Doppio silenzio




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Gianni Farinetti

Editore: Marsilio

Genere: thriller

Pagine: 194

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Da sempre molto affascinato dalla città – con le sue contraddizioni e i suoi paradossi, bellezza e devastazione del patrimonio storico, festosità mescolata a cupezza – Sebastiano Guarienti vola a Palermo per il matrimonio di un amico con una ragazza la cui famiglia è molto facoltosa. In aereo, su un quotidiano, legge distrattamente la notizia di un omicidio successo proprio nel capoluogo siciliano: un noto impresario edile è stato ucciso a coltellate nelle rovine di un’antica villa. Durante il soggiorno, ha modo di conoscere i membri della famiglia della sposa, i Galvano, tra i quali spiccano uno dei figli, Diego, e la sua gemella, Giulia, entrambi fascinosi, eccentrici, sfuggenti. Dopo il matrimonio, mentre si dirige in taxi verso l’aeroporto, Sebastiano scorge dal finestrino dell’auto la sagoma di un uomo che assomiglia sorprendentemente a un suo antico amante, un ragazzo che non vede da oltre vent’anni. Turbato, decide di capire chi sia quella figura, così scende dal taxi e perde il volo. Ha così inizio uno strano e misterioso inseguimento che porterà Guarienti, lungo il suo percorso, a fare scoperte sconcertanti.

Recensione

Terminata la lettura di questo romanzo, che ha occupato l’intero spazio di un sonnolento pomeriggio d’agosto, al riparo dal caldo, lontana dagli echi di una estate chiassosa e sfacciata, ho avuto la piena consapevolezza di aver commesso vari errori, nella mia esistenza di lettrice.

Uno, quello di non aver mai letto Gianni Farinetti. Due, quello di aver semplicisticamente etichettato questo suo ultimo romanzo come un thriller. Tre, quello di aver dimenticato cosa si prova a perdersi dentro l’abbacinante freschezza e la struggente malinconia delle parole, quando queste sono un ricamo, un cesello di emozioni e di pura suggestione.

Gianni Farinetti mi ha immediatamente conquistata. Il suo personaggio, Sebastiano Guarienti, è un uomo incantevole, che si affaccia all’età di mezzo, quella che ha l’assurdo potere di renderti enormemente affascinante, oppure, al contrario, tremendamente banale, vetusto, vanaglorioso e inconsapevole del tempo che passa.

Sebastiano Guarienti ovviamente appartiene alla prima schiera. Un uomo sensibile, che ha conosciuto l’amore in tutte le sue forme, quello carnale e avventato della giovinezza e l’altro, quello della maturità, fatto di complicità, certezze e consapevolezze. Questa sua sensibilità è come una irriverente calamita, che lo attira verso la bellezza. Quella di un bel viso ma anche quella, ben più palpabile, della natura, dell’arte, della storia.

Questo evanescente ma imperioso richiamo lo terrà in scacco per un paio di giorni, prigioniero della nostalgia e abbacinato dal sortilegio che solo Palermo è in grado di esercitare sui suoi visitatori.

Palermo, protagonista assoluta del romanzo, è l’emblema stesso dellincantesimo. Una città ambigua e mutevole, che nasconde diverse facce sotto il manto della sua leggendaria bellezza. La faccia cattiva, della povertà e della malavita, la faccia buona, quella che trae linfa dai fasti del passato. Farinetti canta la città con slancio e amorevole riguardo.

Riguardo verso il suo passato da nobildonna decaduta, verso gli intrecci delle razze che hanno calpestato il suo suolo nei secoli, verso i suoi meravigliosi orpelli, le sue capricciose facciate, tenute su dall’orgoglio e dal ricordo del passato, quasi doloroso poiché perduto per sempre. Le atmosfere di “gattopardiana” memoria fanno il resto e la meraviglia che si prova leggendo le descrizioni della città sono sublimi. Una città immobile, che non vuole cambiare. Che caparbiamente rimane attaccata al suo passato mentre con una mano armata di scure ne distrugge le fondamenta. Un dualismo doloroso e perfetto che spesso screzia gli amori più impetuosi e più sanguigni.

Non ho saputo resistere alla prosa di Gianni Farinetti. Ho immaginato Palermo, che conosco a malapena, i suoi vicoli, i suoi fasti, il caldo del suo clima, che non opprime ma illanguidisce, la sua lingua, così musicale. Le sue antiche dimore, che si sgretolano piano piano, sotto gli occhi di tutti. E quelle che invece sono state spazzate via da logiche oscure e irrispettose.

Un delitto macchierà i muri di una villa ormai decadente. Un delitto rabbioso, consumato con diciassette coltellate da una mano che si paleserà tuttavia lieve. Sebastiano conoscerà un segreto e sceglierà di mantenerlo tale, perché sa che l’amore, la passione, conoscono molte strade per fare breccia in un uomo e sono capaci di determinare conseguenze inimmaginabili.

Un colpevole senza colpa, se non quella di amare ad ogni costo. L’assoluzione dal suo peccato sarà unalnime, perché non si punisce che pecca per troppo disperato amore.

Un epilogo che vira al sereno. E che lascia il lettore orfano di questo romanzo troppo breve.

  

 

Gianni Farinetti


ha esordito con Marsilio nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa (premio Grinzane Cavour autore esordiente 1997, premio Premier Roman di Chambéry 1997). Con Marsilio ha pubblicato anche L’isola che brucia (1997, premio Selezione Bancarella 1998), Lampi nella nebbia (2000), Regina di cuori e La verità del serpente (2011), Rebus di mezza estate (2013), Prima di morire (2014), Il segreto tra di noi (2016, premio Via Po 2009) e Il ballo degli amanti perduti (2016, premio Racalmare Leonardo Sciascia 2016, premio La Provincia in Giallo 2017, premio NebbiaGialla 2017). I suoi libri sono tradotti nei maggiori paesi europei. Vive fra Torino e le Langhe.

 

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