FILM IMPERDIBILE. 12 cm DI TACCO




A cura di Giulia Manna

Un’affascinante detective indaga sulla morte violenta di un attore senza nome seguendo linee capricciose e bizzarre.

Durata: 33′  

 

 

Trama. 

 Le vicende prendono le mosse dal ritrovamento del cadavere (mai fatto vedere) di un giovane attore senza nome. Per indagare sul feroce omicidio si presenta una misteriosa e affascinante detective le cui indagini cominciano subito a seguire linee capricciose e bizzarre. Tra cinema e teatro, il (non)finale avrà luogo in un’altra dimensione dove si muovono personaggi surreali, tra cui lo stesso attore che fuma e canta, l’assassino omosessuale che balla un tango appassionato con la detective e una creatura maligna che indossa una maschera da coniglio.

 

Regia, sceneggiatura, interpreti e tanto altro:

Regia: Fabio Giovinazzo

Soggetto: Alessandra Chiodi

Sceneggiatura: Alessandra Chiodi, Fabio Giovinazzo

Interpreti: Ornella Schneider (Nicoletta Tanghèri), Daniela Biasoletto, Aradia Fenrir, Camilla Grilli, Alberto Lupia, Andrea Majorana

Fotografia (hd, b/n e colore,16:9): Fabio Giovinazzo

Montaggio: Francesca Ciri Capra

Musiche: Massimo Sannelli

Fonico: Stefano Agnini

Make up artist: Nicola Congiu

Produzione: Nerofumo Prods & Actions, Capra Pictures

 

 

Recensione

Una scarpa mai indossata, una scarpa creata per uccidere”.

Questo film di soli 33 minuti è destinato a lasciare il segno.  Nicoletta Tanghèri indossa i panni di una investigatrice chiamata ad indagare su una misteriosa morte. La vittima non si vedrà mai, si sa solo che è stata colpita con un tacco 12. Una bellissima scarpa mai indossata che è stata venduta all’assassino da una commessa di bella presenza.

Prevalentemente in bianco e nero ed accompagnato da musiche ad alta tensione interrotte dai monologhi dell’investigatrice che ricostruisce l’accaduto con un’unica voce, ma più facce. L’attrice è davvero eccezionale! Si nota subito la sua esperienza nel teatro.

La particolarità o meglio la genialità di Fabio Giovinazzo, regista e sceneggiatore, sta proprio  nel costruire una storia e scovare un assassino tramite una ricostruzione molto particolare.

Mescola video in bianco e nero molto diversi tra loro che catturano un momento, un paesaggio, un animale, il maligno con la maschera da coniglio ecc.. e non è assolutamente lineare. Si avvale di salti temporali e visivi. Queste immagini che come ho già detto sono sempre accompagnate da musiche atte a creare suspence, vengono interrotte dai monologhi dell’investigatrice o da citazioni di persone famose come di Mike Tyson, Adolf Hitler, Salvador Dalì e tanti altri, assolutamente ben selezionate. Compaiono nello schermo e rimangono lì per qualche minuto affinché lo spettatore le legga con la voce dentro la propria testa. Una scelta che mi ha colpita molto, perché ci costringe ad entrare nell’anima dell’assassino.

Il finale è molto kafkiano. Si accede ad un mondo surreale dove tutti gli schemi vengono abbattuti. L’investigatrice balla con l’assassino. Un confronto a colpi di tango. Alla fine rimane una sensazione strana. Come se il bene ed il male siano elementi uniti da un unico filo, indispensabili.  

Posso garantirvi che questo breve film vi stupirà!

Buona visione!

 

Curiosità:

12 cm di tacco ha ottenuto importanti risultati ai seguenti festival: Best Thriller allo Sweet Democracy Film Awards (Italia), Semifinalista al Lonely Wolf International Film Festival (Inghilterra), Nominee al BIMIFF – Brazil International Monthly Independent Film Festival (Brasile), Best Indie Film all’Amsterdam Short Film Festival (Olanda), Semifinalista al Berlin Shorts Award (Germania)

 

 

INTERVISTA

Bentrovato Fabio! Dopo “Veleno Biondo” ho avuto il piacere di vedere “12 cm di tacco”. E’ un brevissimo film di soli 33 minuti. Mentre il primo è più genere horror, questo è più thriller. C’è stato un omicidio. La vittima non la vedremo mai.  L’investigatrice che ci racconta cosa è successo, ovvero che la vittima è stata colpita a morte da diversi colpi inferti dall’assassino con una scarpa mai indossata con 12 cm di tacco. Visto il tuo modo assolutamente particolare di raccontare, cosa aggiungeresti a quanto da me sopra menzionato, per descrivere la trama?

