Il delitto di via Crispi n.21




Recensione di Claudia Cocuzza


Autore: Lidia Del Gaudio

Editore: Fanucci

Collana: Nero Italiano

Genere: Thriller

Pagine: 272

Anno di pubblicazione: 2019

Sinossi. 1938. A pochi giorni dall’attesa visita del Führer, il commissario Alberto Sorrentino viene richiamato con urgenza a Napoli per indagare sulla morte di tre ragazze vittime di un tagliagole, che ha lasciato sui loro corpi incisioni incomprensibili e sulla scena del crimine un messaggio altrettanto misterioso. Sei anni prima, Sorrentino aveva risolto dei casi simili e il questore Massari spera che possa dare una svolta anche a questa indagine che sta mettendo a dura prova la questura. Le pressioni degli apparati di regime sono forti: una delle vittime era tedesca e lavorava in una rivista legata alla gioventù hitleriana. Dopo qualche giorno, alla serie di delitti se ne aggiunge un quarto con le stesse modalità, ai danni di un giovane universitario. La situazione peggiora e, mentre la polizia politica cerca di inserirsi nell’indagine e un agente dell’OVRA di nascondere l’identità di una delle vittime, Sorrentino si troverà a fare i conti anche con il proprio passato…

RECENSIONE


Napoli, primavera del 1938.

La città è in fermento, il 5 di maggio il Führer sarà in visita ufficiale. Gli sforzi dell’intera comunità convergono -più o meno spontaneamente- verso un unico obiettivo, quello di tirare a lucido strade e palazzi, ma qualcosa, o meglio qualcuno, si mette d’impiccio: un pazzo criminale decide di mettere a segno una serie di delitti efferati proprio in quei giorni, con gran parte della polizia impegnata nelle operazioni di “bonifica” e messa in sicurezza della città. Non solo: una delle vittime è tedesca e il caso rischia di creare un incidente diplomatico tra Italia e Germania.

Per uscire da questa situazione, viene richiamato a Napoli il commissario Alberto Sorrentino.

Un’anima oscura, un uomo schiacciato dal peso di una colpa che sente gravare per intero sulla propria coscienza e che, per non soccombere o, al contrario, dare di matto, sei anni prima aveva chiesto trasferimento a Civitavecchia.

Questo ritorno nella città in cui tutto ha avuto inizio e in cui tutto si è consumato, per lui, diventa una bomba a orologeria.

Allora il lettore si trova ad affrontare diversi livelli della narrazione: in primis, la Storia, quella vera, ossia la cronaca di quei giorni di preparativi e di esaltazione a Napoli.

Ho adorato i dettagli del racconto di quelle giornate, la descrizione dell’operosità di una comunità che si affanna per rendere Napoli un perfetto salotto, la chicca del Cinegiornale luce del 5 maggio 1938 a chiusura del romanzo, ma anche tutti i riferimenti ai cambiamenti sociali e culturali di quegli anni, in pieno ventennio fascista: le ronde, la tassa sul celibato o le agevolazioni economiche alla nascita del settimo figlio, il clima di ostilità nei confronti degli ebrei che verrà ufficializzato pochi mesi dopo con l’entrata in vigore delle leggi razziali.

Sullo scenario della ricostruzione storica precisa e puntuale, l’autrice piazza ben due trame thriller: la principale, quella che riguarda l’indagine sulla serie di morti violente che hanno visto come vittime tutti ragazzi tra i venti e i trent’anni, senza nessun legame apparente fra loro, e una secondaria, ma che, una volta consegnato il colpevole alla giustizia, pretenderà di tornare in primo piano, e che vede il commissario Sorrentino nel duplice ruolo di inquirente e vittima.

È proprio questo a rendere Sorrentino affascinante, non tanto gli occhi azzurri su cui continua a ricadere il suo ciuffo di capelli neri, ma il dolore misto a rabbia che sprigiona da ogni suo gesto, da ogni sua frase.

