I lunghi coltelli




 I lunghi coltelli

di Irvine Welsh

Guanda 2022

Massimo Bocchiola (Traduttore)

Thriller, pag.384

Sinossi. Ray Lennox, ispettore che conosciamo dai tempi di Crime, è in una fase cruciale: le cose con Trudi vanno bene e pare che finalmente convoleranno a nozze, ha chiuso con la cocaina e sul lavoro si prospetta addirittura una promozione. Ma le ombre del passato lo perseguitano: Lennox ha sbattuto in galera il famigerato serial killer a cui aveva dato a lungo la caccia, però sa che il mostro non ha vuotato il sacco fino in fondo; e poi ci sono gli incubi angoscianti su quella notte nel tunnel, tanto tempo fa, quando lui era solo un bambino. Riuscirà a voltare pagina? Nel frattempo l’ispettore è alle prese con una nuova, intricata indagine: Edimburgo è sconvolta dall’omicidio di Ritchie Gulliver, membro del parlamento britannico, il cui cadavere mutilato è stato rinvenuto in un magazzino di Leith. Chi lo conosceva bene non si stupisce: vizioso, razzista, corrotto, Gulliver nella sua vita aveva pestato i piedi a molti. Mentre Lennox cerca di vederci chiaro, i morti si susseguono, sempre con lo stesso modus operandi, sempre nelle alte sfere; inoltre, il killer sembra agire con l’aiuto di qualcuno e perseguire un suo macabro disegno di giustizia. Finché un giorno sparisce Fraser, il nipote di Lennox, e la faccenda si fa maledettamente personale… Ambientato tra Londra e Edimburgo, questo thriller possiede tutti gli ingredienti che hanno portato al successo Irvine Welsh: spregiudicatezza, inventiva linguistica, humour nero al servizio di una trama avvincente e implacabile, che trascina il lettore alla resa dei conti finale.

Trama

Premetto, la trama è oltremodo complessa poiché l’autore, giusto per non farsi mancare niente, ha inserito decine di tematiche e di personaggi, alcuni dei quali relativi a opere precedenti, il mio è solo un sunto col quale cercherò di darvi un’idea su ciò che andreste a leggere. C’è qualcuno nel Regno Unito che si sta deliziando nell’evirare politici e poliziotti depravati. Dopo un primo tentativo parzialmente fallito a Londra, l’opera del carnefice si realizza a Edimburgo e dell’indagine viene incaricato l’ispettore dell’anticrimine Ray Lennox, un poliziotto specializzato (o forse meglio dire ossessionato) nella ricerca di pedo criminali seriali. Le indagini risultano particolarmente difficili non solo per il tentativo dei vertici della polizia di insabbiare le indagini per salvaguardare il buon nome delle vittime (tra le quali importanti esponenti del partito Conservatore), non solo perché Ray Lennox non è del tutto dispiaciuto del fatto che a essere evirati siano dei politici depravati, ma anche per la dipendenza da alcool e cocaina dell’ispettore che ne mettono a rischio la salute mentale rimasta irrimediabilmente turbata da un abuso subito quando era poco più che adolescente. Nella propria indagine Ray Lennox viene aiutato da un poliziotto londinese (Mark Hollis) anch’egli tossicomane ed alcolizzato e con discutibili rapporti con la malavita locale. Sebbene deleterio dal punto di vista della propria salute psichica, un aiuto a Ray Lennox viene dato anche da un pluriomicida pedofilo chiamato “Il pasticcere” che l’ispettore ha incarcerato e che periodicamente va a trovare in carcere al fine di ottenere informazioni necessarie a ritrovare i corpi di tutte le sue vittime. Le indagini prendono un’improvvisa accelerazione dopo il rapimento del nipote di Lannox, Fraser, un ragazzo omosessuale attivista per i diritti Lgbt, rimasto suo malgrado coinvolto nella turpe vicenda e per la cui salvezza Ray supera ogni limite fino a scoprire l’autore (o gli autori) dei crimini  (sebbene siano già noti al lettore atteso che sono gli stessi criminali a raccontarci il movente e le modalità di esecuzione di quella che, iniziata come una vendetta, si era trasformata in una “missione”). Il finale è tuttavia adrenalinico e gli ultimi quattro capitoli del romanzo si leggono tutti d’un fiato. 


