Gli eletti




Recensione di Alessio Balzaretti


Autore:​ Jeffery Deaver

Editore:​ Rizzoli

Genere: Romanzo

Pagine: 401

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Persone da ritrovare, vite da salvare. Su questo è incentrata la carriera – o meglio, l’intera esistenza – del cacciatore di ricompense Colter Shaw. Per chi lo ingaggia rappresenta un’ottima alternativa alla polizia, ma ti devi fidare dell’uomo, uno allergico alle burocrazie e capace di sovvertire le regole del buon senso. Come accade in una giornata estiva di giugno. C’è stata una vittima, un ragazzo che Colter doveva riportare a casa e che aveva inseguito fino alla zona selvaggia nel nord dello Stato di Washington. Qui, al riparo tra le valli delle Montagne Rocciose, ha sede la Fondazione Osiride, che promette felicità a chi ha sofferto. Farsi accettare al suo interno riesce facile a Colter perché, in fondo, è vero: anche lui ha un segreto che non lo fa dormire, un ricordo che brucia. Ma ben presto scopre che, una volta entrati nella schiera degli eletti di Osiride, è quasi impossibile uscirne. O almeno, uscirne vivi.

Recensione

Quando leggo un romanzo di Jeffery Deaver rimango sempre sorpreso da come, questo autore di thriller, riesca ad essere sempre innovativo ed eclettico, sia nelle trame che nei personaggi e, anche questa volta, non si smentisce, proponendoci il secondo capitolo della trilogia con protagonista Colter Shaw, un paladino alla Clint Eastwood, che affronta “i cattivi” in un’ambientazione quasi selvaggia.

Shaw è un paladino che esprime le sue qualità nell’esuberanza e nella preparazione fisica impartita dal padre che ha cresciuto lui e i suoi fratelli alla scuola della sopravvivenza in condizioni estreme.

Ne Gli eletti, Deaver, affronta una piaga direi mondiale che, in particolare negli Stati Uniti, ha avuto negli ultimi decenni un’incidenza piuttosto rilevante sull’opinione pubblica che è quella delle sette edi tutti quei movimenti populisti che promettono la felicità.

Ovviamente, anche in questo romanzo, si deduce che, di fondo, c’è un disagio, una mancanza di fiducia nella società e nei legami familiari, uno scarso senso di appartenenza, una ricerca di se stessi lontano da se stessi, un paradosso che spinge il protagonista ad indagare sulla Fondazione Osiride.

Il leader di questa setta, Eli, viene disegnato con un carisma tale da rendersi credibile anche a noilettori oltre che ai Novizi della congregazione.

Il ritmo è incalzante e gli scenari, seppur in chiave moderna, ricordano molto le vicende ambientate nel vecchio West.

Chi, come me, ha adorato letteralmente le deduzioni e il modus operandi di Lincoln Rhyme, dovrà prepararsi a vivere un’avventura dai connotati diametralmente opposti.

Colter Shaw, incarna lo spirito di un cacciatore di taglie poco incline alla violenza e questo lo rende quasi unico nel suo genere, tuttavia, gli insegnamenti di suo padre e il carattere coriaceo con cui non si arrende davanti alle ingiustizie, lo spingono a lottare fino ad adottare soluzioni estreme.

Il secondo personaggio a cui ci affezioneremo inesorabilmente sarà Victoria, una donna piena di sorprese, il grimaldello che porterà Shaw a non fermarsi alle apparenze, ma anche una compagna d’avventura inaspettatamente determinante.

Lo stile di scrittura di un maestro come Deaver è sempre sorprendente. Forse potrà, in questo romanzo, apparire più semplificato del solito, ma perfettamente strutturato per accogliere scene d’azione in cui la mente del lettore deve buttarsi senza ragionarci sopra troppo.

Il mio voto a questo nuovo capitolo della saga è alto, tuttavia segnalo una personalissima critica a chi ha scelto, per l’edizione italiana, di modificare il titolo originale The goodbye man che, personalmente, trovo decisamente più accattivante.

           

 

 

Jeffery Deaver


 (Glen Ellyn, 6 maggio 1950) Grande e prolifico autore internazionale di best seller, in particolare romanzi gialli e thriller. I suoi libri sono stati venduti in 150 paesi in tutto il mondo e tradotti in 25 lingue diverseNato vicino a Chicago, nella città di Glen Ellyn, il 6 maggio 1950, suo padre ha lavorato principalmente come copywriter di annunci pubblicitari, mentre sua madre era casalinga.  Deaver ha mosso i primi passi nella carriera giornalistica scrivendo per alcune riviste di sorta, quindi decidendo di iscriversi, al fine di ottenere le licenze necessarie a diventare un corrispondente legale per il New York Times o il Wall Street Journal, alla prestigiosa Fordham University di New York.  A partire dal 1990 ha cominciato a scrivere a tempo pieno. Scrittore di romanzi thriller, ha vinto per tre volte l’Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, il British Thumping Good Read Award, il Crime Writers Association’s Ian Fleming Steel Dagger Award, ed è stato sei volte nominato all’Edgar Award. Ha conosciuto il successo internazionale con Il collezionista di ossa con cui nel 1999 vince il Premio Nero Wolfe e nel 2001 il WH Smith Thumping Good Read Award. È il primo romanzo del ciclo di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, da cui tra l’altro è stato tratto l’omonimo film. Noto è anche il libro La luna fredda, nominato Book of the Year dalla giapponese Mistery Writer Association of Japan, e che ha inoltre fruttato allo scrittore, insieme a Carta Bianca, l’annuale GrandPrix Award da parte della Japanese Adventure Fiction Association. Nel 2008, il suo romanzo I corpi lasciati indietro è stato nominato Novel of the Year dalla International Thriller Writers Association. Jeffery Deaver ha inoltre raccolto il testimone di Sebastian Faulks entrando a far parte della schiera degli autori delle avventure dell’agente James Bond 007. È il secondo americano a cimentarsi nell’impresa dopo Raymond Benson. Il romanzo è uscito in Italia il 25 maggio 2011, tre giorni prima dell’anniversario della nascita di Ian Fleming, il 28 maggio 1908, con il titolo di Carta Bianca. È proprio grazie a questo che il 26 marzo 2012 vince il 2011 Bouken-shousetsu Adventure Fiction Award per il miglior romanzo straniero.

 

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