Cacciatori di morte




Cacciatori di morte


Autore: Fabio Antinucci

Editore: LFA Publisher

Genere: Fantasy

Pagine: 142

Anno di pubblicazione: 2017

Sinossi. Regno di Bari, anno 2104. Il mondo è cambiato. L’orrore, evento apocalittico e inatteso, lo ha trasformato in un luogoabituato al soprannaturale, inospitale e cupo. Oltre che da guerre, genocidi e dittature, l’umanità è afflitta dalla piaga dei demoni. Gruppi paramilitari specializzati si impegnano, in cambio di compensi cospicui, a proteggere la popolazione. Diogene è uno di questi. Capitanata dal generale Abel Guitierrez, Diogene è reputata la miglior compagnia di tutti i Regni Islamici. E la più rispettabile.

Recensione di Marina Toniolo

Ci troviamo in un futuro remoto. Il Califfato ha preso il potere dopo varie guerre e a Bari, come in altre città, si rifugia la maggior parte della popolazione. Coabitano varie etnie scampate ai massacri e, attenzione, all’orda di demoni che si sono scatenati sulla Terra.

In una casa nel quartiere povero abitano un’ebrea in odore di maledizione, una giovane cristiana con lo stesso male e il padre, un cristiano assassino. Le donne sono dotate di poteri paranormali, possono vedere i Mostri. Fanno parte del gruppo Diogene e sono militari specializzati nel risolvere i ‘problemi’ con le entità soprannaturali.

Vengono chiamati per un intervento urgente in aperta campagna. Lì si svolge il racconto: le due donne, Anna e Isabel, saranno impegnate in un esorcismo che mi ha ricordato molto ‘The Conjuring’. Dovranno affidarsi alle loro visioni mentre saranno aiutate dagli uomini armati del contingente.

Romanzo breve che ha dei buoni spunti interpretativi ma che sono sistemati in modo caotico. I capitoli si dividono tra la storia attuale e il passato, ma quando si giunge all’esorcismo risultano non intuitivi i passaggi temporali essendoci nel mezzo anche le visioni.

Confusi invece sono i passaggi che riguardano il Regno di Bari e il Califfato, quasi che Antonucci non abbia osato spingersi verso un approfondimento maggiore.

Lo stile narrativo è di chi afferma nella biografia che ‘ scrive, male, da una vita” ma nel complesso penso risulti facile da leggere specialmente per un adolescente appassionato. Mi è piaciuto il rapporto che si svela tra la matrigna – Anna – e Isabel, una donna e una ragazza unite da un passato doloroso ma che riscoprono l’affetto e la complicità.

In ogni caso penso che sia un’ ottima base per creare dei fumetti. 

INTERVISTA


Ho avuto la possibilità di leggere il tuo romanzo breve e, anche se qualcosa non mi ha convinta, mi è parso che ci siano delle buone basi per la creazione di una graphic novel. È in programma?

Ciao, e grazie per le domande! Per quel che riguarda questo ciclo di storie, che ho intenzione di continuare con nuovi episodi, non ho pensato a trasposizioni in romanzi grafici. Anzi, l’obiettivo sarebbe quello di mantenere questi personaggi in una dimensione quanto più letteraria possibile, in un ciclo di romanzi brevi come questo o poco più lunghi. Tuttavia, la tua domanda mi colpisce per due motivi: primo, sono un appassionato di fumetto, quindi l’idea mi piace molto. Secondo, il mio sogno è proprio quello di usare altri personaggi inseriti nello stesso setting per fumetti o storie illustrate.

Spiegami meglio la questione delle Guerre e l’ascesa del Califfato, sono dei punti oscuri nello scritto. Sembra in ogni caso che ci sia libertà per le donne, visto che possono a loro scelta decidere di indossare il velo oppure no.

Il carattere frammentato dell’esposizione del setting all’interno del romanzo è voluto: pur avendo una serie di appunti (anzi, più di una serie di appunti) che illustra tutta l’ambientazione nei particolari, credo che un buon romanzo distopico viva anche di elementi di caratterizzazione accennati, sparsi nella storia, che accrescano l’atmosfera e soprattutto facciano comprendere di cosa essa parli senza sforare nel didascalismo (cosa che odio). E, anche se non tutto si capisce in questo primo romanzo, l’obiettivo è quello di andare più a fondo con i prossimi.Per quel che riguarda il background della vicenda, quel che posso dire al momento è che questo mondo è rimasto vittima di una sorta di “epidemia di fenomeni soprannaturali”, un vero e proprio assalto di creature che chiameremmo “spettri” o “demoni”, che hanno stravolto completamente la realtà e le varie società, le quali sono collassate sotto il peso della paura e della tensione sociale. Le religioni hanno finito per radicalizzarsi, e infine per combattersi, piombando in una sorta di “medioevo futuristico” (per semplificare). Dopo questa guerra, l’Italia è spaccata in due metà: un nord sotto un regime clericofascista, il sud sotto gli islamisti. Il dettaglio del velo è in effetti divertente da spiegare: Anna e Isabel, in quanto “streghe”, devono essere pienamente riconoscibili come figure fuori dalla società, e passano buona parte del tempo che non passano “al lavoro” in casa, che di fatto è una sorta di ghetto, di prigione dorata. Quando escono, devono essere riconoscibili come “maledette”, e quindi possono andare senza velo. Questo era un tocco che volevo per caratterizzare il setting come “vivo” e non troppo stereotipato.

Qual è l’episodio in cui Anna e Isabel acquistano le loro facoltà? Scrivi che deriva da un episodio, ma mi piacerebbe che tu lo illustrassi insieme ai tuoi prossimi progetti

Alcune cose vengono accennate durante il romanzo, ma in maniera frammentata. Anna e Isabel sono state maledette da qualcosa di oscuro sul finire del conflitto. Si sono incontrate per caso, sulla linea del fronte, Anna profuga di guerra incinta e Isabel figlia di un generale dell’armata cristiana. Purtroppo per loro, in un modo che a noi non è dato sapere-siamo in un contesto in cui il soprannaturale agisce come elemento della realtà di tutti i giorni, e spesso apparentemente senza ragione-sono cadute vittima di una maledizione che le ha portate a poter “sentire” i morti, e in generale il mondo del soprannaturale. Un episodio che ha portato via ad Anna suo marito e il loro bambino, e a Isabel sua madre, e soprattutto le ha corrotte, e soprattutto le ha fatte diventare “streghe” agli occhi delle persone. Dopo la vittoria degli islamisti sui cristiani, loro due e Abel, il padre di Isabel, hanno formato una sorta di famiglia tenuta insieme dal destino comune di “paria della società” e dal loro amore, e il governo, in cambio della vita risparmiata, ha fatto dei tre un mezzo per investigare su eventi soprannaturali e combattere i malefici. L’obiettivo è quindi raccontare la storia di una famiglia ai margini della società, che convive con un male soprannaturale in apparenza insormontabile, che però paradossalmente dà loro il potere di risolvere problemi e fare del bene. Al contempo, quel male le ha condannate alla persecuzione. È come raccontare una storia di vittime della Santa Inquisizione, come raccontare un frammento di un’epoca storica dal punto di vista degli ultimi e dei ghettizzati.

A cura di Marina Toniolo

https://ilprologomarina.blogspot.com/

Fabio Antinucci


ha 30 anni e alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e criticocinematografico, letterario e fumettistico. E’ appassionato di letteratura horror e fantastica, divora film di genere di pessima lega (anche se non disdegna I pezzi da novanta). Scrive, male, da una vita e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame.

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