Da duemila anni




Recensione di Velia Speranza


Autore: Mihail Sebastian

Traduttore: Maria Luisa Lombardo

Editore: Fazi Editore

Pagine: 193

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 
 

 

 

SINOSSI: Negli anni venti, la Romania vede esplodere e diffondersi sempre di più l’antisemitismo. Vittima di questa ideologia è anche il protagonista, uno studente universitario che suo malgrado si ritrova partecipe di eventi e lotte che non riesce veramente a comprendere. Per questo motivo, egli si circonda di personaggi carismatici e dalle grandi idee, sperando di trovare in loro la luce da seguire. Ma alla fine, come si può porre rimedio ad un problema millenario?

 

RECENSIONE.

Essere ebreo non è mai stato semplice. Essere ebreo negli anni Venti in Europa era ancora più difficile, quasi un atto di coraggio. Essere ebreo in una Romania avvelenata da risentimenti e furore impediva quasi la vita.

Lo sapeva bene Mihail Sebastian, autore del romanzo, che proprio come il suo protagonista si è ritrovato a lottare da studente contro una Bucarest ribollente, contro una società che lo ripudiava solo in virtù della sua religione. Morte agli ebrei è il grido che risuona fra le pagine, ma che è considerata una cosa normale. Nessuno si gira mentre crocchi di giovani lo gridano nelle strade, nessuno s’indigna perché nessuno lo reputa importante, straordinario o anche solo vagamente offensivo. In fondo, perché avrebbero dovuto? Perché lottare contro un grido di morte e odio in cui anche loro credevano, che sentivano ripetersi da generazioni?

Forse dietro il protagonista di Da duemila anni si nasconde proprio Sebastian. Il dubbio sorge immediatamente: entrambi ebrei, entrambi studenti a Bucarest, entrambi circondati da intellettuali attivi e carismatici. L’assenza di un nome e la forma diaristica alimentano l’ipotesi.

Ma la presenza di una connessione fra autore e personaggio non è determinante ai fini dell’opera. Per nulla. L’ebreo senza nome del romanzo è l’Ebreo, quello di ogni luogo e tempo che cerca di trovare una risposta, una soluzione all’antisemitismo.

E per farlo, lui che non ha idee, risoluzioni attuabili nell’immediato, si affida a chi esprime le sue con tale sicurezza da farle apparire assolute: il marxista S.T. Haim, il sionista Winkler, il professore Blidaru sono uomini animati dal furore, il grande sentimento di un’era dominata da scontri d’idee, risentimenti e voglia di vendetta – contro chi o cosa non ha importanza.

Eppure, in queste idee urlate ai quattro venti, egli scorge sempre qualcosa d’incompleto, di rozzo, di inutile. E questo dubbio, questa incertezza che si tramuta in vizio e lassismo, lo deteriora, togliendogli anima, cuore e corpo. Incapace di vivere da sé, si lascia trascinare dall’energia altrui. E l’unica azione che compie volontariamente, la scrittura, peggiora questo stato d’essere.

I drammi del protagonista appaiono chiari, vivi e pulsanti grazie a una scrittura limpida, asciutta, ma mai scialba. La scrittura dei grandi autori dell’Europa dell’Est, capace di suscitare in poche righe, con poche parole, emozioni che scuotono il lettore nel profondo.

Una pausa dal turbine iniziale viene concessa all’apertura di un nuovo capitolo di vita, incentrato sull’azione pura e fisica. L’architettura è la chiave di volta di una nuova esistenza, in cui i problemi passati appaiono offuscati, figli di un tempo che è nato e morto in sé stesso.

Ma l’antisemitismo è sempre dietro le porte, pronto a ripresentarsi in tutta la sua forza, ammantandosi questa volta addirittura di logica. Un’anticipazione di quella che sarebbe diventata l’intera Europa di lì a qualche anno, nel momento in cui Hitler aveva appena iniziato la sua ascesa.

Alla fine, ciò che rimane, è sempre la stessa domanda, quella che il protagonista si trascina stancamente fin dalle prime pagine e che continuerà ad accompagnare il lettore alla fine del romanzo:

come porre fine ad un sentimento che dura da duemila anni?

Non c’è risposta.

 

 

 

Mihail Sebastian


Mihail Sebastian è nato nel 1907 in Romania, da famiglia ebraica. Studente di legge all’università di Bucarest, rimane affascinato e travolto dalla letteratura e dalla ribollente vita intellettuale di quegli anni, tanto da formare con Emil Cioran e Nae Ionescu il gruppo Criterion. Espropriato dei propri beni in quanto ebreo, Sebastian riesce comunque a portare avanti la carriera di scrittore e giornalista. In Italia, Fazi Editore ha pubblicato Da Duemila anni, uno dei suoi romanzi più famosi.