Recensione di Bruno Balloni

Per l’ennesima volta ho dovuto riscrivere questa recensione perché non riuscivo a delineare appieno aspetti negativi e positivi di questo romanzo, ma inutile girarci intorno è e resterà per me estremamente controverso. La trama è indubbiamente ben strutturata e avvincente sebbene, ahimè, le vicende prodromiche ci vengano interamente raccontate da uno dei carnefici e ciò toglie, in parte, il piacere della scoperta dei fatti e della loro evoluzione nel tempo. Arriviamo adesso alla narrazione e allo stile col quale l’autore (reso famoso da “Trainspotting” soprattutto nella sua trasposizione cinematografica) ci racconta le vicende dell’ispettore Ray Lennox nell’indagine tesa alla scoperta degli assassini di alcuni politici e poliziotti depravati e nella sua personalissima lotta contro i criminali pedofili.
Una narrazione intrisa di turpiloquio, violenza, brutalità ma non di quella stilisticamente ricercata e quasi elegante che caratterizza il genere hard boiled, Irvine Welsh, soprattutto nelle scene più cruente, scivola nello splatter scrivendo con rabbia, un rancore autentico che trasmette nei suoi personaggi e per mezzo dei quali trasferisce al lettore.

Rabbia a trecento sessanta gradi, che parte dal descrivere le differenze tra le classi sociali, da una parte i viziosi e corrotti privilegiati e dall’altra il proletariato sfruttato e ghettizzato (come neppure Carlo Marx sarebbe riuscito a fare dopo essersi visto soffiare l’ultimo parcheggio libero all’Ikea da Adamo Smith) fino alla rivalità tra le principali squadre di calcio di Edimburgo (tanto da fare apparire un hooligan, più devoto di uno studente gesuita.) Uno stile che è un marchio di fabbrica ma che, a chi ci si approccia per la prima volta a Irvine Welsh, appare, talvolta, eccessivo e ingiustificato se non per la volontà dell’autore stesso di sfogare ciò che ha dentro di sé. I personaggi risultano delineati per “riflesso”, poliziotti cocainomani, corrotti, alcolizzati e psichicamente disturbati, famiglie disadattate, politici razzisti e, ovviamente, omofobi in un Regno Unito più simile all’epoca di William Wallace che non al XXI secolo. 

Una lettura non facile, consigliato sicuramente a chi, oltre al thriller ama gli eccessi (situazioni, descrizioni, linguaggio) per tutti gli altri può risultare un boccone piuttosto indigesto da buttare giù.

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Irvine Welsh


IRVINE WELSH  è uno scrittore scozzese (n. Edimburgo 1958), figlio di un commerciante di tappeti e di una cameriera, cresciuto in un quartiere di case popolari, Irvine Welsh abbandona presto la scuola, per intraprendere vari lavori, tra cui lo spazzino (e proprio nel ruolo di uno spazzino comparirà in un cameo nel film The Acid House), finché nel 1976 si trasferisce a Londra e aderisce al movimento punk. In quel periodo, comincia a sperimentare diverse sostanze stupefacenti. In qualità di autore si è affermato come il più importante rappresentante della cosiddetta chemical generation con il suo romanzo d’esordio, “Trainspotting” storia di un gruppo di ragazzi eroinomani dei sobborghi di Edimburgo narrata con caustica ironia. Impietoso ma non moralista osservatore di realtà sociali degradate, portavoce di una generazione sfiduciata e nichilista, ha poi pubblicato, perfezionando l’originale realismo linguistico che lo ha fatto paragonare a L. F. Céline, numerosi altri libri, tra cui: “The acid house”, “Filth”, storia di un poliziotto cinico e razzista che è tra i suoi romanzi più riusciti; “Porno” seguito di Trainspotting; “Crime”, sorta di sequel di Filth ambientato nel mondo della pedofilia.