E’ un’opera che ho diretto bisticciando con l’aspetto classico del genere per solleticare la forza immaginifica della sperimentazione. Quindi un thriller a digiuno di banalità che prova a sfamarsi con straniamenti e sussulti vari, decisamente vivi nel mio inconscio. Una detective è chiamata sulla scena di un crimine particolarmente feroce. Dal nulla e con un passato senza nome. Quindi partono le indagini capricciose, bizzarre. Tra la possibile forza malvagia del mondo (ecco Jeffrey Dahmer, il serial killer noto anche come “il cannibale di Milwaukee”) e quella convenienza che trattiene (tocca, adesso, a Gustave Flaubert). Chi ha commesso il supremo atto di annientamento? Chi si nasconde dietro quella maschera perversa che gioca a nascondino con la detective? Quindi il (non)finale avrà luogo in un’altra dimensione.

 

Anche questo giro riesci a stupirmi con la tua originalità, ma come nasce questo corto?

Tutto nasce da uno spettacolo teatrale. Vengo in seguito contattato con la proposta di fare una trasposizione cinematografica. L’idea stuzzica la mia fantasia e decido di accettare. Partono le riprese, ma non passa troppo tempo che le difficoltà diventano evidenti. Forse il mio pensiero fa a botte con un certo tipo di percorso già metabolizzato da molti appartenenti al cast. Le complicazioni si fanno sempre più importanti tant’è vero che alcuni attori hanno abbandonato per trauma da stress. Decisione estrema: stravolgo la natura di base e mi metto a creare cercando di far venire alla luce qualcosa di atipico per il genere. Ed ecco “12 cm di tacco”, il film! Un thriller che ho diretto sovrapponendo al vivido schematismo del mondo reale lo spazio privo di regole del gioco sperimentale. Un’opera che sta avendo molto successo. Scritta con bravura da Alessandra Chiodi e montata in modo suggestivo da Francesca Ciri Capra.

 

Tra cinema e teatro, Nicoletta Tanghèri, perfetta nel suo ruolo, interpreta l’investigatrice che ricostruisce l’accaduto tramite monologhi. Indossa più ruoli. Si dice che bisogna entrare nella mente di un assassino per scoprirlo e così accade. Come è nata la collaborazione con Nicoletta e l’idea dei monologhi?

Nicoletta è un’attrice di grande valore. Qui la sua recitazione celebra la forza e l’energia emotiva di vivere dove il cinema incontra il teatro. Missione non facile, obiettivo raggiunto con decisione e con talento. Quindi Nicoletta è una persona davvero speciale per me. Ebbene, sì! E’ la mia compagna e “12 cm di tacco” rappresenta quello che è stato il fuoco primordiale della nostra conoscenza. Vado avanti! Potenza espressiva, intensa fluidità: i monologhi sono cose preziose, generati per andare incontro al gioco sperimentale e di conseguenza estremamente funzionali alla resa immaginifica di un thriller che non vuole essere considerato figlio dei soliti parametri.

 

Anche qui dai prova di originalità come sceneggiatore e regista mantenendo il tuo stile. Alterni immagini in bianco e nero, selezioni musiche adatte, pochi dialoghi ed esci fuori dagli schemi con scelte bizzarre e provocanti. Possiamo definirlo stile Giovinazzo? 

Ritengo importante avere uno stile pienamente riconoscibile. Ogni mio film rappresenta quella che è la mia natura in modo assoluto. Le mie fantasie più nascoste, il mio pensiero sulla realtà, quel senso di forte disagio che spesso mi toglie il respiro. E’ come dare al pubblico la possibilità di leggere il mio diario segreto. Una forma di linguaggio – quella cinematografica oltre a quella letteraria – che mi permette di comunicare con gli altri standone, al tempo stesso, a distanza di sicurezza.

 

Il Bene ed il Male sono il tuo tema ricorrente. Questi si confondono,  si mescolano tra di loro ed infine danzano assieme. Questo giro il Male è sempre in bianco e nero ed indossa una maschera di coniglio. 

