Håkan Nesser

Sinossi. Kymlinge, maggio 2022. È tempo di valutazioni scolastiche e il professor Allan Fremling è impegnato con le ultime correzioni per assegnare i voti finali. Nonostante sia un salutista convinto, per non perdere tempo con la cena si concede uno strappo alla dieta e ordina una pizza a domicilio. Ma quando apre la porta viene investito da una raffica di colpi di pistola che non gli lasciano scampo: due al petto e uno fatale alla testa. Un mese dopo un giovane personal trainer viene ucciso nella stessa zona, con modalità simili. Le indagini vengono affidate all’ispettore Borgsen, che conosce bene il quartiere delle vittime perché anche lui vive lì. Dopo il secondo omicidio l’ispettore sembra aver trovato una pista ma, date le sue precarie condizioni di salute a seguito della lunga degenza in ospedale per il Covid, le ricerche passano nelle mani di Gunnar Barbarotti ed Eva Backman. La squadra fa dei passi in avanti, ma è difficile individuare il legame tra i due omicidi, il movente e il colpevole. E soprattutto, per Barbarotti e Backman questa volta sarà davvero complicato accettare la storia dietro alla soluzione del caso; una scoperta che farà vacillare le loro certezze e la loro fiducia nella giustizia
Traduttore: Carmen Giorgetti Cima
Editore: Guanda
Genere: Noir
Pagine: 336
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Salvatore Argiolas
“Uccidere è sempre sbagliato?”
Questa domanda costituisce il filo rosso che percorre “Verso la notte”, l’ultimo noir di Håkan Nesser, l’acclamato scrittore svedese che è uno dei migliori esponenti del genere, capace di concepire sempre gialli di alto livello.
“Verso la notte” è un giallo anomalo perché conosciamo quasi da subito il colpevole di due omicidi avvenuti nel quartiere delle “Passere solitarie, come viene chiamato Kvarnbo alla periferia di Kymlinge.
L’indagine viene seguita dagli ispettori Gunnar Barbarotti e Eva Backman che sostituiscono l’ispettore Borgsen detto Sorgsten, il Mesto, fiaccato dai postumi del Covid ma il lettore segue il percorso che porta un giovane a uccidere due persone come rivalsa sulla società che lo esclude.
“La vostra vita ha scopi più elevati oltre a ubriacarvi e fare sesso. Che cosa diamine si intende con il termine coscienza? Uccidere è sempre sbagliato?” chiede la professoressa Otter ai suoi studenti e quando risulta che venti su ventisei hanno affermato che uccidere è sempre sbagliato Carolina Otter sbuffa stizzita. “Quindi se aveste avuto la possibilità di uccidere Adolf Hitler nel 1944, vi sareste turati indietro? Pur avendo la possibilità di sparare all’uomo che sta per ammazzare tua figlia, tu deponi l’arma? Statemi a sentire, figli dei giorni buoni, uccidere non solo può essere giusto, ma può addirittura rivelarsi un dovere nei confronti del genere umano. Un grato dovere, ecco cosa vi dico.”
Questo discorso, che voleva spingere la classe al ragionamento e a fare le dovute considerazioni, porta invece il germe di una decisione gravida di conseguenze tragiche in quanto porta un allievo a progettare l’assassinio di un suo professore, colpevole solo di essere “severo ma giusto. Sapeva di non essere particolarmente amato, tuttavia riusciva a imporre la disciplina.”
Dopo l’uccisione del docente il ragazzo, introverso e solitario, figlio di genitori separati, originario del nord della Svezia, spostatosi con la madre e la sorella nel meridione della nazione scandinava, non si pente e, mosso da contrastanti motivazioni, uccide anche il giovane amante della madre.
Mentre l’inchiesta ufficiale stenta a dare risultati il ragazzo conosce una ragazza con cui si lega in un destino sempre dominato dal quesito fatidico “Uccidere è sempre sbagliato?”
