Il digiunatore




Recensione di Francesca Mogavero


Autore: Enzo Fileno Carabba

Editore: Ponte alle Grazie

Pagine: 256

Genere: Narrativa, Biografia romanzata

Anno di pubblicazione: 2022

Sinossi. Nato a metà Ottocento a Cesenatico Ponente, terra di mangiatori, Giovanni Succi si impone sulla scena del mondo come il più grande digiunatore di tutti i tempi. C’è qualcosa in lui di invulnerabile, che non si arrende neanche all’evidenza. Qualcosa che ha imparato ancora bambino dalle carovane dei circhi, quando scendevano dal Paradiso Terrestre verso la pianura romagnola. Alla saggezza errante dei saltimbanchi, Giovanni deve la sua gioia e la sua salvezza, l’urgenza di diventare quello che è: uno spirito sensibile, un leone indomabile, un profeta immortale. Guidato dall’utopia del socialismo e dal battito del suo cuore, veleggia libero come un elisir attraverso deserti e savane, cespugli e radure, nuvole e gabbie, e mette il suo digiuno al servizio dell’umanità. Coltivando in sé la sorgente di una speranza illimitata – riflessa in donne dai nomi armoniosi quali Ginevra, Gigliola, Guerranda –, segue il suo respiro per il mondo, dal Canale di Suez al manicomio della Lungara, dalle strade del Cairo e di Milano alle corsie della Salpêtrière. Incontra donne-belve e grandi esploratori, Sigmund Freud e Buffalo Bill, mentre l’Occidente sfocia nella modernità e perde per sempre l’innocenza. In questa biografia sentimentale, Carabba parte da una storia vera per trasfigurarla in un grande romanzo, che ci svela il valore del dubbio, le acrobazie dell’entusiasmo, la fierezza della semplicità. Perché è proprio lì, sul confine tra il pieno e il vuoto, dove la nebbia personale si dissolve nell’incontro con gli altri, che si nasconde la promessa dell’eternità.

Recensione

Ci sono storie che nascono da sogni, fatti di cronaca, esperienze e ricordi personali, e altre che ti vengono a cercare, allora sta a te, autore quasi passivo, medium dotato di penna o tastiera, ascoltarla, darle forma e offrirle un passaggio nella nostra dimensione. Non puoi fare altrimenti.

Per usare un tono evocativo (e forse un po’ esaltato) che magari avrebbe incuriosito (e forse un po’ esaltato) “il più grande digiunatore di tutti i tempi”, Enzo Fileno Carabba ha ricevuto la Chiamata. Ma non una qualsiasi, una voce incorporea che risuoni tra le nubi o risalga dalle profondità della terra, bensì un richiamo energico, concreto e che non si può ignorare da parte di Giovanni Succi, personaggio davvero esistito, ma tanto eccezionale da entrare nella leggenda con entrambi i piedi e i mustacchi malandrini.

Giovanni – inevitabile parlarne al presente – non conosce distanze e non si pone limiti, quindi perché stupirci, se il suo appello è arrivato forte e chiaro, benché sia defunto da quasi centoquattro anni?

E se si è creata una connessione – l’autore ne è sicuro: “Credo, sinceramente, che un contatto telepatico tra noi ci sia stato” dichiara nei ringraziamenti – la ragione è ben precisa: il Succi, ammirevole megalomane, “buono, pieno di fiducia, entusiasta”, incolpevole e adorabile fanfarone, primo ascoltatore e fervente credente delle proprie storie, racchiude una grandezza e un’energia talmente debordanti da traboccare e sfuggire, lasciandolo solo, pur dopo aver compiuto imprese straordinarie (digiuni di oltre un mese, instancabili corse, salti e sollevamenti prodigiosi, esercizi di respirazione illuminanti), ad affrontare il mistero, il numero, la fatica più fantasmagorica, ovveroscoprire e rivelare, prima di tutto a se stesso, la propria identità.

Giovanni è figlio di grandi mangiatori e uomini d’affari (fallimentari), accoglie lo spirito del leone, gli ammonimenti della nonna, i consigli di uno stregone errante (entrambi defunti) e tante contraddizioni (in primis, non si nutre, eppure ha un aspetto gagliardo), sa farsi uomo e donna, allineando fiati e pensieri, replica e migliora i talenti di saltimbanchi e viaggiatori del Paradiso Terrestre, eppure sfugge a ogni definizione, soprattutto a quelle più semplici, scomode e strette come gabbie.

Per questo cerca una risposta nei viaggi, nelle scienze più o meno fondate, nelle novità e nelle invenzioni, negli altri: è fiducioso e affascinato dagli spiritisti, dai medici, dagli esperti o sedicenti tali, dai furbi e dagli eccentrici, dagli innocenti e dalle belve, dalla vita in tutte le sue manifestazioni… scrittura e narrazione comprese.

Dunque eccoci tutti qui sul palcoscenico di un libro che è più di un romanzo e di una “biografia sentimentale”, un insieme di pagine sfavillanti che formano un ponte sicuro tra al di là e al di qua, tra noi comuni mortali e uno spirito immenso e gioioso, che infonde speranza, fiducia nelle proprie capacità (anche in quelle ancora da riconoscere e sviluppare) e nell’impossibile.

Con Il digiunatore, Enzo Fileno Carabba concilia forme letterarie differenti in un flusso godibilissimo e pirotecnico, entrare nella sua opera è come accettare un invito da Barnum, sedersi in prima fila e lasciarsi condurre per mano in un universo favoloso e reale… e lo spettacolo è assicurato.

A cura di Francesca Mogavero

wwwbuendiabooks.it

 

Enzo Fileno Carabba


è nato a Firenze nel 1966. È autore di romanzi pubblicati in Italia e all’estero, di racconti, sceneggiature radiofoniche, libri per bambini, libretti d’opera e poesie. Nel 1990 ha vinto il Premio Calvino con il romanzo Jakob Pesciolini e il suo ultimo libro è Vite sognate del Vasari(Bompiani, 2021). Vive a Impruneta.

 

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