Domani andrà meglio




Recensione di Barbara Aversa 


Autore: Betty Smith

Traduzione: Antonella Pietribiasi

Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 313

Anno di pubblicazione: Prima edizione 1948

Sinossi. «Dove si può trovare un luogo più freddo e solitario di una via di Brooklyn il sabato sera?»
Sul finire degli anni Quaranta, Margy Shannon cammina per le vie gelide dell’estremità meridionale di Long Island, dove da un secolo e mezzo sbarcano e si accampano i migranti di mezzo mondo: irlandesi, polacchi, italiani… Non è usuale che una ragazza di diciassette anni passeggi sola per strada, in una fredda sera di gennaio. Margy, però, non è una ragazza qualsiasi, è una giovane donna indipendente. Ha lasciato la scuola a sedici anni per trovare un lavoro e avere quel gruzzolo necessario a poter immaginare la propria via nel mondo. Da qualche tempo è lettrice della corrispondenza alla Società di Spedizioni Thomson-Jonson, che ha gli uffici e i magazzini vicino ai docks di Brooklyn, a un’ora di tram da casa sua. Tuttavia a Margy non interessa l’indipendenza puramente materiale. Quello che le sta davvero a cuore è sfuggire all’opprimente Flo, sua madre, una donna fredda e severa che, con le sue continue lamentele, ha avvelenato la vita sua e di suo padre. Mr. Prentiss, il suo principale, la tratta con il garbo e il riguardo propri di un uomo colto e gentile. Quando si toglie gli occhiali prende persino un’aria giovanile che turba non poco la ragazza. Ma Margie sa che lei e Mr. Prentiss sono come due “navi che passano nella notte”. Una segretaria – dice a se stessa – che sposi il datore di lavoro è un sogno romantico impossibile nella realtà. Cresciuta imparando ad accettare le cose così come sono e a trarne sempre il meglio, Margy accetta la proposta di matrimonio di Frankie Malone, un ragazzo irlandese bruno e scontroso. Certo, non prova quel palpito di cui si parla nei romanzi. Ma chi ha stabilito che sia questa la strada per la felicità? Chi può dire che con Frankie Xavier Malone, commesso ambizioso e pieno di speranze in una piccola società di Wall Street, domani non andrà meglio? Pubblicato per la prima volta nel 1947, dopo il considerevole successo di Un albero cresce a Brooklyn, Domani andrà meglio è uno struggente romanzo che mostra come il desiderio di riscatto sia capace di piegare ogni condizione, per quanto misera possa essere.

Recensione

E’ un romanzo dolce-amaro sul desiderio di rivalsa e di indipendenza, dove la periferia di Brooklyn si presta come cornice perfetta per narrare le vicende della ingenua ma tenace Margie.

E’ la storia di una infausta e difficile emancipazione, inizialmente da una madre tirannica ed autoritaria, che fa del tutto per controllare la protagonista, infarcendola di sensi di colpa, fino ad arrivare ad un desiderio di riscatto e di autonomia personale. La rivalsa che si risveglia nella dolce Margie è un fiore delicato e discreto che lentamente sboccia e che si rivolge alla vita che non sempre le dà ciò che merita ma che malgrado questo la spinge a sognare ancora, pensando che tutto sommato ‘domani andrà meglio’. La realtà spietata e dirompente non riesce a distruggere il mondo interiore di Margie, che è capace comunque di mantenere integra ed incontaminata la parte più limpida di se stessa.

La storia di Margie riesce ad emozionare sin dalle prime pagine in cui si entra nel vivo della sua misera infanzia e di come gli ostacoli e la sua famiglia disfunzionale siano stati da subito il suo pane quotidiano. I genitori sono entrambi delusi dalla vita; il padre fa dei tenui tentativi di cambiamento che non spiccano mai il volo, mentre la madre alimenta sempre di più il suo orgoglio, la sua infelicità, divenendo carnefice essa stessa ed allontanando sempre di più i suoi familiari.

La nostra eroina non desidera grandi cose, ha piuttosto gli stessi sogni di qualunque adolescente del suo tempo e forse di ogni tempo. Questo rende la lettura avvincente, pagina dopo pagina, perché c’è una Margie in ogni lettore che abbia sentito tutto il peso di una sventurata realtà pronta a sbranare ferocemente chi non si adatta, mettendo in un angolo ogni desiderio di cambiamento. E’ un libro appassionato, che consiglio perché il freddo di Brooklyn vi entrerà prepotentemente nelle ossa, avvinghiandovi nella sua morsa e fino all’ultima pagina vi troverà desiderosi più che mai di sperare che forse, magari, domani andrà davvero meglio.

E’ una storia commovente, sulla complessità della propria evoluzione ma anche sulle illusioni e le aspettative dei giovani, un romanzo solo apparentemente retrò, in realtà più attuale che mai, un racconto senza tempo.

A cura di  Barbara Aversa Pacifico

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Betty Smith


Betty Smith, pseudonimo di Elisabeth Lillian Werner, nasce nel 1896 a Brooklyn da genitori figli di immigrati tedeschi. Scrittrice soprattutto di teatro, nel 1943 pubblica Un albero cresce a Brooklyn,  cui seguiranno Tomorrow will be better (1947), Maggie-Now (1958) e Joy in the morning (1963). Muore nel 1972.

 

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