Håkan Nesser tesse con la solita bravura una trama che pone interrogativi cruciali sulla società e sui rapporti interpersonali.
“Dove sta andando, la nostra bella società?”
Si chiede retoricamente il preside della scuola in cui insegnava il professore ucciso. “Ottima domanda, pensò Barbarotti. Per quanto un po’ logora. E noi non abbiamo certo intenzione di fornire risposte.” e quisi sente un eco della domanda che si poneva spesso Kurt Wallander, il commissario creato da Henning Mankell, il padre del moderno poliziesco svedese: “Come abbiamo fatto ad arrivare a questo?”
Ambientato nel maggio 2022 a pochi mesi dall’invasione russa dell’Ucraina e quando l’epidemia di Covid è ancora virulenta, “Verso la notte” è un noir cupo che riflette i tempi confusi colmi di ansie a angoscia che stiamo vivendo, dove la antiche certezze si sono sbriciolate e non si trovano nuovi paradigmi solidi e rassicuranti per affrontare le difficoltà della vita.
Se il ragazzo, intelligente e promettente perde i suoi vecchi punti di riferimenti e comincia ad uccidere, forse anche per sentirsi realizzato anche il commissario Borgsen, il Mesto, ha un vissuto familiare segnato dall’omicidio del padre da parte della madre perché da bambino le aveva confessato di aver paura del genitore.
La critica alla società svedese, tipica di questi noir nordici si estende alla situazione internazionale che viene ricordata con frequenza.
“Finché ordine e disciplina vengono mantenuti, a nessuno interessa informarsi sui metodi.”
C’era un pizzico di amarezza, o di rabbia, in quell’ultima frase, e Barbarotti si domandò se anche lì come dappertutto a vincere fosse sempre il machismo. Alla fine. In tal caso uno specchio della situazione globale, dove tredici leader su dodici al massimo avrebbero meritato di fare i coach di altrettante squadre di tiro alla fune. Com’era possibile che ai giorni nostri accadesse ciò che stava accadendo in Ucraina? Chi avrebbe potuto credere vent’anni fa che clown gonfi di testosterone come Trump, Putin, Bolsonaro, Erdogan e via dicendo avrebbero avuto in pugno il fragile futuro del pianeta? This a man’s world, come diceva la canzone. Ma, a quanto pare, ci si era dimenticati il seguito, il mondo non sarebbe affatto bello senza la donne.”
“Verso la notte” è un romanzo duro e necessario che riflette i tempi oscuri che stiamo vivendo e che ci spingono a chiedere, come il profeta Isaia, “A che punto è la notte?”perché come scrisse Friedrich Dürrenmatt, il noir o un certo tipo di poliziesco, è la letteratura dell’inquietudine, che può essere sia politica sia introspettiva e Håkan Nesser riesce a rendere al meglio la sensazione di straniamento, di incapacità a trovare punti di riferimento stabili e autorevoli che si ha in questo periodo così travagliato.
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Håkan Nesser
Håkan Nesser: è nato nel 1950 a Kumla, in Svezia. Della serie che ha per protagonista il commissario Van Veeteren, Guanda ha pubblicato: “La rete a maglie larghe”, “Una donna segnata”, “L’uomo che visse un giorno”, “Il commissario e il silenzio”, “Carambole” (premio Glasnyckeln), “Un corpo sulla spiaggia”, “La rondine, il gatto, la rosa, la morte”, “Il caso G”, “Il commissario cade in trappola” e “Il dovere di uccidere”. Della serie dedicata all’ispettore italo-svedese Gunnar Barbarotti sono usciti: “L’uomo senza un cane”, “Era tutta un’altra storia”, “L’uomo con due vite”, “L’uomo che odiava i martedì”, “Confessioni di una squartatrice” e “Barbarotti e l’autista malinconico”. Nel catalogo Guanda sono presenti anche “Il ragazzo che sognava Kim Novak”, “Morte di uno scrittore”, “La nemica del cuore” e “Gli occhi dell’assassino”.