Dall’altra riva




Recensione di Fiorella Carta


Autore: Emmanuelle De Villepin

Genere: Narrativa

Pagine: 183

Editore: Longanesi

Anno: 2020

Sinossi. Al funerale di suo padre, in Normandia, Nora non riconosce nessuno. Ma in fondo è normale: sono passati quarant’anni dall’ultima volta in cui aveva visto parenti e amici di un tempo lontanissimo che Nora ha cercato di dimenticare. Quarant’anni da quando è scappata dalla sua famiglia senza mai voltarsi indietro. Con una sola persona è rimasta in contatto per tutto quel tempo: sua sorella Apolline, che con lei ha diviso il dolore dell’abbandono da parte della madre Nadège, donna bella e difficile che dopo aver recitato senza troppa convinzione il ruolo di madre e moglie perfetta era improvvisamente scomparsa facendo precipitare il marito nella depressione.Durante la lettura del testamento il notaio consegna alle due sorelle un diario scritto dalla madre, col racconto di quel che le era successo dopo la fuga. Le figlie, sconvolte nello scoprire tanti segreti sul conto dei genitori, decidono di mettersi sulle tracce della donna. Inizia così un viaggio commovente tra Francia e Toscana, tra presente e passato, per chiudere un cerchio e scoprire che alcuni legami sono così intensi da sopravvivere a qualunque abbandono.

Recensione

La famiglia è la radice da cui partiamo e a cui torniamo. Tendiamo sempre a scappare, dai problemi che ciò comporta, dai traumi e dalle responsabilità, per poi rientrare nel guscio per ricomporre le cose, per riassemblare noi stessi.

Nora decide di dipanare il filo rosso che la lega alla sua famiglia e tenderlo quanto più le è possibile per ricacciare il dolore di perdite avvenute per motivi differenti con differenti conseguenze per tutta la sua famiglia.

Lo tende, ma non può spezzarlo perché a un certo punto chi ha deciso di rimanere, per spirito di sacrificio forse o per sua stessa natura, lo riavvolge e la coinvolge.

La morte del padre di Nora è un aut aut, è la vita che bussa e le dice che è arrivato il momento di togliere il velo, soffiare via la polvere dal dolore e dare risposte a tante domande.

Apolline, così diversa dalla sorella, così rilassata nei confronti del mondo, riporterà Nora verso un cammino interrotto, spinoso forse, ma necessario per tutti, per capire la fuga della loro madre e dare un senso al perdono, salutare un’ ultima volta ciò che era e ciò che non è mai stato.

Un romanzo a doppio binario: da un lato la sofferenza dei figli, abbandonati e frastornati dall’altra il racconto di una madre cosciente dei suoi errori ma incapace di tornare indietro, dove non avrebbe mai voluto essere.

Puntare il dito non serve, non siamo onnipotenti o scevri da peccato per poter decidere e sentenziare.

La storia intensa e coinvolgente che andrete a leggere ha un punto di vista super partes, così chiaro e onesto nel mostrare il lato grigio delle cose, da sorvolare sopra qualsiasi accusa per farci capire solo una cosa: non tutti siamo fatti per l’amore, non tutti siamo sempre pronti a gestire le crisi, possiamo solo cercare di vivere sotto la spinta delle nostre più viscerali sensazioni per non guardare indietro e trovare un riflesso che non ci appartiene.

A cura di Fiorella Carta

 

Emmanuelle De Villepin


è nata in Francia nel 1959. Giovanissima si è trasferita a Ginevra, dove si è poi laureata in legge, e quindi a New York. Dal 1988 vive stabilmente a Milano con il marito e le tre figlie. Dal 2006 è vicepresidente della fondazione Dynamo e dal 2011 è presidente dell’Associazione Amici di TOG (Together To Go), un Centro di eccellenza dedicato alla riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse. Presso Longanesi ha pubblicato i romanzi Tempo di fuga (2006), La ragazza che non voleva morire (2008, Premio Fenice Europa 2009), La vita che scorre (2013, Premio Rapallo Carige 2014) e La parte del diavolo (2016). Con Skira, nel 2010, la fiaba La notte di Mattia (illustrata dalle fotografie della figlia, Neige De Benedetti). È autrice del libretto del balletto Madina, tratto da La ragazza che non voleva morire, su musiche del compositore Fabio Vacchi (debutto al Teatro alla Scala nel marzo 2020), con la partecipazione di Roberto Bolle.

 

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