Extravergine




Extravergine: Vergini si nasce o si diventa?

Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Chiara Moscardelli

Editore: Solferino

Genere: Romanzo di formazione

Pagine: 251 p., R

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. A quasi trent’anni ci sono difetti che nessuno ti perdona, e uno di questi è la verginità. Dafne Amoroso lo sa benissimo, anche perché la sua esuberante amica Ginevra glielo ripete di continuo. C’entra la sua cronica timidezza? La mancanza del padre, che non ha mai conosciuto? O magari un’infanzia funestata da una madre ex attrice di film pornosoft, nudista e fricchettona, che fin dalla pubertà ha tentato a ogni costo di indurre la figlia a liberarsi da quel problemuccio? Trasferirsi a Milano dalla Puglia è stato inutile: a Dafne non succede niente, da nessuna parte. Tanto che quando prende l’aereo diretta in Azerbaijan, per un’improbabile settimana seminariale sul romanzo Regency, lei non pensa certo che la sua vita stia per cambiare. E invece. L’incontro-scontro con un uomo misterioso all’aeroporto, un inseguimento in taxi, un camion pieno di capre e l’inevitabile incontro nel fienile sono solo l’inizio di un’avventura esotica che, incredibilmente, proseguirà a Milano. Qui infatti Dafne viene assunta nientemeno che da «Audrey», patinatissima rivista femminile in cui sembra destinata a passare da un equivoco a un altro ancora peggiore. E a scoprire che non è così facile lasciarsi alle spalle il fascinoso Mathias Gallo e la promessa che le ha fatto… Il romanzo di formazione di una ragazza moderna che avrebbe tanto voluto essere all’antica, ma imparerà che nulla può fermare chi ha deciso di cambiare

 

“Una persona è più autentica, quanto più somiglia all’idea che ha sognato di sé stessa”

 

Recensione

Donne, a raccolta!

Chi di noi non ha almeno un ricordo della gioventù, uno di quei momenti che ci perseguita, così imbarazzante o così nero nel quale avremmo preferito scomparire. Uno di quei momenti dove abbiamo odiato l’essere (probabilmente) adolescenti, dove ci sentivamo insicure e dove eravamo convinte (magari qualcuna ancora lo è) che peggio di noi e della nostra vita non fosse possibile. Quegli attimi in cui la mamma magari era solo un fastidio in più e non ci permetteva di vivere come avremmo voluto, o al contrario, quei periodi in cui avrebbe voluto fare tuuuutto insieme a noi, al limite dello stalking.

Amiche care tranquillizzatevi, perché nonostante tutto, sono convinta che una mamma come la signora Irene nessuna di noi l’abbia mai avuta (almeno credo).

 “Mettetevi nei miei panni, nel senso letterale del termine. In quelli di mia madre non ci riuscireste di certo, perché non li ha mai indossati. Non li ritiene necessari per la sua attività principale, che è poi fumare spinelli in salotto o in giardino in compagnia di amici e conoscenti. Anche loro nudi (e vi posso garantire che non tutti meritano di essere visti così).”

Una signora eccentrica, che ha cercato di spingere la sua figliola a vivere nello stesso modo in cui ha vissuto lei e che invece, è riuscita ad ottenere l’effetto opposto. Dopotutto, essere una attrice pornosoft non è proprio una professione adatta a tutte!

Ma soprattutto, fra le innumerevoli ingerenze, ha sempre cercato di porre rimedio a ciò che per lei è sempre stato un cruccio da mamma preoccupata, la cosa più importante fra tutte e cioè il fatto che sua figlia fosse ancora vergine. Come si fa, dice lei, non è mica normale, è innaturale, bisogna provvedere.

E il papà, dov’è questo poveruomo di cui la signora non parla mai? Il problema è che non c’è, anche perché non serve, e poco importa se nei suoi 29 anni di vita Dafne lo ha sempre cercato, fra tutti gli “amici” di mamma ma senza successo. Un vuoto incolmabile che non ha fatto altro che chiuderla ancora di più in sé stessa, e finendo poi per riversare proprio in questa mancanza parte della colpa della sua vita da monaca trascurata.

Un’unica cara amica; Ginevra, con la quale convive e che però per stile è molto più vicina alla signora Irene.

Si può anche capire la sua conseguente chiusura a favore di un mondo fatto di storie romantiche, quelle belle, quelle che ti fanno vibrare e che non ti deludono mai. Insomma, i romanzi d’amore, ma non quelle scemenzuole da tabacchino, bensì quei magnifici romanzi storici, le appassionanti imprese amorose narrate nei libri ottocenteschi che ti fanno palpitare e sognare.

E proprio per questo si prende l’aereo, si va in capo al mondo, o quasi, per fantasticare ma finisci per scoprire che la vita alle volte è strana, e quando meno te lo aspetti ti mette difronte alla realtà, o meglio ti ci fa scontrare direttamente.

“«Le muerte de mammete, ma chi sei? Ethan Hunt?» riuscii solo a dire.

«No, Mathias Gallo» e così dicendo si chinò verso di me e allungò una mano.

Pensando volesse colpire anche me, e non sapendo bene come comportarmi, svenni.”

Con questo libro, Chiara Moscardelli, che per altro ringrazio per avermi fatto trascorrere un blue Monday alternativo con i lacrimoni agli occhi e non per la tristezza, porta alla ribalta una bella storia che fa sognare, che fa sorridere ma che è anche di sprone per chi tende a nascondersi dentro il suo guscio, invece di aprirsi al mondo e che ha bisogno di aiuto per riconoscere le buone occasioni che la vita ci mette davanti.

“La vita è fatta di buone occasioni e di tempi giusti.”

È una di quelle letture belle, che danno una spinta a chi preferisce sognare ad occhi aperti per non soffrire, invece di gettarsi nella mischia come un bulldozer e affrontare la vita con la giusta grinta, scegliendo invece di rendersi invisibile davanti ai sentimenti.

Mettersi in gioco non è facile e le delusioni si trovano spesso dietro l’angolo, soprattutto se una è già negativa in partenza o non riesce a lasciare l’ingombrante cappotto di timidezza che la riveste, almeno per un giorno, quello giusto s’intende, dentro l’armadio.

“… c’era un momento per tutto ed era arrivato il MIO momento.

Non è mai tardi… quando arriva è quello giusto.”

La mia lettura si è rivelata scorrevole, divertente e grazie alle capacità dialettiche dell’autrice mi sono immaginata ogni singola scena descritta nel libro, i diversi personaggi e le ambientazioni, per non parlare dei vestiti castigati di Dafne. Ci tengo a chiarire che io la serie televisiva non l’ho vista.

P.S. Se ancora ho i crampi alla pancia dovuti alle risate ripensando all’Azerbaijan è solo colpa di Dafne, sia ben inteso, anche se forse un sospetto rispetto al fatto che anche Chiara ci abbia messo lo zampino non si possa escludere.

Buona lettura.

 

 
 

 

Chiara Moscardelli


nata a Roma, lavora a Milano come addetta stampa. “Volevo essere una gatta morta”, suo romanzo d’esordio, ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, diventando in breve un libro di culto. Tra gli altri suoi romanzi ricordiamo “La vita non è un film (ma a volte ci somiglia)” (Einaudi, 2013), “Quando meno te lo aspetti” (Giunti Editore, 2015), “Volevo solo andare a letto presto” (Giunti Editore, 2016), “Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli” (Giunti Editore, 2016) e “Volevo essere una vedova” (Einaudi, 2019).

 

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