Il Bene esiste perchè c’è il Male. E quest’ultimo svolge appieno il suo compito proprio per dare al Bene la possibilità di esercitare la sua missione. Credo sia dovuto a quel fantastico e misterioso equilibrio che regola gli affari dell’Universo.  Il bianco e nero pulisce la natura dell’immagine facendo apparire tutto senza macchie, quindi la purezza monda l’anima dai peccati ma può essere nutrita dal fanatismo. Un presagio che, piano piano, si può tingere di color rosso sangue: la cronaca di tutti i giorni lo porta, spesso, ad esempio. La semplicità – ed ecco il dolce coniglietto – può infine concedersi in pasto all’orrore più raccapricciante (una manipolazione genetica, una malattia). Viviamo in un mondo bellissimo ma pericoloso. Ma sono nato sotto il segno dei Gemelli e questo potrebbe voler dire qualcosa!

 

Con questo corto hai partecipato a diversi festival e se non erro hai vinto anche qualche meritato premio. Complimenti! Immagino la soddisfazione!

Con i miei film sto ottenendo numerosi e importanti successi in tanti festival internazionali. Qualche riferimento in merito a “12 cm di tacco”: Best Thriller al Munich Short Film Awards (Germania), Best Thriller allo Sweet Democracy Film Awards (Italia – evento fondato dallo stesso team che ha realizzato l’ultimo film a cui ha partecipato il premio Nobel Dario Fo), Best Indie Film all’Amsterdam Short Film Festival (Olanda) quindi tanti piazzamenti d’onore e vari riconoscimenti. Sì, la gioia è davvero tanta! E come sempre la condivido con tutti i miei collaboratori e con tutte quelle persone che mi seguono con sincero apprezzamento. Grazie per i complimenti!

 

Tra “Veleno Biondo” e “12 cm di tacco” confesso che mi è piaciuto più quest’ultimo. L’ho trovato più nelle mie corde. Meno inquietante. Questo non significa che non mi abbia impressionato, anzi! Diciamo che mi ha affascinata senza disturbami, in quanto il primo è decisamente più crudo. Cosa ne pensi? E… classica pistola alla tempia: il mondo tecnologico sta per andare in rovina. Puoi salvare solo uno dei tuoi lavori. Quale salveresti e perchè?

Con “Veleno Biondo” pongo in atto un sabotaggio alle fondamenta della famiglia. I valori che la rappresentano vengono messi in discussione. Ad un certo punto, durante la visione del film, comincia davvero a mancare il terreno sotto i piedi. Si può annientare l’aspetto malvagio che si nasconde dietro ad un viso tanto bello e innocente? Ecco, non c’è difesa! Sublimi atti feroci senza ipocrisia. E la paura di non farcela si fa largo nella mente dello spettatore. “12 cm di tacco” è molto in fratellanza con la natura suggestiva delle cose. Non c’è l’eplicito dolore che evita di consegnare tregua a chi osserva. Più scelte sperimentali in successione. L’altra dimensione è alla fine un rifugio: va bene, nella realtà non può succedere! Quindi, pur tenendo l’aspetto disturbante in grande considerazione, ho spinto più che altro sull’accelaratore di una macchina capace di volteggiare tra un nonsense emozionale. Ogni film che ho fatto rappresenta un prezioso tassello di quel complesso puzzle che è la mia vita. Rinunciare anche ad uno solo di essi, non permetterebbe alla fine di guardarmi dentro con la giusta profondità. La conoscenza resta il fine ultimo dell’essere umano, un tesoro che bisogna cercare seguendo bene le indicazioni sulla propria mappa personale.

 

Fabio, progetti per il futuro? Sempre che per motivi scaramantici si possano dire! Ti rivedremo presto?

Un road movie, forse un altro thriller, quindi la possibilità di mettere in risalto il più classico dei fenomeni in grado di condizionare gli affari umani ovvero la battaglia per emergere vincitori. In ogni caso continuando coraggiosamente a perseguire la mia idea di cinema.

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Fabio Giovinazzo


è nato a Genova e laureato in Storia Contemporanea. Autore e regista cinematografico, artista e scrittore. Il suo promo lavoro e “Kinek ìrod ezt?”, mediometraggio dedicato alla figura del poeta Edoardo Sanguineti. Il passaggio al lungometraggio avviene con “L’arte del Fauno”, film grottesco e drammatico su una vita che soffre divertendosi. Tra le sue opere più recenti “12 cm di tacco”, “L’anima nel Ventre”, “Veleno Biondo”, “Il mio nome è Gesù” ed “Il ponte della vergogna” sui tragici eventi che hanno sconvolto Genova dopo il crollo del ponte Morandi. Ha anche pubblicato il suo primo romanzo “Dissolvi”, thriller psicologico con Aracne Editrice e con Edizioni Contatti è uscito il suo primo libro “61 FOTOGRAMMI – L’occhio dietro la macchina”. Diverse partecipazioni ad eventi artistici nazionali ed internazionali con le sue opere fotografiche.