Avana Requiem




Recensione di Salvatore Argiolas


Autore: Vladimir Hernández

Traduzione: Pierpaolo Marchetti

Editore: SEM

Genere: Thriller

Pagine: 298

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. L’Avana è una città violenta e corrotta, che non ha nulla da invidiare alle capitali più pericolose dell’America Latina. Il paradiso del primo periodo rivoluzionario è lontano, così come le immagini da cartolina delle agenzie di viaggi. Insieme al turismo l’isola si è riempita di droga e criminalità. Oltre ai libretti per il razionamento del cibo, a Cuba esiste un fiorente mercato nero. Alla Mazmorra, la stazione di polizia del popoloso quartiere dell’Avana Vecchia, gli ufficiali della Polizia Nazionale Rivoluzionaria cercano di affrontare il disordine sociale, ma spessi persino loro sono costretti a muoversi al di fuori della legge. Corruzione, violenza e bande criminali regnano sull’altra Avana, lontana dalle rotte turistiche, dove la polizia taglieggia le prostitute, i guidatori di risciò e i venditori ambulanti, e dove tutti lottano per uscire dalla povertà e conquistare un minimo di benessere. Tre poliziotti della Mazmorra- il veterano Puyol, intuitivo e intelligente, l’arrivista e spregiudicata Ana Rosa e l’impulsivo Eddy, che prima spara e poi chiede- sono incaricati di risolvere tre casi che riguardano un suicidio sospetto, uno stupratore seriale e l’omicidio di un giovane legato al traffico di droga. Ognuno di loro, lottando contro il tempo, cerca di arrivare alla soluzione usando tutti i mezzi che ha, leciti e non, perché una cosa è certa, essere un poliziotto all’Avana significa sporcarsi le mani.

Recensione

“Avana Requiem” è uno dei pochi noir ambientato nella capitale cubana, la più grande metropoli dei Caraibi, e mostra una città dove ha senso solo la distanza più breve tra vendere e comprare. E si vende di tutto, droga, sesso, dignità e soprattutto se stessi.

Vladimir Hernández , giornalista cubano residente a Barcellona, ci racconta L’Avana attraverso le indagini di tre poliziotti della stazione di L’Avana vecchia, la zona più popolare e la più ricca di carattere.

Nei quattro giorni su cui è articolato il noir, scritto nel 2014, vengono evidenziati i problemi di una nazione che affronta il tramonto del castrismo senza sapere quali saranno le conseguenze della scomparsa di Fidel Castro, il “Líder Máximo” e di suo fratello Raúl.

Seguendo le indagini scopriamo che L’Avana può essere molto diversa da quella turistica o da quella del “Social Club” mostrando la sua faccia oscura, corrotta e violenta.

L’inchiesta sulla morte di un trafficante di droga porta l’irruento agente Eddy a indagare in un ambiente pericoloso e sorprendente, quello delle tribù urbane del Vedado dove i “sogni di prosperità galleggiano nell’aria e sopravvivono a cambiamenti e capricci statali, reinventando se stessi. Nella notte voluttuosa del Vedado, i cabaret, le discoteche e i club notturni guadagnano terreno e i venti ideologici si allontanano dalla Plaza e le subculture emergenti si trasformano in tribù urbane.”

L’anziano Puyol, poliziotto di vecchio stampo totalmente dedito alla professione, affronta un caso di suicidio che non lo convince e che lo porterà a scandagliare la vita di un vecchio comunista avverso ad ogni cambiamento suggerito dal genero.

L’ambiziosa Ana Rosa si impegna sul caso di un misterioso stupratore seriale che arresterà seguendo una pista istituzionale piuttosto delicata.

I tre casi sono delle tessere che ci consentono la scoperta di una nazione, vitale e sorprendente ma ricca di problemi irrisolti, grazie soprattutto all’azione didattica dell’agente Batista che deve istruire una recluta e così facendo ci svela la vera morale del libro, la lotta tra “status quo” ed evoluzione.

“La questione della droga possiamo anche lasciarla in secondo piano. Quella che adesso entra furtivamente non è niente, se paragonata a quella che potrebbe scorrere se il nostro muro difensivo cadesse. Non puoi neanche immaginare che casino verrebbe fuori. (…) A chi credi che complicherebbero la vita questi cambiamenti?”

“Be’, agli..”

“Agli uomini delle forze dell’ordine compare. A te e me che per un miserabile stipendio ci vedremmo esposti a pericoli molto più grandi di quelli attuali. Sai quanti tipi strani comincerebbero a pullulare in questa terra ricca di mulatte, musica, rum, killer, sicari del narcotraffico latino, criminalità organizzata russa e asiatica?”

“La rivoluzione non è un pranzo di gala” avvertiva Mao Tze-tung e Vladimir Hernández con questo libro ci convince che non lo è neanche il lavoro della polizia, specialmente a Cuba dove un poliziotto guadagna come un medico mentre un facchino di un albergo o un tassista incassa tre o quattro volte di più.

Come tutti i grandi noir “Avana Requiem” porta alla luce gli aspetti meno puliti della società presa in esame, in decadenza e afflitta da gravi diseguaglianze sociali e continua a far pensare anche dopo aver chiuso il libro.

Più che i vari personaggi, resta in mente il disegno d’insieme, l’ambiente, sia umano che politico messo in evidenza da questo noir, teso e scattante che è anche una “liturgia funebre per l’anima collettiva di questa città, per una società che è sul punto di sparire. L’ Avana cadrà, come cadde Babilonia.”

 

 

 

Vladimir Hernández


Vladimir Hernández, giornalista cubano, ha viaggiato quindici anni per l’America Latina prima di stabilirsi a Barcellona. Ha pubblicato numerosi libri e ha ricevuto diversi riconoscimenti. Il sequel di questo romanzo, Avana skyline, che l’ha consacrato come maestro del noir caraibico, è di prossima pubblicazione per SEM.

 

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