura.

 

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