Cuori fanatici




Cuori fanatici: amore e ragione

Recensione di Sara Ammenti


Autore: Edoardo Albinati

Editore: Rizzoli

Genere: Narrativa

Pagine: 396

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Tutti i cuori sono fanatici. Quelli che ci racconta Edoardo Albinati hanno tra i venti e i trent’anni, e sono posseduti da una smania inesauribile: di capire, di essere se stessi eppure diversi, di proteggersi e bruciare. Vogliono poter desiderare senza limiti. Intorno all’amicizia tra Nanni e Nico – il nucleo centrale del romanzo – si ramificano le vicende di una folla di personaggi: studenti pigri, bambine insonni, nonne dispotiche, supplenti dalle trecce bionde, maghi e terroristi, ragazze alla pari e dj. A legarli sono sempre le parole, usate per sedurre e punire: Cuori fanatici è dunque un talk novel, romanzo di parole lanciate addosso e strappate di nascosto, di ragionamenti sofisticati o brutali, di chiacchierate assurde e litigi sussurrati. Dopo la monumentale ricerca de La scuola cattolica, spostandosi verso l’inizio degli anni Ottanta, Albinati inaugura una nuova saga dove la posta in gioco sono le profondità oscure delle vite di ognuno di noi e le superfici scintillanti dei rapporti con cui si intrecciano. È la forza della letteratura a rendere conto dello slancio dei suoi cuori fanatici e a guidarli nel labirinto dove possono perdersi o salvarsi, e che ciascuno guardandosi allo specchio chiama: la mia vita.

 

Recensione

“La letteratura depriva del senso della realtà. fervore mal speso. roba da ragazzi fissati. Ma sì,  forse il vero grande romanzo è quello di chi parla incessantemente di libri e romanzi, li ricorda, li sogna, ne racconta la trama al vicino per convincerlo a leggere, per trasmettergli entusiasmo, e così spende la sua vita, anzi la brucia, con una fiamma viva e breve, come fuoco fatto coi giornali vecchi. Un ennesimo cuore fanatico.”

 

Eh già, poiché sono molti i cuori fanatici raccontati da Edoardo Albinati in questo romanzo, cuori di giovani donne e uomini che si avvicendano tra le pagine in un susseguirsi veloce e consecutivo di persone e vite diverse.

La storia si dipana intorno a pochi personaggi principali: Nanni, un professore trentenne, padre di tre bambine avute in giovane età, poeta e marito innamorato; Costanza, la moglie di Nanni, madre e moglie, ma soprattutto donna alle prese con il proprio conflitto interiore; Nico, il migliore amico di Nanni, giovane e promettente scrittore, che cerca di liberarsi dalla figura ingombrante del padre ambasciatore. Intorno ad essi si sviluppano le storie di tanti altri giovani cuori che, come premesso nel titolo, combattono la loro esistenza nell’eterna lotta tra amore e ragione. Il riferimento piuttosto esplicito a uno dei più famosi romanzi della Austen non ci induca però a pensare ad un romanzo di stampo neoclassico, dove ragione e sentimento si alternano in una lotta sofferente che si conclude in una schiacciante vittoria dell’amore.

Al contrario, le battaglie in Albinati lasciano tutti finali aperti, dove non c’è spazio per il lieto fine, ma piuttosto per una non fine. Estremo conoscitore dei tormenti dei cuori, l’autore sa che nessun conflitto è mai davvero risolto e così lascia che ogni storia si sussegua ad un’altra senza particolari intrecci, come un fotogramma di immagini consecutive che scorre veloce nel film della vita.

Lo stile è fluido e, nonostante i continui salti temporali, il lettore non è mai in difficoltà nel seguire la narrazione. Il discorso passa spesso alla forma diretta senza l’uso specifico della punteggiatura, ma è così naturale il fluire delle parole che sappiamo perfettamente chi sta parlando senza che ci venga spiegato. Nello stesso modo, implicito e spesso indiretto, scopriamo che la storia è ambientata a Roma, negli anni Ottanta. Lo testimoniano le bellissime pagine che Albinati dedica al Tevere.

 

“Il fiume non aveva voce, non raccontava nulla del suo cammino. Si era fatto cento chilometri di anonimato prima di avere il suo colpo di fortuna ed entrare nei libri di storia. Un tragitto mediocre, illuminato da poche miglia di leggenda.”

 

La prosa, come nel resto della sua produzione, alterna periodi molto asciutti a momenti di puro lirismo, intersecati dall’utilizzo di vere e proprie pagine di poesia che sorprendono piacevolmente il lettore.

Il risultato è un romanzo affascinante, che utilizza se stesso come metafora della vita stessa: momenti aulici in contrasto con crude volgarità, periodi prolissi a cui seguono scambi di battute concise e dal ritmo serrato, grandi interrogativi risolti da piccole verità quotidiane. Così arriviamo alla fine della lettura con la voglia di tornare subito indietro e rileggere tutto quello che è stato detto, con la sensazione di aver perso qualcosa, che le pagine siano corse via troppo veloci e noi non abbiamo fatto in tempo a comprendere tutto, a ricordare, a conoscere, a sentire, a vivere.

 

 

A cura di

Sara Ammenti

instagram.com/sara.nei.libri

 

Edoardo Albinati  (Scheda Autore)


Edoardo Albinati è nato a Roma nel 1956. Lavora come insegnante nel carcere di Rebibbia. Tra i suoi libri Maggio selvaggio, Orti di guerra, 19, Sintassi italiana, Svenimenti, Tuttalpiù muoio (scritto con Filippo Timi), Vita e morte di un ingegnere. Nel 2016 ha vinto il Premio Strega con La scuola cattolica.

 

 

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