Un piede in due scarpe




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Bruno Morchio

Editore: Rizzoli

Collana: Nero rizzoli

Pagine: 289

Genere: Giallo

Anno di pubblicazione: 2017

Genova, inverno 1992. Mentre le celebrazioni per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America ridisegnano il fronte del porto, l’omicidio del giovane Luca La Torre sconvolge le vite di un gruppo d’inseparabili amici, svelando passioni e segreti custoditi da anni. Quando i sospetti ricadono su Teresa, la sognatrice dai capelli rossi che ama i romanzi, il caso sembra ormai chiuso, ma a rovesciare la verità di comodo ci penserà una coppia d’eccezione: Diego Ingravallo, un commissario di polizia dall’ingombrante cognome letterario, e lo psicologo Paolo Luzi, a cui un tragico passato ha conferito il dono – o la maledizione – di riconoscere le bugie di chi mente sapendo di mentire. Dagli studi di potenti avvocati ai salotti della Genova bene fino ai malinconici quartieri della città operaia, i due investigatori sprofonderanno in un abisso di paure e ossessioni. Tra i caruggi assediati dalla buriana, il grande freddo è quello che invade i cuori fino a incrinare ogni certezza, salvo una: mai sottovalutare le conseguenze dell’amore.

RECENSIONE


Bruno Morchio, meritatamente giunto alla notorietà per aver creato il personaggio  dell’investigatore genovese Bacci Pagano, in questo suo nuovo romanzo intraprende un’operazione ardita ed innovativa e riesce nell’impresa. Scinde la figura unica dell’investigatore in due nuovi accattivanti protagonisti, lo psicologo Paolo Luzi e il Commissario Diego Ingravallo.

Il primo, che interpreta il ruolo centrale, è appunto uno psicologo, cui tocca l’investigazione dell’anima, dei gesti. Il dottor Paolo Luzi, oltre ad essere un medico, è innanzitutto un uomo sensibile, colpito da un trauma che gli ha lasciato la sfera emotiva devastata ma anche un dono molto particolare, che lo apparenta ad una sorta di mentalista. Riesce a riconoscere le bugie consapevoli che gli vengono dette, per via di una reazione somatica che gli si scatena, ossia il “blocco”, l’incriccarsi , del collo.

Quanto pesa sulla figura di Paolo Luzi, il fatto che Bruno Morchio sia, prima che affermato scrittore, psicologo egli stesso, forse lo potrebbe dire solo chi lo conosce bene.

Certo è che si avverte nettamente in tutta la lettura, nello svolgersi della trama, nei racconti delle sedute di analisi parallele al plot principale, la padronanza della materia da parte dell’autore, il suo parlare di cose “che sa”. E questo dà al romanzo, quale valore aggiunto, una forte connotazione realistica, pratico-concreta, che ci immerge appieno nel contesto della storia, intesa anche come cronaca di eventi quotidiani e racconto di accadimenti possibili.

Al secondo, il Commissario Diego Igravallo, pur dotato anch’esso di profonda interiorità e attenzione verso i sommovimenti interiori, tocca l’investigazione pura, fatta di interrogatori, verifica di alibi, ricerca delle prove.

Aldilà del titolo, maliziosamente fuorviante, è in questo senso, a mio avviso, l’Autore a tenere il piede in due scarpe, e rendendo questa metafora felice e non riduttiva, ci regala due figure indissolubilmente complementari anche se perfettamente e individualmente forgiate.

Ho scelto di soffermarmi sui due personaggi principali per connotare questo romanzo giallo perfettamente risolto, ma molto sui generis, perché l’epilogo giunge per moti d’animo più che per indizi materiali da cogliere. Si avanza per percezioni, intuizioni, varia umanità.

E del filo conduttore, un capo è tenuto da Luzi, l’altro da Ingravallo, che si intersecano e convergono a più riprese nella partitura della trama.

L’omicidio dell’imprenditore Luca Latorre viene “preannunciato” dalla sua amante (amata) Teresa Gorrini che pochi giorni, ore prima “confessa” al Dr. Luzi, poi alla moglie stessa del giovane, la sua intenzione di uccidere l’amante (amato) in quanto la loro relazione (davvero clandestina?), non poteva più andare avanti.

E’ troppo facile. Ma anche troppo “strano”, che NESSUNO, sia la compagnia degli amici inseparabili, che la famiglia dell’ucciso, sia i suoceri che la moglie Sonia, ma anche Luzi e Ingravallo stessi, nessuno, ripeto, creda alla colpevolezza di Teresa, aldilà di ogni dubbio.

Possibile che sia solo il fascino un po’ misterioso, a tratti celato, sicuramente ammaliatore della giovane a far perdere lucidità e obiettività a TUTTI coloro che ne attraversano il cammino?

Anche, sì, ma non solo. Anzi. Proprio nulla di così “riduttivo”, di così “inverosimile” in termini assoluti.

Attraverso i luoghi di Genova, ottimamente caratterizzata e restituita nelle sue attrattive e peculiarità al punto da renderla fruibile e riconoscibile non solo per i suoi cittadini, ma per chiunque, anche geograficamente distante, la ritrovi tra queste pagine, l’indagine si sviluppa e si dipana in maniera corale. E si scioglie con la scoperta del vero colpevole, ma soprattutto, con la scoperta del vero movente, che comprendiamo essere, nel merito della vicenda, l’unico possibile.

Bruno Morchio consegna ai lettori un giallo dolente e carico di fascino, coinvolgente grazie alla scrittura perfettamente cesellata sebbene molto fluida, ma particolarmente capace di segnare un goal emotivo al cuore di ognuno di noi, toccando un tema che chi sa, comprende perfettamente, chi non sa, vorrebbe conoscere. Che Bruno Morchio sappia, traspare da ogni riga… e persiste come il profumo di muschio bianco e cannella di una certa Marchesa che Luzi imparerà a conoscere molto bene, spero, in future pagine…

“L’amore (….)   Cosi sono pochi gli uomini e le donne a cui tocca la grazia di conoscerlo. E se, dopo tanta fortuna, qualcuno gli volta le spalle….”

Bruno Morchio


Bruno Morchio laureato in Lettere, psicologo e psicoterapeuta. Ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi ed è autore di numerosi romanzi (definiti di genere «noir mediterraneo»), che hanno due protagonisti: l’investigatore privato Bacci Pagano (il «detective dei carruggi») e Genova, l’amata città d’origine di Morchio. Tra gli scritti apparsi in edizione Garzanti ricordiamo: Con la morte non si tratta (2006), Le cose che non ti ho detto (2007), Rossoamaro (2008), Colpi di coda (2010), Il profumo delle bugie (2012, finalista del Premio Bancarella 2013), Lo spaventapasseri (2013, con il quale vince il Premio Lomellina in Giallo del 2014), Un conto aperto con la morte (2014). Del 2014 è anche I semi del male (Rizzoli), raccolta di cinque racconti a cura dello stesso Morchio, di Carlo Bonini, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois ed Enrico Pandiani. Nel 2015 è uscito, sempre per Rizzoli, Il testamento del Greco, e nel 2017 il noir Un piede in due scarpe.

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