Divorzio di velluto




Recensione di Mara Cioffi


Autore: Jana Karšaiová

Editore: Feltrinelli

Genere: Narrativa

Pagine: 160

Anno di pubblicazione: 2022

Sinossi. Come si sopravvive allo strappo, alla perdita delle radici? Cosa resta, come ci si inventa di nuovo? Katarína torna da Praga a Bratislava per trascorrere il Natale insieme alla famiglia. Alle vecchie incomprensioni con la madre, si aggiunge la difficoltà di giustificare l’assenza del marito Eugen. Ma in quei pochi giorni ritrova anche le vecchie compagne di università, soprattutto Viera, che si è trasferita in Italia grazie a una borsa di studio e torna sempre più malvolentieri in Slovacchia. Le due amiche si riavvicinano, si raccontano l’un l’altra gli strappi, le ferite – Viera con Barbara, che era stata la loro insegnante di italiano, Katarína con Eugen, che l’ha abbandonata due mesi prima con un biglietto sul tavolo della cucina. Katarína ripercorre il rapporto con lui, dal primo incontro al matrimonio forse troppo precoce, con le tante difficoltà di integrarsi a Praga, fino al dolore, di cui ancora non riesce a parlare. E tra i ricordi emergono frammenti della vita a Bratislava sotto il governo comunista: l’abolizione delle festività cattoliche, la censura, le code per la carne e per qualsiasi cosa. Con “divorzio di velluto” si intende la separazione tra Slovacchia e Repubblica Ceca, che nel romanzo riverbera quelle tra Katarína e il marito Eugen, tra Viera e un paese per lei troppo stretto… È una storia di assenze che pesano, di tradimenti, di desideri temuti e mai pronunciati, di strappi che chiedono nuove risorse per essere ricomposti, di sradicamento e di rinascita – una ricerca di sé della protagonista e del suo paese, entrambi orfani di un passato solido. La scrittura versatile e profonda di Jana Karšaiová è straordinaria per un’autrice che ha scelto l’italiano come lingua elettiva. Un esordio letterario di grande maturità.

Recensione

Il romanzo d’esordio di Jana Karšaiová è come un pugno nello stomaco. Entrato – e a ragione aggiungerei – nella dozzina del Premio Strega 2022,  stravolge tutte le prospettive e le modifica.

Quando Katarína torna a casa per festeggiare il Natale con la sua famiglia, la attanaglia la sensazione di sempre, quella di un malessere diffuso da scacciare. Il suo primo pensiero è che sarà per l’ultima volta, che non tornerà più a Bratislava.

Il ricongiungimento con la sua famiglia, però, non è un ritorno, ma una “lacerazione”: sfuggire dalle proprie radici non si può e Katarína deve capire che “tornare” non significa per forza “riconciliarsi”.

L’atmosfera familiare è claustrofobica e la povera Katarína avverte sempre di più il senso di inadeguatezza dell’essere “la figlia guasta” e il fatto che annunci il suo imminente divorzio dal marito Eugen, non fa che accrescere questa affermazione. Nessuno capisce il suo dolore, il suo smarrimento.


Il romanzo, quindi, racconta un duplice divorzio:

quello tra Katarína e Eugen – lei ceca e lui slovacco – e quello tra una nazione.

Il nome “Divorzio di velluto”, fa infatti riferimento alla dissoluzione della Slovacchia, che avvenne in maniera pacifica. Tuttavia, quando c’è una divisione, non può non esserci uno strappo, c’è sempre qualcosa che rimane impigliato, che continua a farsi sentire, ferite che non si rimargineranno mai; nel narrare questo divorzio, flashback dopo flashback, Jana Karšaiová ci racconta anche una storia d’amore e di identità.

Da traduttrice, non posso non citare il piano di lettura di una delle amiche di Katarína, Fiera, una donna forte e indipendente, che ha studiato l’italiano per anni e che non accetta l’idea di essere una straniera.

Sovrappone persino l’italiano alla sua lingua madre, lo slovacco e dibatte con un professore universitario a proposito del concetto della relatività linguistica, ovvero il principio secondo cui il modo in cui osserviamo il mondo è determinato totalmente o in parte dalla struttura della propria lingua madre. Viera non ci sta, vuole sfatare questa ipotesi e afferma che non vuole più sentirsi una straniera.

L’autrice attraverso questo espediente linguistico pone all’attenzione del lettore il concetto di integrazione. Tutta la fatica, la frustrazione, l’impegno che comporta essere stranieri, lontani dal proprio paese d’origine: Jana Karšaiová non ci racconta l’emarginazione, ma lo smarrimento del sentirsi intrusi.

In neanche duecento pagine, Divorzio di velluto ci mette davanti a questioni importanti, temi caldi e complessi e lo fa in maniera superba, dolorosamente, ma coraggiosamente, perché a raccontare un “prima” e un “dopo” sono bravi tutti, ma raccontare il processo di metamorfosi è un’impresa per pochi, che richiede una grande voce.

 

 

Jana Karšaiová


 è un’autrice e attrice di origine slovacca. Ha iniziato a imparare l’italiano da autodidatta nel 2002. Ha vissuto a Praga, a Ostia, a Verona dove ha lavorato come attrice. Dopo una lunga assenza, ha ripreso a lavorare in campo teatrale conducendo laboratori e iniziato a frequentare corsi di scrittura. Il suo racconto Sindrome Italia è stato pubblicato sulla rivista letteraria “Nuovi Argomenti”. Nel 2022 esce per Feltrinelli il suo primo romanzo: Divorzio di velluto.

 

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