I sognatori




Recensione di Francesca Mogavero


Autore: Karen Thompson Walker

Editore: DeA Planeta

Traduzione: Francesco Zago

Pagine: 352

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Silenzio, come quando nevica. Una pace gelida, totale, a intorpidire le membra. E poi sogni, profondi quanto oceani, uno dopo l’altro, sogni senza tregua. È ciò a cui va incontro chiunque si ammali del misterioso “virus di Santa Lora”, dal nome della cittadina in cui tutto ha inizio. È una tersa notte di inizio autunno quando una studentessa del college del piccolo centro californiano lascia una festa, va a dormire e non si sveglia più. Pochi giorni dopo è il turno di un’altra ragazza. Sebbene le autorità si affrettino a mettere il college in quarantena, il contagio si diffonde, dapprima tra i residenti del dormitorio e presto anche all’esterno. Di casa in casa, di famiglia in famiglia, di sogno in sogno, Santa Lora soccombe alla misteriosa epidemia. Ma dietro lo schermo di quei corpi immobili, nei recessi di quelle coscienze solo apparentemente sopite, un turbinio instancabile di visioni, falsi ricordi, mezzi presagi – ora indecifrabili, ora più lampanti della realtà stessa – rimescola e sconvolge i destini di tutti. Straordinario romanzo corale sui temi dell’amore, del tempo e del senso della vita, I sognatori scava a fondo nei personaggi e nelle dinamiche di una comunità in pericolo per disegnare una mappa precisa delle nostre paure, dei nostri infinitesimali trionfi e della nostra irrimediabile vulnerabilità.

Un’emozionante sinfonia di voci.” The New York Times Book Review

Recensione

“Morire, dormire. Dormire, forse sognare.”

E come ti sbagli, caro Amleto: sicuramente sognare.

Tutti ci abbandoniamo ai sogni, qualcuno li ricorda a distanza di anni, altri li dimenticano non appena strizzano gli occhi, abbagliati da un nuovo giorno; sogniamo da adulti e da bambini, magari sogniamo anche prima di nascere o nell’atto di lasciare questo mondo; dietro le palpebre, e talvolta a occhi aperti o senza accorgercene, vediamo immagini consuete e ricorrenti, volti conosciuti, amati, detestati e perduti, oppure creature e luoghi mai incontrati, assemblati dalla fantasia, da esperienze molteplici, conoscenze stratificate, o, chissà, recuperati dagli abissi della rimozione o da vite passate, non ancora vissute, esistenze parallele, ipotetiche, bramate e temute.

Ci abbandoniamo ai sogni, il verbo non è scelto a caso: sono loro che ci vengono a cercare, che ci afferrano per i piedi come il mostro sotto al letto, con mani fredde o febbricitanti – nei migliori dei casi è Morfeo che ci abbraccia, addirittura con voluttà – e ci conducono su un palco dove va in scena uno spettacolo assurdo, in cui gli attori recitano un copione che somiglia di più a un collage, improvvisano, sperimentano. E noi con loro.

Ai sogni non ci si può sottrarre, è un’esperienza organica, necessaria: mentre il corpo riposa la mente si sgrava dei pensieri superflui, del troppo, si disinnesca. Semplice,vero? Magari! Perché che i muscoli si rilassino non è affatto scontato e che la testa si alleggerisca, molli gli ormeggi e parta per una crociera sul mare delle serenità ha la stessa consistenza… dei sogni, appunto. Insomma, i sogni sono inevitabili e vari, come la comunicazione, i caratteri, le storie di ciascuno.

A Santa Lora capita proprio questo: una malattia sconosciuta si insinua nel college e poi invade le strade e l’intero abitato, precipitando la popolazione in un sonno profondo, ma di certo non vuoto né uniforme. Un contagio senza precedenti, un virus senza nome che viaggia nell’aria e contagia adulti e bambini, chi già soffre e chi è nel pieno delle forze: ci si addormenta per empatia, per la sopraffazione del dolore e della paura, per delirio collettivo? Chi lo sa.

I malati – i sognatori – hanno tutto e nulla in comune, e il loro panorama onirico è unico: ricordi dolci, incubi, la quotidianità, squarci sul futuro che invadono e condizionano il presente. Unica è anche la loro percezione del tempo: chi si sveglia è convinto di aver schiacciato solo un pisolino, altri hanno la sensazione di essere stati altrove per anni, prigionieri oppure più liberi che mai, qualcun altro dormirà per sempre, in un bosco o dimenticato in una stanza, destinato a disidratarsi e morire, senza dolore né coscienza. Gli svegli lanciano sguardi diffidenti, il volto coperto dalle mascherine, le mani avvolte nei guanti (che scarseggiano); vivono nel sospetto, nel perimetro tracciato dal cordone sanitario, nelle vie invase dai rifiuti, nei giardini che pullulano di cani randagi, nelle case già rassegnate al declino.

Le emozioni, i legami, le relazioni però valicano il confine tra sonno e veglia, perdurano, si fanno più intense e a tuttotondo, nel bene e nel male: si può scoprire di amare chi ha chiuso gli occhi o, al contrario, di sentire estraneo chi è desto e a portata di mano e di parola.

Verrebbe da chiedersi se viva meglio e più intensamente chi sta sognando o chi si muove nel qui e ora, e quale realtà sia reale o preferibile.

Karen Thompson Walker tratteggia personaggi, dinamiche e situazioni con precisione e umanità, con la sensibilità di chi intuisce e vede oltre, scrivendo un romanzo che è un coro di voci e di istanze diverse e armoniche, un ecosistema che si fonda sui piccoli gesti e gli eroismi, sui timori e il coraggio, sulla preveggenza e il fluido abbandonarsi alla natura e agli eventi, su variabili irripetibili e tutte necessarie, fragili e preziose come un sogno al mattino.

A cura di Francesca Mogavero

https://www.buendiabooks.it

 

Karen Thompson Walker


vive a Portland, in Oregon, con il marito e due figlie. Il suo romanzo d’esordio, L’età dei miracoli, è stato un bestseller internazionale pubblicato in 27 paesi. I sognatori è il suo secondo romanzo.

 

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