Bruciare tutto




Recensione di Gian Luca A. Lamborizio


Autore: Walter Siti

Editore: Rizzoli

Genere: narrativa

Pagine: 369

Anno pubblicazione: 2017

 

 

 

 

 

Sono state molte, troppe, le polemiche sull’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, edito da Rizzoli. Polemiche giuste, sbagliate, volute e studiate a tavolino oppure no – chi può dirlo? – ma sta di fatto che ho ceduto e me lo sono letto.
A chi apparteniamo?

A quale legge ubbidiamo?

Per un prete che significa, davvero, amare Dio?

Questo si chiede don Leo nelle sue giornate divise tra oratorio, mensa dei poveri (che sono sempre di più anche nella Milano del nuovo skyline da bere e da mangiare), ripetizioni ai bambini in difficoltà, messe celebrate con confratelli molto diversi da lui.

Un prete è un uomo mangiato, potato come una vigna; la vita privata di un prete sono gli altri e don Leo lo sa bene, mentre cerca risposte in un dialogo con un Dio che lo spia e lo ascolta dalla sua Onnipotenza ma risponde a strappi, con frasi ambigue e talvolta dispettose. Un Dio che sembra non riuscire mai a liberarsi dall’ombra del suo Avversario.”
Per accennare alla trama, mi sono rifatto alla presentazione ufficiale del libro.

Non è facile infatti “raccontare” il contenuto di Bruciare tutto, tanto è vasto e articolato il mondo che Siti costruisce pagina dopo pagina attorno al suo don Leo. Moltissimi i personaggi, ognuno con la sua dose di malessere e problemi esistenziali e reali, moltissime le vicende che si intrecciano, e a volte si scontrano, attorno alla parrocchia a cui è stato assegnato il giovane protagonista.

Un personaggio, don Leo, particolare, articolato, caratterizzato da una grande complessità interiore e da un abisso esistenziale a cui spesso si affaccia. Ma anche, e qui arriviamo al dunque, un personaggio discusso e negativo – secondo i detrattori del romanzo –, per il suo malato amore per i bambini. La pedofilia, ecco l’oggetto delle mille diatribe sorte nelle settimane passate.

È vero, se ne parla molto – e a volte anche con toni un po’ troppo insistiti – in alcuni passaggi del romanzo. La pedofilia è sicuramente uno degli elementi alla base dei problemi e delle crisi esistenziali di don Leo ma non è, a mio avviso, l’unico tema di Bruciare tutto.
Come il suo protagonista, tutto il romanzo è molto complesso. La ricerca e la perdita di sé, della propria identità personale e religiosa.

Questi, secondo me, i temi centrali del romanzo. Tutti i personaggi che incontriamo, pagina dopo pagina, sono in lotta con se stessi e con il proprio passato, alla ricerca di un futuro che spesso non arriva.

Problemi grandi e piccoli, un amore non ricambiato come si vorrebbe, un altro non riconosciuto dallo Stato in cui si vive perché tra persone dello stesso sesso, rapporti familiari sbagliati e violenti, la perdita di un congiunto, lo scontro tra civiltà e religioni.

E Dio… un Dio a cui don Leo si rivolge, a volte con tono amichevole altre con rabbia, ma un Dio di cui è totalmente pervaso. La religione e il Cristianesimo sono molto presenti in tutto il romanzo, tutti i personaggi sono animati da una forte fede che però viene sempre messa in discussione, proprio a causa dei dubbi sulla propria identità e sul proprio ruolo e dall’incontro/scontro con il diverso.
Forte e drammatico il finale, ricco di significato ed espiazione.

Ho parlato di complessità della trama e non si può sicuramente non far cenno anche alla complessità dello stile. Bruciare tutto non è un romanzo facile, un romanzo che “scorre”. Il continuo alternarsi dei personaggi e delle vicende, l’inserimento di passi e citazioni, l’avvicendarsi spazio/temporale ne fanno un testo articolato e sicuramente non per tutti. Bisogna calarsi nella storia e decidere di seguire don Leo lungo il suo cammino per riuscire ad arrivare, nonostante un po’ di difficoltà, ma anche di travaglio interiore, alla fine.

Un romanzo articolato e non facile, quindi, ma sicuramente interessante e foriero di spunti di riflessione profonda e, magari, di autocritica su se stessi e su ciò che ci circonda.

 

 

Walter Siti


Diplomatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, già docente dell’Università di Pisa e della Calabria, fino all’ottobre 2007 è stato professore di Letteratura italiana contemporanea all’Università dell’Aquila. Ha pubblicato due volumi di critica letteraria, Il realismo dell’avanguardia (Einaudi, 1973) e Il neorealismo nella poesia italiana (Einaudi, 1980); ha pubblicato inoltre su varie riviste italiane e straniere («Nuovi argomenti», «Paragone», «Rivista di letteratura italiana» e altre) saggi su Montale, Penna, Pier Paolo Pasolini e sulla poesia italiana contemporanea.

 

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