Yeruldelgger 2 . Tempi selvaggi



yeruldelgger tempi selvaggi di ian manook

Recensione di Maria Sole Bramanti


Autore: Ian Manook

Traduzione: Maurizio Ferrara

Editore: Fazi Editore

Collana: DarkSide

Pagine: 474

Genere: Noir

Anno di Pubblicazione: 2017

 

 

 

 

 

 

Quando hai amato tanto un romanzo, leggerne il seguito crea sempre un pochino di ansia, perché il rischio di rimanere delusi, di non ritrovarcisi dentro, è molto alto.
Ecco, non è proprio questo il caso!

“Tempi selvaggi” è, se possibile, ancora più stupefacente di “Morte nella steppa” perché, pur riprendendone le ambientazioni (sia quelle geografiche che quelle ‘mentali’) è, secondo me, un romanzo di rottura, un’evoluzione, un andare oltre.
Tutto va oltre: il romanzo, il lettore, i personaggi.

“Tempi selvaggi” racconta una storia ancor più corale del precedente e vede due ambientazioni e due vicende che si evolvono in parallelo, per confluire, inesorabilmente, l’una nell’altra.
È un viaggio continuo ai confini tra Mongolia, Cina e Russia, fino alla Francia, in una Le Havre che ricorda un po’ la Parigi de ‘Il tempo dei lupi’, il film di Chris Nahon tratto dal romanzo di Jean-Christophe Grangé.

Ritroviamo tutti i personaggi a noi cari, e ne conosciamo di nuovi; tutti molto intensi, tutti con un’ombra nella loro vita… un’ombra che ce li fa sentire più vicini, per quanto il loro mondo sia così lontano dal nostro.

È un romanzo, una trilogia, dei contrasti, questa di Manook. Malinconia e ironia vanno a braccetto; l’azione e la riflessione si danno il cambio di continuo; lo dzüüd degli inverni mongoli lascia il posto ai paesaggi post-apocalittici delle ‘città fantasma’, per poi ritornare fuori prepotente, tra le foreste innevate.

È un romanzo noir, perché ti lascia quel tipico amaro in bocca, ma è anche un action thriller che non ha nulla da invidiare a quelli dei più blasonati e rinomati autori.

Ed è anche un romanzo in cui si impara tantissimo sulla storia di un paese che “era una democrazia balbuziente con una giustizia ancora caratterizzata da vecchie abitudini”.

Qualcuno mi ha chiesto se si può leggere “Tempi selvaggi” senza aver letto “Morte nella steppa”. La risposta è sì, assolutamente. Perché le due trame sono completamente indipendenti e gli indispensabili rimandi al primo capitolo sono ben riassunti dall’autore. Ciò non toglie che l’intensità con cui Manook ci ha fatto conoscere i suoi personaggi nel primo capitolo è stata per me alla base della lettura del secondo. Quindi il mio consiglio è quello di leggerli entrambi! Ma, forse, sono troppo di parte!

Sul finale non posso dire niente, se non che adesso io ho la necessità di capire in tempi brevi come la storia di Yeruldelgger, e di tutta questa improbabile combriccola, potrà concludersi…
Dunque, nella speranza che il terzo capitolo venga presto pubblicato anche in Italia, scusate, ma ora vado a studiare il francese… così posso leggermelo in lingua originale!

 

 

 

 

Ian Manook


Ian Manook, pseudonimo di Patrick Manoukian, è nato a Meudon, Francia, nel 1949. Giornalista ed editore, ha pubblicato il romanzo Yeruldelgger, Morte nella steppa (2016) primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale segue Yeruldelgger, Tempi selvaggi (2017) e Yeruldelgger, La morte nomade (2018), poi premiato con vari riconoscimenti, fra cui il Prix SNCF du polar. la serie è stata pubblicata in Italia da Fazi. Il 27 Settembre uscirà, sempre per Fazi Editore, il suo ultimo romanzo “Mato grosso”.

 

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