I Cariolanti




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Sacha Naspini

Editore: Edizioni e/o

Genere: noir

Pagine: 176

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Aldo è un disertore della Prima Guerra. Invece di partire per il fronte decide di costruire un rifugio sotterraneo nei boschi per prendersi cura della sua famiglia: una moglie, un figlio. Bastiano è un bambino. Al chiuso della “tana” sperimenta le contingenze della vita: il freddo, il caldo, la fame. Soprattutto la fame. Finché la guerra non finisce e Bastiano esce allo scoperto. Ma lo fa segnato dagli stenti, ogni impulso fa capo al luogo da cui proviene: una buca. E poi la propensione alla natura (vera, bestiale), che si infrange con le dinamiche violente che comandano il mondo degli uomini… Bastiano è un ragazzo quando impara l’amore. Sperimenta il carcere, quindi la ferocia del secondo conflitto mondiale. Si confronta con inaspettati segreti di famiglia… I Cariolanti è un romanzo di deformazione. Tredici fotografie di un’Italia gotica, rurale, notturna. Tredici istantanee della vita di un uomo nato di traverso. Questa è la sua storia.

 

 

 

Recensione

I cariolanti è un romanzo che si legge in una notte. Le sue pagine hanno il potere di inghiottire il lettore in una spirale ipnotica e feroce. Ipnotizzano, annientano, schiaffeggiano in pieno viso. E ti lasciano preda di un incantesimo.

Da tempo non leggevo qualcosa di così potente. Di così crudo, di così follemente bello e dannato.

Un romanzo dal quale non ci si può staccare, che cambia la percezione che si ha dell’animo umano, delle sue pulsioni più forti, dei suoi istinti. Un romanzo che si fa beffe della ragione. Che la relega ad un ruolo secondario.

Perché la netta sensazione che si ha, come una rivelazione divina, è che niente può tenere unito l’uomo al raziocinio e alle convenzioni sociali se questo è preda della Fame.

La fame è quella maiuscola. Che ti contorce le budella e ti ottenebra la mente. La fame ti rende schiavo dell’istinto e l’istinto è ciò che ti mantiene in vita, dentro ad un’esistenza che si riduce all’esigenza insopprimibile di dare voce alle tue inclinazioni più abbiette ma anche più forti, imperiose e imperanti.

Il romanzo si apre durante la Grande Guerra. Siamo in Toscana, dentro ad una campagna che non vede intorno a sé altro che miseria e ignoranza. Bastiano e la sua famiglia sono poveri. La loro povertà è tutt’uno con la rassegnazione e con il bisogno di sopravvivere a tutti i costi. Le loro vite sono soltanto uno scudo alla fame e alla sopravvivenza.

L’uomo si fonde con la natura, quella spietata e cattiva. Non esiste nient’altro: né amore, né timore di Dio, né credo, né speranza. Tutto è concesso se si tratta di tacitare la fame, persino compiere sacrilegi.

Bastiano è la voce del romanzo. Una voce pura e sgrammaticata, nella quale si intuiscono le dolci sfumature della lingua di Dante e nella quale troviamo le leggende della Maremma rurale e delle credenze popolari, di quelle che fanno paura ai bambini. Una paura a fin di bene, che deve indicare il confine tra bene e male.

Bastiano cresce in una profonda sintonia con la natura che lo circonda: conosce il bosco, sa come nascondervisi, come diventare invisibile. Conosce gli animali ed è capace di ammansire perfino lupi e cani selvatici. Impara subito a fidarsi del suo istinto primordiale e nella sua vita non crederà ad altro. Non sarà preda dell’amore, né dell’amicizia.

Ogni suo gesto sarà rivolto a placare la sua fame, che non è solo di cibo ma anche di un suo senso di giustizia. Bastiano alzerà più volte la mano in nome di questa giustizia sommaria, per difendersi dalla Legge che non conosce le ragioni dell’istinto, per tenere a bada chi vuole tradirlo, per vendicare chi lo vorrà ferire. Senza conoscere il rimpianto, né alcun cordoglio. Senza risvegliare la sua coscienza sopita, pronta a provare pena per un maiale che sarà sacrificato per essere mangiato, ma a passare sopra alla morte di un suo simile.

Bastiano proverà la galera e gli stenti della guerra e dei campi di sterminio. In ogni circostanza il suo istinto lo salverà dalla morte, proprio come un animale che annusa l’odore della putrefazione e sa perfettamente come tenersene alla larga.

E in questa sua lotta per la sopravvivenza niente e nessuno fermerà Bastiano. Perché davanti ad ogni ostacolo lui alzerà la propria falce, senza rimpianti e senza rimorsi, immerso in una filosofia spicciola e triviale che non mancherà di essere catalizzatrice di orrore e di stupefacente candore.

Il viaggio del lettore dentro la vita di Bastiano è una rivelazione che lascia storditi. Che demolisce le nostre ataviche convinzioni. Si finirà per provare una sorte di dolce pena per Bastiano, solo nella sua scia di morti e altrettanto solo nei suoi più intimi pensieri, quasi incredulo di non essere capito dagli altri, senza una sposa e senza più una famiglia da cui far ritorno la sera.

Inevitabile riflettere sulle lezioni che Naspini ci pone. Inevitabile interrogarci sulla necessità di tacitare le voci dell’istinto, di sopire le urla del nostro atavico egoismo, di ottenebrare la leggendaria avidità umana, la viltà e l’apparenza. Impossibile non chiederci quanto c’è in noi di tutti i Bastiano del mondo, in balia della povertà e dell’abbandono.

E alla domanda se è lecito che il fine giustifichi i mezzi scelti dall’uomo per perseguirlo e fino a quale punto, si aprono scenari che meritano davvero una riflessione. A costo che questa stessa ci trascini verso l’inaspettato.

I miei sinceri complimenti a Sacha Naspini. Il suo romanzo cambia la prospettiva di chi lo legge, oltre a rappresentare un’esperienza particolare e indimenticabile sulla potenza delle pulsioni dell’uomo e sulla necessità insopprimibile di realizzarle, a qualsiasi costo.

La sua scrittura è meravigliosamente vera! La voce di Bastiano è pura e genuina e gli ambienti che descrive evocano alla perfezione le atmosfere rurali della campagna di inizio secolo scorso, dove l’ignoranza più gretta trova consolazione e sfogo nelle credenze popolari di quei tempi.

Insomma,un romanzo da leggere e da maneggiare con delicatezza e da assorbire con urgenza e senza filtri. Senza indugio, senza timori, senza fretta.

 

 

 

Sacha Naspini


Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. Collabora come editor e art director con diverse realtà editoriali. È autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo L’ingrato (2006), I sassi (2007), I Cariolanti (2009), Le nostre assenze (2012), Il gran diavolo (2014), Le Case del malcontento (2018) e Ossigeno (2019). È tradotto in vari Paesi. Scrive per il cinema.

 

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