Il corpo




Recensione di Laura Bambini


Autore: Hanif Kureishi

Traduzione: Ivan Cotroneo, Vincenzo Latronico

Editore: Bompiani

Genere: Narrativa

Pagine: 304

Nuova pubblicazione: 2022

 

 

 

 

Sinossi. «Tra parabola allegorica, satira di costume, thriller metafisico, Hanif Kureishi ha costruito un romanzo intenso, veloce e radicale nell’interrogarsi sul tema cruciale dell’identità» – Roberto Barbolini, Panorama

Cosa succede quando a un uomo non più giovane viene data la possibilità di cambiare il corpo, ormai prossimo alla vecchiaia, con quello di un trentenne, bello e sano, con tutta la vita davanti? Adam, scrittore di successo, si sottopone a un innovativo esperimento chirurgico che gli permette di trapiantare il cervello nel corpo di un ragazzo. Ritrovate avvenenza e grazia, Adam parte per un lungo viaggio, lasciandosi travolgere da piaceri che erano perduti, fino a quando non si fa strada la mancanza di tutto ciò che è  stato. Ma la possibilità  di tornare indietro si allontana inesorabilmente. Kureishi gioca in questo romanzo con i temi dell’identità e del tempo che passa senza trascurare una tagliente riflessione sui nostri tempi, sul senso e la qualità della vita. Il volume contiene inoltre una selezione di racconti incentrati sulle relazioni tra genitori e figli, sulle gioie e i dolori dell’adolescenza, sulla necessità terribile del cambiamento.

 

RECENSIONE

Ero uno straniero sulla terra, un nessuno e un niente, non apparteneva a nessun luogo, un corpo solo, condannato a ricominciare, nellincubo della vita eterna.”

Il corpo di Hanif Kureishi si incentra su una domanda in cui può ritrovarsi chiunque: la nostra identità è data solo dal nostro corpo, o solo dalla nostra mente?

Quando il corpo inizia a cedere e a lasciare il passo all’età e a ciò che ne consegue, se ci venisse offerta la possibilità di scambiarlo con un corpo giovane, la accetteremmo?

Quando mangio, mi capita spesso di lasciare sul campo pezzi di dente. Le mie orecchie sembrano andare fuori fuoco man mano che il giorno avanza, e la gente mi deve urlare addosso punto non vado alle feste perché non mi piace stare in piedi. Se mi siedo, è difficile per gli altri parlarmi. Non che io sia sempre interessato a quello che hanno da dire! Se poi mi annoio, non mi va di andarmene via, cosa che potrebbe farmi apparire una persona brusca e arrogante.

Il protagonista del romanzo accetta la proposta di un laboratorio e si ritrova ragazzo con un fisico fresco, di cui si innamora in maniera quasi narcisistica, e tanta voglia di vivere, che lo porterà a viaggiare in Europa, dove cade in una spirale di incontri erotici che lo riporteranno al problema principale: qual è la sua identità?

Quella vecchia o questa?

La sua mente, infatti, continua a ragionare come la sua originaria, di sessantacinquenne, non come quella di un giovane uomo. I paragoni costanti con la sua vecchia vita, su come ha vissuto quegli anni, con tanto di rinunce, sacrifici, amori e sul modo stesso in cui ha vissuto il suo “corpo”, lo riporteranno sempre al punto di partenza.

Un mio amico appassionato di teorie sostiene che la nozione del sé, dell’individuo separato e autocosciente, e quindi ogni autobiografia che il sé possa raccontare o scrivere si svilupparono più o meno nello stesso momento in cui venne inventato lo specchio, […]. Quando le persone furono in grado di osservare il proprio volto, le proprie espressioni di emozione ai propri corpi per un periodo sufficiente, poterono cominciare a chiedersi chi fossero e quanto fossero differenti o simili gli altri.

La domanda scatenante viene poi interrotta nella seconda e nella terza parte del romanzo, quando il narratore passa alla terza persona e ci racconta dall’alto pezzi sparsi della vita che convergono con la prima parte del romanzo, anche se non in maniera chiarissima a una prima lettura.

L’approfondimento psicologico del protagonista è molto interessante,

ne viene fuori il ritratto di un’inadeguatezza in cui è facile ritrovarsi a qualsiasi età, ed è palpabile la sensazione di essere in un limbo da cui non si va né avanti e né indietro.

Il senso di incompiuto della condizione umana e della fragilità lo rendono un testo di immediata empatia, compresa la seconda parte organizzata come raccolta di racconti. Tra l’altro, in questa edizione rivisitata della Bompiani, l’autore ha inserito delle note e delle aggiunte mancanti nell’edizione del 2001.

Il messaggio che ne viene fuori è di fiducia e stima, un po’ amara, ma ci ricorda che forse, ogni tanto, è bene apprezzare ciò che si ha senza volerlo cambiare a tutti i costi.

 

A cura di Laura Bambini

Libri di mare

 

 

Hanif Kureishi


Hanif Kureishi è romanziere, drammaturgo, sceneggiatore. Ha scritto le sceneggiature per i film di Stephen Frears My Beautiful Laundrette (1985) e Sammy e Rosie vanno a letto (1987) e per The Mother (2003), Venus (2006) e Le week-end (2013) di Roger Michell; dal romanzo Nell’intimità (Bompiani, 2000) Patrice Chéreau ha tratto il film vincitore al Festival di Berlino 2001, Intimacy. Bompiani ha pubblicato, tra gli altri, Il Budda delle periferie (2001), Il dono di Gabriel (2002), Otto braccia per abbracciarti (2002), Il corpo (2003), Il mio orecchio sul suo cuore (2004), La parola e la bomba (2006), Ho qualcosa da dirti (2008), L’ultima parola (2013), Le week-end (2014), Uno zero (2017) e Love+Hate (2018).