AMERICAN CRIME STORY: L’assassinio di Gianni Versace”




 

La seconda stagione della serie televisiva American Crime Story, intitolata L’assassinio di Gianni Versace (The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story) e composta da nove episodi, è stata trasmessa in prima visione negli Stati Uniti d’America sul canale via cavo FX dal 17 gennaio al 21 marzo 2018. In Italia, la stagione è andata in onda in prima visione sul canale satellitare Fox Crime dal 19 gennaio al 23 marzo 2018.

 

 

 

 

Trama

La mattina del 15 luglio 1997 il noto stilista italiano Gianni Versace viene assassinato fuori dalla sua villa a Miami Beach dal ricercato killer Andrew Cunanan. Sette anni prima, Cunanan aveva incontrato Versace in un nightclub gay a San Francisco e racconta alla sua amica Elizabeth Cote, da cui abita in quel periodo, dell’incontro, raccontando anche particolari frutto della sua fantasia. Andrew in seguito assiste alla prima di una performance teatrale del Capriccio, per cui Versace aveva disegnato gli abiti, e ha un incontro successivo con lo stilista. Nel presente (15 luglio 1997) Cunanan riesce a scappare dalla scena del crimine, seppur visto da un testimone, e il corpo di Versace viene rinvenuto dal suo partner, Antonio D’Amico, che provvede a chiamare i soccorsi. In seguito Versace viene portato al pronto soccorso e poco dopo dichiarato morto. Mentre la polizia locale di Miami inizia a collaborare con le autorità federali, i fratelli di Gianni, Donatella e Santo, discutono insieme ai legali del futuro della casa di moda di Gianni; nello stesso tempo Andrew va in giro per la città come se nulla fosse, acquistando anche giornali sulla morte dello stilista, provando un senso di compiacimento.

 

 

 

 

 

Recensione

La seconda stagione della serie antologica “American Crime Story” dal titolo “L’assassinio di Gianni Versace”, è un racconto parallelo tra la vita dello stilista e quella del suo assassino, l’affascinante giovane Andrew Cunanan.

Ed è sopratutto intorno a lui che ruota la maggior parte della narrazione. Figlio di una madre debole psicologicamente e di un papà imbroglione che lo ha cresciuto come un idolo ma che poi lo ha abbandonato, Andrew ha scelto fin da subito da che parte stare: la sua.

Cercare di presentarsi sempre diverso, migliore (almeno sotto il suo punto di vista) di come era davvero, tanto che il suo castello di bugie era così complesso da apparire delicato e bellissimo, ma al tempo stesso impenetrabile.

Andrew Cunanan affascinava tutti: gli uomini maturi, le ragazze, i ragazzi, ci sapeva fare, ma era anche uno psicopatico e proprio per questo si comportava in modo irragionevole finendo per allontanare quelle stesse persone che avrebbe voluto per sempre nella sua vita.

Ma in questa storia ci viene raccontato anche il suo lato umano: il quadro è cosi complesso che la sua omosessualità non è più soltanto una scelta, ma fa parte di una vita di solitudine che a tratti risulta quasi penoso.

Proviamo empatia per Andrew, a volte rabbia, a volte dispiacere quando viene abbandonato, ma il suo modo di risollevarsi è sempre talmente sbagliato che allontana la gente e noi stessi, e nonostante questo ne siamo attratti, non possiamo fare a meno di seguire le sue vicende, tra affascinanti racconti, eleganti outfit e balli scatenati che ci attraggono attraverso la sua storia. Il rapporto con Versace è risolto in pochi cenni, eppure qualcosa li fa incontrare e come succede spesso, è il destino mettere uno nelle mani dell’altro e a portarli a una tragica fine.

La serie è un capolavoro di montaggio, di fotografia, la parte visuale da padrona, è puro intrattenimento. Si potrebbe dire- e a ragione – che il titolo è fuorviante, perciò se cercate un processo alla “O.J. Simpsons” come nella prima stagione di “American Crime Story”, ne resterete delusi.

Aspettatevi qualcos’altro: di entrare nella vita di un personaggio complesso e misterioso, nella sua solitudine mascherata da una girandola di colori; aspettatevi di scrutare nel passato e nella vita personale di Versace, preso in giro già dai compagni di scuola per le sue scelte palesemente femminili, ma spinto dalla madre ad essere quello che è, senza vergognarsi, anzi; spinto a sfruttare le sue potenzialità per farne un lavoro e uno stile di vita per diventare davvero se stesso.

L’esatto opposto dell’educazione di Andrew, in cui l’unico vero valore era la falsità, il non essere mai se stessi, il proteggersi dagli altri indossando una maschera, atteggiamento che alla fine, almeno stando a questo racconto, l’ha portato alla rovina, ad un disperato annullamento del proprio modello -Gianni- e di se stesso.


 

A cura di Cristiana Di Palma

Cristiana Di Palma è nata e vive a Roma. Dopo la raccolta di racconti “Red Junction”, “Dark room” è il suo secondo libro.