IL CASO ALEX SCHWAZER




A cura di Giulia Manna


Netflix pubblica una docuserie sull’ascesa e caduta del marciatore italiano e medaglia d’oro olimpica Alex Schwazer.

Con: Alex Schwazer

1 stagione da 4 episodi di 45-50 minuti l’una.

 Trama

Dopo la squalifica per doping, il marciatore e campione olimpico Alex Schwazer si allea con uno dei suoi accusatori perché lo aiuti a riprendere a gareggiare.

Nel 2016 viene ritrovato positivo per la seconda volta, ma a differenza della prima non riconosce di essersi dopato. Alex viene squalificato fino al 2024. Nonostante l’archiviazione in Italia nel 2021 del procedimento penale per doping a carico dell’atleta,che non è stata accettata dalla giustizia internazionale e dall’Angezia mondiale antidoping. 

Personaggi: 

Alex Schwazer nel ruolo di Alex Schwazer. 

Recensione

Cavoli! Sono uscita stravolta da questo documentario!
Ho l’ingenua abitudine di pensare allo sport come un ambiente molto competitivo, ma comunque amichevole, festoso e giocoso.  Tutto tranne ad un caso del genere.

Invece, ora che ho guardato il documentario ho i miei dubbi sulla vicenda. Non ne avevo prima della sentenza del Tribunale di Bolzano. Del resto è difficile pensare che possa essere messo in piedi un complotto di questo tipo contro un ragazzo che non fa altro che marciare senza sosta.

Dentro di me, spero che questa serie faccia lo stesso casino internazionale che è riuscita a fare quella del caso di Emanuela Orlandi, ovvero Vatican Girl. 

Partiamo per gradi. Mi ricordo un giovanissimo Alex che vince la medaglia d’oro e accenna al fatto che aveva vinto senza doparsi. Pensai:

“oh, un bravo ragazzo acqua e sapone che si allena e sfida se stesso ogni giorno come è giusto che sia”.

Ero solo una dei tanti che facevano il tifo per lui. 

Arrivò il grande sbaglio. Pianse in tv e non mi fece pena. Un giovane ragazzo che aveva fatto della battaglia al doping il suo punto di forza, cede alla tentazione e viene beccato. Forse non era riuscito a gestire la sua giovane età e le pressioni professionali, ma aveva comunque sbagliato. La qualifica fu giusta ed è una cosa che penso ancora. Fa piacere sentire che la pensa così anche lui.

Alex sconta la sua pena purtroppo non solo sul piano professionale, ma anche personale. Trova comunque la forza di continuare ad allenarsi e non solo. Si mette in testa di conquistare la fiducia di Sandro Donati. I due instaurano un rapporto di collaborazione commuovente ed assieme riescono a ricostruire una nuova immagine di Alex. Del resto il ragazzo aveva diritto ad una seconda possibilità ed è un bene che ci abbia provato.

Qualcosa va storto. Alex viene trovato nuovamente positivo. 

Anche io, come la Pellegrini pensai che se uno è recidivo a questo punto si merita la squalifica a vita.

Alex e Donati continuano per la loro strada con una doppia battaglia, quella dell’allenamento quotidiano per rimanere ad alti livelli nella marcia e quella contro il mondo dello sport per dimostrare che sto giro Alex è innocente. All’ipotesi che qualcuno avesse manomesso una sua borraccia mentre correva tra i monti, sicuramente non ho mai creduto. Pensai fosse assurda.

Tutto va a rotoli dal punto di vista sportivo e viene squalificato per 8 anni, mentre sul fronte del procedimento penale, Alex viene assolto e nella sentenza del Tribunale di Bolzano si dichiara senza alcun dubbio che le sue analisi sono state manipolate.

A questo proposito, complimenti vivissimi al giudice ma anche ai Ris di Parma.

La cosa incredibile fu che il risultato della giustizia penale italiana, non fece cambiare idea a quella sportiva che confermò la squalifica di 8 anni che tra l’altro finisce pochi giorni prima delle prossime Olimpiadi quando non sarà possibile presentare Alex come marciatore per la nostra bandiera. 

Da un lato voglio pensare che chi sbaglia ha diritto ad una seconda possibilità e che dopo non ricadrà più nello stesso errore anche se, l’uomo mi dimostra l’opposto da sempre. Dall’altra non voglio credere che ci siano complotti così grandi contro una persona. Impossibile non pensare come cavolo ha fatto questo giovane a non crollare. Non sarei riuscita ad essere così forte come Alex, mentalmente parlando.

Alex è ancora qui che combatte. Sto giro non ci sta a passare per l’atleta dopato. La sua versione dei fatti adesso che ho visto questo documentario può avere un senso. Prima di vederlo non capivo a chi poteva aver pestato i piedi. Ora penso che possa veramente essersi messo contro qualcosa di molto più grande di lui.

Qualcuno dice che ha trovato il modo di far soldi con Netflix ora che come atleta è finito. A me sembra che l’intento sia un altro e sia evidente per non dire lampante.
Tramite Netflix sta cercando di portare questa storia  fuori dal nostro confine, unico modo per provare a smuovere un’altra volta la giustizia sportiva prima che sia troppo tardi.

Ad Alex un enorme in bocca al lupo.