Appetricchio




Sinossi. Un ritorno alle origini alla ricerca delle radici. Un viaggio dal Nord al Sud dell’Italia, per ritrovare un luogo magico e ideale. Situato sul fianco di una montagna, non lontano dal mare, separato dal resto della vallata da un ponte malfermo che gli abitanti non attraversano mai, Appetricchio è il posto dove tornare per far pace con noi stessi e capire chi siamo. È qui che è nata Rosa, la madre di Mapi e Lupo, gemelli di Brescia che ad Appetricchio hanno trascorso tutte le vacanze della loro infanzia. In paese vivono personaggi stravaganti: la maggior parte di loro si chiama Rocco, in onore del santo patrono, nessuno ha un cognome e ognuno parla un dialetto che sembra una lingua straniera, strana e imprevedibile. Andando in auto verso Appetricchio, i protagonisti ricordano con nostalgia le avventure semplici e i rapporti genuini vissuti in quel posto che è sempre rimasto nei loro cuori, fino a svelare, con un inaspettato colpo di scena, il motivo che li ha tenuti lontani per un periodo così lungo della loro esistenza. Un romanzo unico e originalissimo, dall’atmosfera avvolgente e piena di rimandi, capace di creare un sentimento nostalgico di forte immedesimazione con la descrizione del paese sospeso nel tempo che qui assume una valenza quasi universale. Diverso a ogni pagina, in grado di sorprendere il lettore con il suo stile pirotecnico e le sue vivaci trovate linguistiche, Appetricchio è un libro spiazzante e soprattutto una lettura appassionante in cui chiunque potrà ritrovarsi. Con la sua penna brillante e un’ironia tutta speciale, Fabienne Agliardi crea un mondo nuovo dando vita a un inedito racconto corale costruito con una lingua ricca di sfumature, dalla notevole forza narrativa.

 APPETRICCHIO

di Fabienne Agliardi

Fazi 2023

narrativa, pag. 284


Appetricchio

A cura di Loredana Gasparri


 Recensione di Loredana Gasparri

Leggere questo libro, in questa parte del 2023, è diventato per me un viaggio soprattutto nel tempo, senza Delorean. Un’eco del viaggio fisico che facevo con i miei genitori verso la mia personale Petricchio (o Appetricchio, come vive nel libro), che si trovava proprio in Basilicata. Un paesetto piccolo, arroccato su una mezza collina ripida, come Petricchio.
Raggiungibile in modo più facile da un paio di strade larghe e battute a sufficienza, a differenza di Petricchio, che è unito o separato dal mondo da un ponte pieno di buche. Al traino di mia madre, Rosa anche lei, come questa di Petricchio, che ottemperava al compito della visita annuale ai genitori durante le vacanze estive, “abbandonati” in gioventù per cercare stabilità e un’altra vita in Altitalia. (Quanti anni erano che non sentivo più parlare di Altitalia o Bassa Italia? Forse due o tre vite fa.)

Mentre nel libro seguivo la famiglia Bresciani, di nome e di fatto, che si addentrava nel paese, rivedevo le strade, le curve, i negozietti, le case, i panorami, il cielo, gli odori e i colori che vivevo quando passavo le mie vacanze nella mia Petricchio. Gli amichetti che crescevano di anno in anno, e che poi iniziavano ad andarsene, già adolescenti. Gli scherzi, i litigi, i giochi, le chiacchierate, con i miei cugini e le persone nuove che conoscevo, ogni anno sempre di più. Le case in cui entravo, con quel diritto tipico dei bambini che esplorano e che considerano ogni angolo parte del loro territorio, anche se si tratta di proprietà altrui.

Leggere di Mapi e Lupo, i due gemelli figli di Rosa, la petricchiese sposata a Brescia con il farmacista Guidodario, di tutte le loro giornate ricche di avventure da bambini e da adolescenti, delle amicizie e degli “odi” che riuscivano a creare, non è stato solo ripercorrere le mie, però. Non mi aspettavo di riuscire a dare un senso a quei tempi, ad esserne felice e ad apprezzarli, dopo averli spesso giudicati come inutili, sprecati, poco interessanti.
Che cosa ci facevo io, laggiù, in un posto che non è mai stato mio, e che non mi appartiene per nulla? 

Visitare Petricchio e passarci le vacanze con la famiglia Bresciani e tutti i bizzarri abitanti del paese, mi ha davvero aiutato a rivivere e a ridimensionare i miei ricordi, ripulendoli dai giudizi, e magari dai rimorsi e da qualche rimpianto.

Questo è il potere di un libro come questo. Distrae, diverte con la sua apparente immobilità, con l’ordinarietà delle piccole vite di personaggi semplici, essenziali al punto da sembrare intagliati nelle rocce, come Petricchio. E se qualcuno conosce la Basilicata, sa che nella maggioranza dei casi è così. Quando è sicuro di avere la tua attenzione, e anche il tuo affetto, ti afferra tutto il cuore e te lo riempie di emozioni, all’improvviso. Anche di dolore. E ti lascia stupito a barcollare, come se il liquore che sei abituato a bere e a reggere, avesse triplicato d’un tratto la sua gradazione. Rileggi e riguardi, forse hai capito male… no, è solo avvenuta la magia del libro.

Leggetelo, se volete scoprire quante altre gradazioni infinite hanno le vostre emozioni, e quanto può battere forte il vostro cuore, mentre disseppellite ricordi accantonati o creduti svaniti. Scoprirete quanto vi farà bene, a prescindere da che cosa siano.

Ho lasciato per ultimo un altro motivo importante per leggere Appetricchio, il suo stile. Originale e divertente sono solo due modi molto sbrigativi per definirlo.
L’autrice mescola con grande capacità italiano e dialetto, ma se vi aspettate qualcosa che riecheggi in qualche modo Montalbano, siete su una strada sbagliata. È la sua sfumatura personale, è l’intero paese che parla, qualche volta attraverso le lenti bresciane dei figli e del marito di Rosa, che ogni tanto si lascia scappare qualche parola del suo dialetto, mescolandolo al petricchiese. 
Fa parte della magia del libro: dopo qualche pagina quei termini saranno vostri, e non potrete che usarli, quando vi riferite ai suoi personaggi, e a quei luoghi. Non vi interesserà nemmeno sapere come si traducono in italiano… e tanto non c’è possibilità di saperlo. Non si traduce, qui. Si vive. Tuttavia, niente paura: al fondo del libro, troverete un glossario che vi illuminerà su tutti i termini, soprattutto quelli che sembrano più rocciosi.

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Fabienne Agliardi


è un’autrice e giornalista italiana. Laureata in Lingue con una tesi sulle Parodie, ha frequentato i corsi di Scrittura creativa di Raul Montanari e nel 2018 la Scuola Belleville. Nel 2020 ha esordito con Buona la prima (Morellini Editore), che ha avuto ottimi riscontri di critica e di pubblico. Ha collaborato per dieci anni con Mondadori ed è tra gli autori satirici di «Prugna». Nel 2023 esce per Fazi Appetricchio.

A cura di Loredana Gasparri

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