Divorzi




 DIVORZI

di Susan Taubes

Fazi 2023

Giuseppina Oneto (Traduttore)

Narrativa, pag.322

Sinossi. La storia di Sophie Blind comincia dalla fine: camminando per le strade di Parigi, la donna viene investita da un’automobile e perde la vita. Per lei è quasi una liberazione: da questa prospettiva privilegiata può osservare, rielaborare e intrecciare gli episodi della sua esistenza di adulta e di bambina, di ragazza e di intellettuale. Immigrata in America dall’Ungheria, figlia di uno psicanalista ebreo e nipote di un famoso rabbino conservatore, non crede in Dio né nella psicanalisi. Dopo anni di continui viaggi al seguito del marito, decide di porre fine a un matrimonio ormai soffocante; il marito in questione, filosofo donnaiolo, per tutta risposta le suggerisce di parlarne con l’analista. Mentre tenta di ottenere il divorzio, Sophie cerca anche di scrivere un romanzo, ma è costantemente disturbata dalle ingombranti figure maschili che le gravitano attorno. Nel frattempo ci racconta, con ironia, la storia della sua famiglia sullo sfondo delle vicende storiche ungheresi. Quando, dopo molti anni, tornerà nella sua città d’origine, anche le strade che conosceva non saranno più quelle che lei ricorda: saranno un sogno perduto, distrutto dalla guerra. E la sua sensazione di non appartenere ad alcun luogo ne uscirà ancora più rafforzata. Attingendo alla propria esperienza, una vita itinerante sospesa tra Budapest e New York, passando per le fumose stanze d’albergo di Parigi, Susan Taubes compone un raffinato romanzo in cui con un’ironia spiazzante mette a punto un’intelligente disamina del patriarcato, vissuto da donna e da pensatrice.


Recensione di Laura Bambini

Ma alla verità ci tengo. Ora che sono morta tengo solo a quella.”

Sophie Blind muore investita da un’auto al centro di Parigi, poco prima di partire per un viaggio verso un luogo in cui non era mai stata.

Così inizia Divorzi di Susan Taubes.

La protagonista ogni tanto fa capolino con la prima persona, attraverso lettere, pensieri, riflessioni; ciò che intuiamo subito è che a lei non dà così fastidio essere morta, anzi, il sentimento di leggerezza provato poco prima della fine è intatto anche dopo.

A quel punto l’autrice torna indietro e ci racconta la vita di Sophie attraverso un romanzo quadripartito, in cui ogni blocco rappresenta uno spaccato della famiglia e delle figure maschili che l’hanno accompagnata. Tra tutte, mi ha colpita il marito, che da fuori appare come uno sciocco uomo pieno di sé: sostiene di averle concesso sempre troppo e quindi non capisce perché ora dovrebbe concederle anche il divorzio; sarebbe davvero il caso che lei ne parlasse con un’analista e tornasse a dormire con lui.

No, non posso concederti il divorzio se non hai un altro uomo da sposare. Sono responsabile della tua persona. Non hai alcuna ragione per chiedere il divorzio. Tu vuoi soltanto sciogliere il matrimonio. Perché? Sei malvagia, sei intenzionata distruggermi?”

Sophie si interroga anche sulla maternità e su quanto il figlio somigli al marito e, per certi versi, si chiede se non lo sopporta quanto il coniuge.

Per la trama mi fermo qui.

Divorzi è anche una storia di strade e luoghi: Sophie è un’immigrata ungherese, trapiantata in America e sballottata di qua e di là dall’Europa, in un andirivieni che somiglia tanto alla ricerca di un punto definitivo. Sophie non si riconosce in nessun posto, neanche in Parigi che sembra il punto di snodo.

È dolorosa la parte in cui ritorna nella città natale e non riconosce neanche lei, sventrata dalla guerra.

Quanto allo stile, devo tuttavia sottolineare che in più punti la scrittura dell’autrice è risultata ripetitiva e tendente a un’ironia non sempre riuscita, con il risultato che potrebbe risultare noiosa a qualche lettore. Le stesse riflessioni sul patriarcato sono eccellenti dal punto di vita contenutistico, mentre dal punto di vista stilistico, come nel caso del marito della protagonista, potrebbero risultare a tratti macchiettistiche. Nella realtà lo sono, nessuna donna può negarla e figuriamoci dall’occhio di un uomo che non le vive, quindi non la considero una riflessione a sfavore, anzi.

Insomma, un buon romanzo di intrattenimento che mostra un lato della storia ungherese poco conosciuto e la sensazione di chi vive una vita itinerante e a un certo punto perde il confine tra un’abitazione ferma e il mondo in movimento.

Nota finale: l’autrice ha attinto dalla sua storia personale e si è suicidata poco dopo l’uscita di Divorzi, il suo unico romanzo. Non si può scollare questo assunto dal libro, è la parte che lo rende più vero.

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Susan Taubes


Nata a Budapest in una famiglia ebrea, figlia di uno psicanalista, emigrò in America col padre nel 1939 e studiò Religione al Radcliffe College. Grande amica di Susan Sontag, è stata una delle menti più interessanti del ventesimo secolo. Insegnò alla Columbia University e pubblicò Divorzi, il suo unico romanzo, nel 1969. Si suicidò poco dopo.

A cura di Laura Bambini

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