I morti di aprile




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Alan Parks

Editore: Bompiani

Traduzione: Marco Drago

Genere: thriller

Pagine: 432

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Aprile 1974. Harry McCoy ha trentadue anni e un’ulcera allo stomaco. Fare il poliziotto a Glasgow non aiuta di certo, soprattutto dopo che è esplosa una bomba in un appartamento in uno dei quartieri più miseri della città. Intanto si sono perse le tracce di Donny Stewart, giovane marinaio americano di stanza nella base navale di Holy Loch, e il padre, ex ufficiale ed ex boxeur, ha attraversato l’Atlantico per cercarlo e chiede aiuto proprio all’ispettore. McCoy intuisce che i due fatti sono collegati e comincia a scavare fino a scoprire le radici di un gruppo terrorista. Come se non bastasse Stevie Cooper, l’equivoco amico di una vita, lo coinvolge in una faida tra bande rivali, mentre un’altra bomba colpisce il cuore della città. In una corsa contro il tempo, tra attentati e segreti impronunciabili, McCoy è chiamato a risolvere il mistero dei morti di aprile.

 

Recensione

Non bisogna avere fretta per entrare nei tentacoli della vita disordinata di Harry McCoy. Occorre una ferma pazienza, dato che questa serie, che si preannunciava giungere con ritmi serrati nelle librerie italiane, ci viene servita un po’ con il contagocce.

Ed ecco che il quarto capitolo arriva in libreria in questi giorni, a distanza di oltre due anni e mezzo dal primo romanzo, datato gennaio 2019.

Dico subito che è meglio aver letto i precedenti romanzi prima di iniziare a leggere. Seguire la cronologia di uscita serve per entrare nel mood che permea questa serie. Interiorizzare la giusta atmosfera è davvero importante per apprezzarla in tutta la sua bellezza.

Per sommi, capi, agevolando la discesa dentro la vita di McCoy, vi dico che siamo negli anni 70 a Glasgow.

Le atmosfere sono metalliche come il sapore del sangue. Malavita, droga, faide tra bande, il tutto mescolato a formare una miscela di precarietà. La vita è appesa ad un filo e ogni giorno si sfida la morte. Essere tutori della legge non esime affatto dal camminare sul filo del rasoio perché la corruzione è un tarlo che prima o poi trascina nel fango anche il poliziotto più integerrimo.

Ne sa qualcosa il nostro protagonista, Harry McCoy, un detective che proviene dai bassifondi, cresciuto in sordide strutture con l’amico di sempre Steven Cooper. La polizia è stata il salvagente che l’ha tratto in salvo da una vita al di fuori della legge, nella quale, invece, è rimasto invischiato Cooper, presenza costante nella vita di McCoy e motivo per cui la sua rimane un’esistenza bordeline, sospesa tra la legge e i tentacoli della malavita.

In questo quarto capitolo Cooper si troverà intrappolato in una faida sanguinosa e il nostro Harry, ancora una volta, cercherà in qualche modo di salvarlo, a costo di compromettere la sua immagine di poliziotto. McCoy del resto, sotto la sua scorza di duro, è un uomo buono, che si lascia coinvolgere dai guai di chi gli sta di fronte.

Davanti ad una richiesta di aiuto, Harry non rimane mai indifferente e dà tutto se stesso per porgere la mano. Ed ecco che ancora una volta Harry si troverà coinvolto in una vicenda che finisce per intrecciarsi con l’indagine che sta seguendo. Il suo acume, la sua sete di giustizia lo porteranno, ancora una volta, a scoprire verità scomode e a compromettersi in questioni complicate che lasciano presagire anche dei grossi guai futuri. Mi riferisco al finale che lascia di stucco e apre scenari poco rassicuranti…

Ma tornando alla nostra vicenda, stavolta saranno degli attentati dinamitardi a far perdere il sonno a McCoy. Del resto quegli sono gli anni di piombo. Gli anni di Belfast, dell’IRA che seminava sangue e paura. Anni di incertezza, di rivolta e di sangue innocente. L’aria che si respira tra le pagine è esaltante e claustrofobica al tempo stesso. L’indagine è serrata e Harry la condurrà con sprezzo del pericolo, attanagliato dall’ulcera, dal bisogno di alcol e di tabacco, dalla necessità di tenere Cooper lontani dai guai, dalle ubbie di Wattie (il collega novellino) e dalle tirate del suo capo.

Questo quarto capitolo conferma l’incredibile talento di Alan Parks nella costruzione delle trame e dei personaggi e nel saper ricreare le atmosfere tipiche degli anni 70, delle quale si respirano odori, umori e sentimenti. I dialoghi coinvolgenti e l’anima pulsante dei protagonisti fanno di questa serie un capolavoro imperdibile per gli amanti del genere.

Dunque, per chi si è negato, finora, il piacere di leggere questa incredibile serie, alcune raccomandazioni: date un’occhiata sul nostro sito alle recensioni dei romanzi che precedono questo capitolo, recuperateli tutti e tre e leggeteli, per regalarvi ore indimenticabili.

Mentre leggerete, sarete a Glasgow con McCoy e non vorrete più tornare indietro.

 

 

 

Alan Parks


Alan Parks è nato in Scozia e ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica. Vive a Glasgow. Gennaio di sangue, romanzo d’esordio pubblicato da Bompiani nel 2019, è stato accolto con grande calore dalla critica e dal pubblico. Sempre Bompiani ha pubblicato gli altri due romanzi con protagonista l’ispettore Harry McCoy, Il figlio di febbraio e L’ultima canzone di Bobby March.

 

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