Era come riuscire a stare in piedi solo con la forza dei nervi. Quella rabbia, lui l’aveva messa da parte dopo la morte di Ester. Aveva cercato in tutti i modi di farla sbollire, per evitare di uccidere a sua volta. O di uccidersi, semmai. Da allora si era imposto di restare sulla superficie delle cose per non farsi più coinvolgere, ma ogni tanto la collera riaffiorava, come adesso, di fronte allo scempio che qualcuno aveva fatto di tanta giovinezza.”

Io la sento la rabbia che Sorrentino prova davanti ai cadaveri di quei giovani, avverto il suo dolore per la tragedia che l’ha colpito anni addietro e ammiro la sua capacità di canalizzare questa rabbia e questo dolore nella ricerca della verità, nel tentativo di rendere giustizia a delle vite spezzate, almeno a quelle che ha incontrato nel corso delle sue indagini, se non alla perdita che lo ha colpito da vicino.

E tanto forte è il carisma del commissario, che persino a una burbera come Fortuna scappa da dire:

«Quando parlate così sareste capace di fare innamorare pure una vecchia come me».

A proposito, l’uso del vernacolo in bocca a personaggi come la domestica Fortuna, ma anche a tanti altri che si incontrano strada facendo, risulta funzionale allo scopo di rendere realistica la narrazione e le dà colore e verve.

Andiamo alla costruzione del giallo: la trama è intricata, ingarbugliata, affascinante e la risoluzione del caso è tutta nelle mani di Sorrentino, che ha come unici mezzi a disposizione il proprio fiuto e la moto Guzzi con cui il vicebrigadiere De Gennaro lo scarrozza per la città alla ricerca di prove.

E questi giri in moto su e giù per Napoli li facciamo pure noi: le descrizioni dei luoghi sono delle vere e proprie fotografie.

La narrazione è intrisa di riferimenti classici, a partire dal più importante, la firma che l’assassino lascia sulla scena del crimine e che rimanda a un famoso verso racchiuso in uno dei pilastri della nostra tradizione letteraria, ma anche gli incisi con cui la Del Gaudio ci fa conoscere la ricca tradizione mitologica della sua città, dalla storia di Partenope innamorata di Ulisse a quella della sciagurata Maria ‘a rossa, si rivelano dei camei che rendono il testo davvero prezioso.

Alla fine Sorrentino riuscirà a consegnare alla giustizia l’autore dei crimini per i quali è stato chiamato a indagare, anche se gli ˗e ci ˗ lascia l’amaro in bocca conoscere il motivo che ne ha armato la mano; il nostro commissario, inoltre,chiuderà il cerchio sulla tragica vicenda personale che abbiamo sentito serpeggiare sottesa a tutta la narrazione.

Nonostante il romanzo sia dunque autoconclusivo, mi sembra di intravedere un carattere di serialità nel suo protagonista, motivo per il quale saluto Lidia e il suo Alberto Sorrentino con un “a presto”. 

A cura di Claudia Cocuzza  

www.facebook.com/duelettricisottountetto/

Lidia Del Gaudio


Napoletana, laureata in lettere e filosofia. Ha lavorato nell’ambito della direzione Risorse Umane per una grande azienda di servizi. Ama musica e libri, in particolare il genere noir e il mistery/horror, la cinematografia di Hitchcock, i romanzi di King. Ha frequentato il Centro per le Arti e i Mestieri del Cinema, partecipando al “Old Movies Project”, a cura di Valerio Caprara e Giuseppe CozzolinoPubblica una raccolta di racconti e due romanzi, uno dei quali finalista alla manifestazione “Un libro per il cinema di Roma nel 2017”, al “Premio al Garfagnana in giallo” per il miglior racconto 2015 e vincitrice nel 2017 del “Gran Giallo di Cattolica”; nel 2018 si classifica seconda al Premio Scerbanenco. Il delitto di via Crispi n. 21 è il suo romanzo d’esordio nella collana Nero Italiano.

 

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