I figli del diluvio




Recensione di Francesca Marchesani


Autrice: Lydia Millet

Traduzione: Gioia Guerzoni

Editore: NN

Genere: Narrativa

Pagine: 208

Pubblicazione: Giugno 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Un’estate, un gruppo di famiglie si riunisce in una villa a due passi dall’oceano per trascorrere insieme una lunga vacanza. Per madri e padri significa passare il tempo tra vizi e alcol, in un infinito happy hour; mentre i figli, ragazzi e ragazze dai sette ai diciassette anni, lasciati a loro stessi, creano una comunità e si nascondono l’un l’altro l’identità dei genitori, cercando di non essere collegati in alcun modo a quegli adulti imbarazzanti. Ma l’arrivo di un diluvio devastante sconvolge i loro piani. Il piccolo Jack, ispirato da una Bibbia illustrata, decide di salvare più animali possibile; sua sorella Eve e gli altri ragazzini lo aiutano, raccogliendo viveri nelle case sugli alberi. Ma la tempesta infuria, distrugge la villa e le città, e per salvarsi i ragazzi sono costretti ad abbandonare i genitori, depressi e disorientati, per ritrovarsi da soli in un territorio caotico e irriconoscibile.

 

Recensione

Se avete letto “Il signore delle mosche siete nel posto giusto. Se non lo avete ancora fatto, rimediate a questo errore e poi tornate qui. Fatto? Bene.

Questo romanzo parla di una banda di ragazzi che è in vacanza con i genitori, a chi non è capitato? Era sempre il modo più facile per non far annoiare i bambini e dividersi i compiti. Non questi genitori e questi ragazzi però.

Loro fanno un piccolo gioco fra di loro, non dovranno mai dire di chi sono figli. Altrimenti devono fare penitenza. I loro genitori non sono altro che imbarazzanti palle al piede. Persi fra i fumi di droghe e alcol tutto il giorno, ognuno con la propria debolezza e con pochi inutili pregi. E, come se non bastasse, li lasciano completamente in balia di loro stessi.

E non sarebbe neanche tanto male come situazione ideale di vacanza se un diluvio non sconvolgesse tutta la città. È il caos più completo. Uno dei ragazzi comincia a raccogliere animali di ogni tipo, anche puzzole e procioni, Eve invece tenta di procacciare cibo e beni di conforto per gli altri. Trovate qualche allegoria?

Eve che vuole preservare la specie, un diluvio universale e animali portati in salvo. Curioso, no?

E i genitori in tutto questo?

Sono come persi, spaesati, e ai ragazzi, come se non avessero abbastanza cose da fare tocca prendersi cura anche di loro.

La critica della Millet è chiara: come le vecchie generazioni cerchino ancora di mettere i bastoni fra le ruote a quelli che saranno i grandi di domani. A volte involontariamente, a volte perché troppo pigri per far altro o cambiare le proprie abitudini.

Un libro che è un pugno allo stomaco ma anche un monito per cercare di migliorare le cose, un passo alla volta, finché siamo in tempo.

 

 

 

 

 

Lydia Millet


Dopo aver completato gli studi universitari a Toronto e nella Carolina del Nord, nel 2010 Lydia Millet è stata tra i finalisti per il Premio Pulitzer per la narrativa con Love in Infant Monkeys mentre due anni più tardi, grazie al romanzo Ghost Lights, è apparsa nelle liste dei migliori libri dell’anno stilate da New York Times e San Francisco Chronicle.[1] Nel 2012 la scrittrice è stata finalista con Magnificence del Los Angeles Times Book Prize, nel 2019 è stata riconosciuta dall’American Academy of Arts and Letters per Fight No More e nel 2020 è stata selezionata per il National Book Award per la narrativa con A Children’s Bible.

 

 

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