I colpevoli sono matti




Quattro indagini a Màkari 


Autore: Gaetano Savatteri

Editore: Sellerio

Genere: Giallo – thriller

Pagine: 288

Anno di pubblicazione: 2022

Sinossi. Saverio Lamanna, giornalista disoccupato, scrittore e detective svogliato, ha vinto un viaggio premio a Praga con la sua bella, Suleima. Terzo incomodo: Peppe Piccionello, nullafacente dai mille talenti che non lascia mai nell’armadio assurdi abbigliamenti, che raccolgono successo persino nella Città magica. Qui, una valigia scambiata, l’incontro con una seducente viaggiatrice, una chiavetta USB infilano Lamanna in una specie di spy story industriale. Questo primo racconto, La segreta alchimia, illustra come il terzetto creato dalla penna di Gaetano Savatteri riesca ad affrontare le diverse peripezie a cui il caso li sottopone. Così nella seconda storia, che dà il titolo a questo libro, I colpevoli sono matti (che riunisce racconti pubblicati separatamente in diverse antologie di Sellerio): Lamanna e Piccionello devono ritinteggiare le pareti dell’albergo di Màkari dove Suleima, ora architetto a Milano, è stata una volta cameriera stagionale; e, sotto la regia di lei, diventa un’opera complicata d’artista. Un bambino scompare ed è ritrovato morto. Orribile. Ma colui che confessa è davvero l’assassino? Il terzo racconto, La città perfetta, inizia con un dotto «seminario» tra Suleima e Piccionello sui criteri urbanistici di Gibellina e dello Zen 2 di Palermo; e appunto il terzetto, da Màkari, si reca nella cittadina del Belice, per un convegno commemorativo del terremoto; tra un Nero d’Avola e una conversazione con una aspirante scrittrice dai modi invitanti, Saverio è invischiato nella scomparsa di un’importante opera d’arte: ma anche qui è incerto il confine tra pietà e reato. L’ultima novella, Tutti i libri del mondo, porta da Màkari al Salone del Libro di Torino; un po’ prima un funerale ad Erice, con tutta la preparazione di questa cerimonia, ha introdotto una trama parallela: di fianco a un caso di plagio letterario, si finisce per indagare sulla colpa di un giudice. Gli intrighi di Gaetano Savatteri sono macchinazioni elaborate, decifrabili dal suo detective dilettante grazie a una profonda adesione emotiva, e a una arguzia fuori del comune. Ma, insieme al giallo, sull’autore Savatteri s’impone la voglia di raccontare al lettore la realtà nei suoi lati assurdi (e soprattutto quella della Cultura commerciale): una critica di costume sorniona e vigile che si mimetizza nella batteria ininterrotta di dialoghi e battute, ironici, autoironici, metatestuali, citazioni nascoste e palesi. E perché il suo personaggio Saverio Lamanna, teneramente e fascinosamente esibizionista, ha un bisogno pressante di essere raccontato: un vincente-perdente, o un perdente-vincente, sconfitto come tutti dalla vita, ma che si gode tante piccole gustose vittorie quotidiane.


I colpevoli sono matti

A cura di Edoardo Guerrini


 Recensione di Edoardo Guerrini

Questi quattro racconti di Gaetano Savatteri, pubblicati insieme lo scorso febbraio, sono in effetti una ripubblicazione di racconti che erano già usciti in varie raccolte della casa editrice, di quelle antologie tematiche a firma dei vari autori Sellerio che escono spesso per i tipi della brillante case editrice palermitana: i primi due erano del 2017, il terzo del 2018 e il quarto del 2019. Il lettore (tra cui il sottoscritto, che ne aveva già letti tre su quattro), ha così l’opportunità di ritrovare Saverio Lamanna e la sua divertentissima “spalla” Peppe Piccionello, oltre alla stupenda fidanzata (anche se Saverio mente definendo la loro una “relazione aperta”) Suleima Lynch, e di rileggerne il percorso e l’evoluzione che magari gli era sfuggita leggendoli un po’ alla volta.

L’autore, peraltro, firmandosi con discrezione “G.S.”, aggiunge in premessa un’introduzione che fornisce nuove chiavi di lettura di grandissimo interesse.

Era da un po’, in effetti, che Savatteri, che sempre aggiunge nei suoi lavori riferimenti letterari, citazioni frutto di grande cultura, oltre a un registro sempre ricchissimo di ironia, humour, sarcasmo e sicilianità, aveva sempre più lasciato intendere che i suoi personaggi stavano prendendo vita propria, e Saverio Lamanna, dopo aver vissuto il trauma della disoccupazione causata dal licenziamento ad opera di “quel cretino di sottosegretario”, stava sempre più iniziando a far quadrare i suoi ansimanti conti grazie alle limitate entrate derivanti dalla vendita dei suoi libri, libri che si era già intuito non fossero altro che una forma di “autofiction”, ovvero romanzi nei quali si rispecchiava né più né meno che la vita sua, di Saverio, e quella di Peppe, Suleima, eccetera.

Siamo così entrati, con Savatteri, nel campo del gioco letterario che lui si guarda bene dal tirarsela troppo chiamandolo col suo nome: “mise en abîme”. Però, pur senza definirla come tale, nella sua introduzione Savatteri ce la fa capire bene, rapportandola al gioco già attuato in campo letterario da uno dei maggiori: Miguel de Cervantes. Che grazie al pretesto del manoscritto ad opera dell’arabo Cide Hamete Benengeli, realizzò il gioco con il quale i personaggi di Don Chisciotte e Sancho Panza si specchiavano e si riflettevano, chiedendosi come avrà fatto l’autore a conoscere certe loro avventure in cui erano da soli. Si tratta di un espediente letterario che si ritrova in moltissime opere di grandi artisti, dal coetaneo britannico Shakespeare che mise in scena, nell’Amleto, un’opera teatrale nella quale il personaggio riviveva l’uccisione di suo padre ad opera del perfido amante di sua madre, al mitico quadro Las meninas di Velasquez, per poi ritrovarlo spesso nel corso dei secoli, da Manzoni a Pirandello finendo a Camilleri col suo grandissimo lascito in “Riccardino”.

Che poi, Saverio e Peppe erano già una coppia di attori assai paragonabili all’Hidalgo e al suo scudiero Sancho, specialmente quest’ultimo che con le sue magliette (in realtà create, nella finzione savatteriana, da una delle sue molteplici parenti) con le scritte comiche raffiguranti e irridenti i luoghi comuni correnti sui siciliani e sulla Sicilia in genere, e con gli altri improbabili vestiti e le uscite nei dialoghi regge sempre il tono dei racconti con una comicità e una verve popolana non dissimile da quella del contadino Sancho fattosi scudiero. 

Del resto, è comprensibile che uno come Savatteri, che si è ritrovato a collaborare come autore del soggetto alla fiction tratta dalle sue opere “Màkari”, abbia vissuto la cosa facendo sempre più prendere vita autonoma ai suoi personaggi, che nel frattempo hanno preso corpo in forma di attori.

Questa cornice letteraria investe la sostanza di questi quattro racconti in modo crescente, rendendoli sempre più divertenti e gradevoli.

Già il primo, La segreta alchimia, è un “pezzo” simpatico che riprende gli schemi di Intrigo internazionale di Hitchcock, e ancor più forse di Frantic di Polansky, con Saverio alle prese con una valigia rubata a Suleima all’aeroporto di Praga, anche se in effetti il trucco sta in una chiavetta infilata in una tasca…

Ne I colpevoli sono matti Savatteri riesce a creare un momento di pura emozione, nonostante la brevità obbligata dal genere racconto, dove la maschera di semplice ironia e cinismo di Saverio casca all’improvviso davanti al dolore per la scomparsa di un bambino:

(Saverio): «Dimenticheremo, la gente dimenticherà. Solo i suoi genitori non potranno più dimenticare».

(Suleima): «Capisci che non è così? Nell’universo si è aperto un vuoto, senza Davide il mondo non sarà più quello di prima, è come un piccolo terremoto che sposta per sempre la crosta terrestre».

«Suleima, migliaia di bambini muoiono ogni giorno, in tutte le parti del mondo, per fame, per guerra, per incidenti, per malattia. E si sopravvive anche a questo, siamo costretti a sopravvivere».

«Perché siamo egoisti».

«No, perché siamo umani e fragili e attaccati morbosamente alla vita».

«Abbracciami Saverio, e non parlare più».

Poi ne La città perfetta troviamo di nuovo una storia leggera, dove già la vita dello scrittore Lamanna deve confrontarsi con una delle tante autrici sconosciute che vuole lasciargli il suo ponderoso manoscritto da leggere e magari raccomandare a un grosso editore, anche se quella è una sottostoria di una scenetta nella quale il nucleo principale è il furto di un’opera d’arte, ben presto ritrovata dai nostri eroi.

Ma infine il culmine del gioco lo ritroviamo nell’ultimo racconto, Tutti i libri del mondo, dove inopinatamente la scena si sposta nella città del sottoscritto, e del Salone del Libro,Torino. E lì, posso dirlo, Savatteri mostra di aver ben compreso il mood della mia città, e soprattutto di aver ben girato una serie di hotel e ristoranti famosissimi e aver provato le migliori ricette della tavola piemontese! L’occasione è splendida per portare il divertimento alle stelle quando Lamanna, che in realtà pubblica con uno “sconosciuto” e mai nominato editore che manco ci va, al Salone del Libro, si ritrova a salutare lo staff della Sellerio al ristorante…Un racconto che è un vero gioiello nel portare avanti in così poco spazio una doppia trama, riguardo una pesante accusa di plagio che colpirebbe il Lamanna grazie a un trucchetto ad opera di una sconosciuta casa editrice torinese, e all’indagine su un episodio di “malagiustizia” dove il giudice, ormai in pensione, farà capire la sua posizione attraverso un’altra citazione, da un libro di Anatole France.

Insomma, questa rilettura è stata un arricchimento notevole nel mio già assai forte apprezzamento della “serie” di Gaetano Savatteri: sarà perché i gialli, di solito, si leggono una volta sola, e certi dettagli non ci si fa troppo caso? Intendiamoci: i fanatici del genere thriller/noir potranno anche restare delusi, perché qui di cadaveri e sangue ce n’è ben poco: siamo più che altro nella scuola siciliana del “giallo/non giallo” alla Sciascia, dove la vicenda gialla è poco più che un pretesto per narrare, dipingere i personaggi e dire cose ben più serie, sia pure con la massima leggerezza alla Calvino. Sta di fatto che la consiglio, assolutamente.

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Gaetano Savatteri


Gaetano Savatteri (Milano, 1964), cresciuto in Sicilia, vive e lavora a Roma. Con Sellerio ha pubblicato: La congiura dei loquaci (2000, 2017) La ferita di Vishinskij (2003), Gli uomini che non si voltano (2006), Uno per tutti (2008), La volata di Calò (2008) e La fabbrica delle stelle (2016), Il delitto di Kolymbetra (2018), Il lusso della giovinezza (2020) e Quattro indagini a Màkari (2021).