Il fantasma della mia libertà





Recensione di Alessio Balzaretti


Autore: Michele Petragnani Ciancarelli

Editore: Edizioni Effetto

Genere: Spy Story

Pagine: 403

Anno pubblicazione: 2021

Sinossi. Washington, DC. – commemorazione 11 settembre. Sull’orlo di una nuova guerra fredda, due spie russe sono alle prese con la missione che potrebbe risolvere una delle più grandi piaghe del pianeta e spostarne gli equilibri socioeconomici. Il suicidio di uno scienziato americano trascinerà il detective Billy Blake in una complessa spirale cospirativa assieme a Tess Westlake, cronista d’assalto nonché ex moglie del luminare. La ricerca della verità si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza quando a Tess verrà affidato un prototipo rivoluzionario e Billy verrà incastrato per omicidio. Una corsa contro il tempo per anticipare le mosse della Mente Suprema che tiene tutti sotto tiro. Tess, è superstite dell’attentato di New York e deve fare i conti con il disturbo da stress post traumatico. Potenti illusioni multisensoriali faranno riemergere sia gli spettri delle Torri Gemelle sia altri terribili traumi del passato. Un susseguirsi di doppi giochi, oscillando tra spy-story e thriller psicologico, porteranno il lettore non solo a confondere la linea di demarcazione tra Bene e Male, ma soprattutto a riflettere sulle conseguenze di una tragedia ancora fin troppo viva e pulsante.

Recensione

Poliziesco con un po’ di giallo ma anche spionaggio condito di guerra fredda, di affetti familiari, di scazzottate e passioni amorose, di padri e figli, di segreti, di cieca fiducia e tradimenti ma soprattutto un concentrato di azione, dalla prima fin quasi all’ultima pagina, con sullo sfondo le cicatrici dell’11 settembre 2001 e la memoria di chi ha vissuto quel giorno proprio lì, dove tutto è successo.

Michele Petragnani Ciancarelli inizia il suo romanzo da quel ricordo facendolo diventare il punto di partenza della carriera di Tess Westlake, giornalista affermata ma fedele alla piccola testata di cui è capo redattrice e dal suo ex marito che si lancia nel vuoto, proprio come una di quelle povere anime che, messe spalle al muro dalla disperazione, decisero di farla finita gettandosi dalle Torri Gemelle in fiamme.

Marcus Witherman si è suicidato buttandosi da un ponte sul fiume Potomac, questa è la conclusione dell’indagine lampo seguita dal capitano Freeman, dirigente di uno dei distretti più importanti di Washigton DC.

Il detective Billy Blake però, non è convinto che la situazione sia così trasparente come appare dai rapporti e dalle prove circostanziali. Il corpo non si trova, come è normale che sia nelle acque di un fiume così imponente.

Nessuno ha visto davvero Witherman quella notte e anche questo è normale, perché non girava un’anima, le telecamere non erano orientate perfettamente e l’operatore al casello era mezzo addormentato per scorgere il volto di Marcus tra le nuvole di fumo all’interno della sua auto.
Tutto troppo perfetto e troppo calcolato per un professionista della ASTEC Labs che aveva deciso di togliersi la vita perché malato terminale schiacciato da un’esistenza crudele che, oltre ad avergli tolto l’amore di Tess, gli presentava il conto di un male incurabile.

I corpi forse non vengono sempre a galla ma i segreti si, perciò, quando Blake inizia a scavare nelle falle di quella notte, non solo trova conferma di una serie di eventi pianificati, ma anche la resistenza e l’ostruzionismo di Freeman e di altri personaggi che hanno intenzione di metterlo a tacere con le buone o con le cattive, facendo leva su suo figlio Franco e su Tess, con la quale instaura un rapporto sempre più stretto ed intimo.

Cosa nasconde la ASTEC Labs in quei laboratori dove si creano tecnologie segrete finanziate dal Governo degli Stati Uniti?

E chi sarebbe disposto ad uccidere pur di mettere le mani su ciò che nascondeva Marcus Witherman?

Questa è solo una piccola parte dell’intreccio machiavellico de Il fantasma della mia libertà. Potremmo definirlo addirittura il punto zero, anche se, in poche righe, ce ne sarebbe per riempire montagne di libri dagli argomenti più disparati.

Il grande progetto dietro questo romanzo è davvero ambizioso e denso di contenuti al punto tale che le 400 pagine o poco più, di cui si compone, sembrano davvero poche.

Lo dico con ammirazione ma al tempo stesso con un pizzico di rammarico per la scelta stilistica dell’autore che, specialmente nel finale, ha tentato di sbrogliare la matassa, dando luogo a parti sostanziose dedicate ai ragionamenti e alle spiegazioni nascoste dietro ad ogni evento, senza affidarsi molto alle capacità del lettore di comprendere anche il “non detto”.

La narrazione è scorrevole, piena di ritmo e azione, un crescendo vertiginoso di eventi che, tra una sparatoria, una scazzottata e colpi di scena continui, guida il lettore dentro la capitale degli Stati Uniti d’America, in una realtà che mi ha ricordato le scenografie di alcuni film di fine anni ottanta come per esempio Arma Letale.

Un romanzo molto americano ma anche contaminato da tanta italianità.
In qualche passaggio, questo aspetto appare un po’ ridondante, ma rende l’idea di quanto sia forte il patriottismo italico al di fuori del nostro paese, forse più di quanto ci si immagini.

In definitiva una lettura appassionante che per altro coglie di sorpresa, soprattutto perché il titolo e l’introduzione, creano aspettative diverse, facendo immaginare un romanzo più autobiografico e incentrato sulla tragedia del Warld Trade Center che, in realtà, rimane un argomento marginale.

Libro consigliato a chi ama le spy story ma anche a chi, come me, adora certi cliché da poliziesco americano che non tramonteranno mai.

 

 

Michele Petragnani Ciancarelli


Stimato imprenditore spesso in trasferta negli States, Michele Petragnani Ciancarelli è socio del Circolo Canottieri Roma da un anno e mezzo. Frequenta spesso il club ed è proprio lì, nella sede di Lungotevere Flaminio 39, che il 28 settembre ha presentato in un grande evento con tanti ospiti “Il fantasma della mia libertà”, romanzo che ruota attorno all’incubo 11 settembre basato su eventi realmente accaduti. Vent’anni fa, l’allora ventisettenne Michele era infatti lì, al World Trade Center, al trentacinquesimo piano dell’American Express Tower (Three World Financial Center), edificio gravemente danneggiato dal crollo delle Torri Gemelle. Quel martedì “celebravo emozionato il mio primo giorno di lavoro, unico italiano del gruppo dei nuovi. Il giorno prima ci avevano illustrato tutto, compresi sistemi di sicurezza e procedure d’emergenza. Presi quest’ultimo aspetto semplicemente come una formalità”.

 

Acquista su Amazon.it: