Come un animale




Recensione di Sara Ammenti


Autore: Filippo Nicosia

Editore: Mondadori

Genere: Narrativa

Pagine: 228

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Un uomo si trasferisce a vivere da solo in una villa fatiscente nella campagna laziale. Cerca la solitudine. Con sé ha pochi ricordi, uno zaino, qualche foto, romanzi da leggere e rileggere, nessun telefono. Trascorre il tempo bevendo e nutrendosi di cibi precotti. Nel suo passato c’è qualcosa, una colpa, una perdita: non lo sappiamo, perché all’inizio Andrea non ne parla neanche con se stesso. Un giorno, di ritorno dalla spesa settimanale, gli si rompe la macchina e la vicina, Silvy, lo trova ubriaco e addormentato dentro la vettura impantanata. Si interessa a lui e lo invita a cena, ma il marito di lei non gradisce queste attenzioni. Andrea compie attività minime, che assumono densità assoluta nelle sue giornate spoglie. Osserva i movimenti elastici di Silvy nel giardino e i cambiamenti della luce con lo stesso intorpidito rapimento. Cattura insetti – un ragno, uno scarafaggio, una falena – che sistema sotto un bicchiere capovolto in attesa che muoiano. Finché arriva a cercarlo un ragazzo appartenente a una famiglia malfamata, Yuri. Ha saputo che Andrea è un insegnante di Lettere e gli chiede di dargli ripetizioni in cambio della riparazione dell’auto. Superando poco a poco le reciproche ritrosie, i due iniziano a incontrarsi, Andrea fa leggere a voce alta al ragazzo le pagine di McCarthy, Silone, Pavese, gli fa scoprire il piacere dell’identificazione, il calore e la vita che la letteratura sa trasmettere. Mette così in discussione il destino di Yuri, che la famiglia vorrebbe allontanare dagli studi, e al tempo stesso si rende conto di avere ancora qualcosa da offrire agli altri. Giorno dopo giorno, a colpi di bellezza, empatia, sensualità, desiderio, il paesaggio ricomincia a germogliare nella terra desolata del protagonista, imponendogli la necessità di fare i conti con ciò che si è lasciato alle spalle.

Recensione

Regola numero uno: se osservi attentamente, bastano cinque minuti per conoscere qualcosa. Regola numero due: se osservi attentamente, non bastano cinquant’anni per conoscere qualcosa.”

… o qualcuno, o ancor di più se stessi. Quanto dolore possiamo sopportare prima di scoppiare, quanto un essere umano è davvero capace di conoscere se stesso e di sapere come reagirà alla violenza con cui la vita ti porge i suoi doni meravigliosi e poi te li porta via nel tempo di un respiro, nel tempo di una canzone?

E’ questo che Filippo Nicosia, scrittore messinese al suo secondo romanzo, prova a raccontarci nel suo ultimo libro, una storia che ruota attorno ad Andrea e al dolore che lo porta a ritirarsi in una villa nella campagna romana, in assoluta solitudine.

Ma chi scrive e ci accompagna a passi leggeri in questo viaggio interiore nell’animo umano, fin da subito inserisce degli elementi chiave nella narrazione e nella ricostruzione del nuovo io del protagonista.

Il primo, inanimato ma di forte carattere, è senza dubbio la casa scelta da Andrea per affrontare i giorni della solitudine: lo stato di abbandono in cui versa non ne scalfisce la forza e la solidità, una casa che ha resistito a mille intemperie e che probabilmente sarà ancora lì alla fine della nostra storia, come se nulla fosse accaduto.

Radicata e pervicace come la gramigna che aspetta il giorno del giudizio, anche in malora quella villa avrebbe ricordato al mondo cos’è il brutto, nel cui cuore profondo io e Yuri avevamo piantato qualcosa.”

Il secondo elemento chiave è la natura e la sua incontenibile capacità di seguire il corso del tempo e delle stagioni, nonostante tutto e tutti. Nicosia con molta sapienza si destreggia tra le stagioni guidando il nostro Andrea da un’estate di atroci dolori divampati come un incendio impossibile da domare, verso un inverno freddo e solitario, come il cuore di ha subito uno strappo troppo violento. Ma la primavera è lì, inesorabile, ad attendere Andrea e chi come lui ha incrociato il suo cammino verso una rinascita inattesa.

E poi ci sono loro, gli insetti, grande metafora kafkiana del senso di isolamento e di emarginazione che Andrea sta vivendo. Per esorcizzare la morte, il protagonista comincia ad osservarli, per poi farne una piccola collezione privata, un museo degli orrori che sembra restituirgli il controllo sulla vita e sulla morte.

Gli esseri costretti in spazi piccoli, privati della libertà, diventano di colpo macroscopici e interessanti. Era quello il motivo per cui anch’io mi ero rintanato laggiù? Per sentirmi più grande e importante?”

E se è vero che nessuno si salva da solo, la salvezza di Andrea passerà attraverso due nuove persone che si affacceranno in maniera piuttosto incisiva nella vita del protagonista senza lasciargli scampo. Si tratta di due personaggi opportunamente scelti dall’autore per simboleggiare le due grandi perdite di Andrea: una figura femminile che pian piano lo aiuterà a riaprire cassetti chiusi a chiave da molto tempo e a comprendere che la vita è molto democratica nell’elargire sofferenza, non risparmia nessuno; una figura maschile che proverà a restituire forza e fiducia nelle proprie capacità a chi da troppi anni ormai le aveva perdute, ma non senza un prezzo da pagare.

Molto efficace la scelta di espedienti narrativi come la scelta di una vera e propria colonna sonora e l’utilizzo della prosa in questa narrazione breve ma di grande impatto, dove tutto è scelto con cura ed attenzione, tutto ha un significato: i dialoghi, le ambientazioni, i simboli, i libri, le macchine, i cavalli, la reclusione, la libertà infine, come atto necessario al compimento di un nuovo umanesimo, affrancato da vecchie dolorose dipendenze.

I lampioni sfarfallavano tenui, assaltati dagli insetti. Non c’era la luna e sulla volta del cielo baluginava l’alone opalescente di una poltiglia di stelle, come se la galassia le avesse vomitate, caotiche e pulsanti, proprio sopra la mia casa.”

 

A cura di Sara Ammenti

instagram.com/sara.nei.libri

 

Filippo Nicosia


(Messina, 1983) è scrittore e autore televisivo. Nel 2013 ha fondato la libreria itinerante “Pianissimo” (premio Gutenberg 2014, premio Fiesole 2015) e nello stesso anno ha pubblicato il reportage Pianissimo libri sulla strada – a 20 km orari per amore della lettura con Terre di Mezzo Editore. Ha esordito nella narrativa nel 2017 con Un’invincibile estate (Giunti), selezionato al premio Città di Cuneo per il primo romanzo e finalista al premio Zocca Giovani.

 

Acquista su Amazon.it: