Cosa rimane di noi




Recensione di Patrizia Argenziano


Autore: Manuel Sgarella

Editore: Amazon Publishing

Pagine: 311

Genere: thriller

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

RECENSIONE

Lui è Luca, Luc, il Cieco o Occhio: il suo nome dipende da chi ha di fronte.

Lui è un uomo distrutto come tanti, un marito amorevole, un poliziotto che vede oltre le apparenze, un mostro per necessità ma è soprattutto un padre. Un padre disperato che, in questo momento, sogna di riabbracciare presto la figlia Martina.

Martina è scomparsa in una giornata di mare e di sole, sparita nel nulla, e per un poliziotto che lavora nel reparto speciale della Polizia Postale alla perenne ricerca di pedofili è più di un pugno nello stomaco, è come infilarsi in un tunnel che non ha vie d’uscita ma solo ed esclusivamente buio e muri. E sono il buio, l’incertezza e la paura che trascinano Luca Morando sempre più a fondo.

Da poliziotto insostituibile, è un attimo diventare poliziotto a riposo forzato, da marito adorabile è inevitabile diventare marito inesistente, in colpa per la tragedia che si è abbattuta sulla famiglia a ciel sereno, ci vuole poco per finire nel “nulla” e chiudersi in una dolorosa solitudine annaffiata da litri di vodka, sensi di colpa e amare illusioni. Impossibile continuare a scorgere, ogni giorno, attraverso un pc, volti di bambini indifesi e dallo sguardo spento e vuoto, bambini tra le braccia di uomini senza scrupoli, senza anima, senza morale e senza cuore. Impossibile continuare a vivere con una donna identica a Martina che non si può più guardare negli occhi. Quello che si può fare è affogare nella vodka sotto lo sguardo, quasi protettivo, dell’informatore di sempre trasformato in amico: il Santo.

A rompere questa incolore quotidianità, uno spiraglio di luce, un barlume di speranza, la presunta possibilità di rintracciare Martina. Un altro bambino è scomparso, è il figlio di un pezzo grosso che chiede aiuto proprio al Cieco, il Luca Morando dei tempi migliori, quando era imbattibile nel suo campo. Tutto ciò in confidenza e in cambio di informazioni su Martina. Per il Cieco significa ripiombare all’inferno con il cuore chiuso in una morsa ma la speranza di rivedere la piccola non ha rivali.

Occhio è pronto, anche se, in realtà, non si è mai pronti per affrontare l’inferno. Il Santo lo accompagna, incredulo e disgustato. Il viaggio è lungo e tortuoso, non indolore; la Milano che incontriamo non è quella che siamo abituati a vedere, è una Milano corrotta, sotterranea, disgustosa, malavitosa, raccapricciante, vendicativa e malata: una Milano che si deve rendere diversa, ad ogni costo.

Un tema difficile quello della pedofilia, che l’autore affronta con parole crude, fredde, chiare; non c’è nulla lasciato all’immaginazione, ci mostra il percorso dei mostri e quello delle forze dell’ordine per individuarli, ci mostra l’altra faccia di una città che luccica per bellezza, cultura, moda e modernità, ci mostra l’inferno senza cadere mai nel banale o nella volgarità, ci mostra il dolore. Tutto ciò lo fa attraverso la figura di Luca Morando.

Luca è prima di tutto un padre, un padre che si sente in colpa per non essere stato più attento, per non aver impedito la scomparsa di Martina, per non averla ritrovata; Luca è un padre che non ha mai perso la speranza di ritrovarla, è un padre che non ha più un lavoro, una moglie, una vita, perché un padre è nulla senza la propria figlia; Luca è un padre disperato perché sa cosa significa quando una bambina scompare nel nulla, lo sa perché le scomparse di bambini facevano parte del suo quotidiano lavorativo. Luca è la rappresentazione del dolore.

Luc è tutto ciò che Luca era prima della tragedia, è il marito affettuoso di Nicole, è uno dei simboli dell’amore e della famiglia, Luc è tutto quello che ora non è più ma che potrebbe essere ancora.

Il Cieco è Luca poliziotto di sempre, quello che passava ore al PC per smascherare i pedofili fingendosi uno di loro, per poter cogliere i minimi particolari utili; il Cieco era quello che vomitava perché l’angoscia era troppo forte e l’inferno troppo inferno.

Occhio è Luca adesso, uomo che per necessità si trasforma in mostro e ripiomba all’inferno, Occhio è la furbizia, la forza dettata dalla disperazione, Occhio è l’ultima spiaggia per trovare Martina.

Luca è reale, vero e trasparente esattamente come l’amico Santo che cerca di sostenerlo e aiutarlo con tutti i mezzi che ha a disposizione, il Santo che mostra la sua forza ma anche e soprattutto le sue fragilità senza vergogna e il suo passato senza rinnegarlo, il Santo che rappresenta l’amicizia inaspettata, la vita che va avanti nonostante gli eventi negativi e dolorosi.

Non solo loro, ma anche tutti gli altri personaggi da Nicole ,moglie e mamma, a Bono, ex compagno di lavoro, passando per Katia, mamma del bambino scomparso, hanno tutti qualcosa da dirci, un messaggio da inviarci, sono tutti estremamente reali e vivi.

È un libro scorrevole che si legge quasi con premura per sostenere Luca e Nicole, per aiutarli a ritrovare la vita persa quel maledetto giorno al mare.

È un libro, a suo modo, bellissimo, ma difficile da digerire; un libro che, in certi punti, ti fa chiudere gli occhi proprio come al cinema per evitare di vedere immagini che potrebbero far male al cuore, un libro che fa arrabbiare e piangere, un libro che parla di amore e di dolore ma anche di speranza e di luce. È un libro che non puoi dimenticare, che ti spinge nel buio più profondo e che vorresti fosse solo un libro, una brutta favola ma che, sai bene, non si discosta molto, purtroppo, dalla realtà.

È un libro dal finale che non ti aspetti. Da leggere se si è abbastanza forti ma anche se si crede che dopo il buio c’è sempre una piccola speranza.

 

A cura di Patrizia Argenziano

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Manuel Sgarella


Manuel Sgarella è diplomato alla Civica Scuola di Cinema di Milano, dal 1999 collabora con VareseNews e dal 2010 è un giornalista professionista.

 

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