Il grido della rosa




Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Alice Basso

Editore: Garzanti

Genere: Narrativa gialla

Serie: Anita #2

Pagine: 320 p., R

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Torino, 1935. Mancano poche settimane all’uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell’Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l’è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

“Il mondo sembra preoccupato che le donne vogliano far troppo…”

 

Recensione

Questo è il romanzo arrivato nel posto giusto (fra le mie mani!) al momento giusto.

È praticamente ciò di cui avevo bisogno, per ritrovare un po’ di serenità in questo periodo così incerto.

Non fraintendetemi, il contenuto, tolto l’aspetto e lo stile ironico e vivace dell’autrice, non è leggero e non è una passeggiata.

Appunto però, solo se venisse eliminata la scrittura spontanea di Alice. Ma se così fosse avvenuto, non si sarebbe rivelato come il romanzo completo che stavo aspettando.

Attendevo con ansia il ritorno di Alice ed Anita, ne avvertivo l’urgenza, sentivo il bisogno di tuffarmi di nuovo in una scrittura leggera e frizzante, fresca e ritemprante ma di senso, per poter entrare a piè pari con cuore e testa in una storia che si lasciaraccontare, che seppur nella tristezza di fondo dell’indagine, ti coccola con battute leggere e ad effetto con quell’atmosferastorica e retrò e, con dei personaggi per i quali avvertire affetto è praticamente spontaneo.

Una sorta di lenta rincorsa fra i protagonisti, una crescita personale e un rifiuto sempre più pressante di chiudere gli occhi e di voltare la schiena davanti alle ingiustizie.

Sempre più difficile sottostare a ciò che si DEVE fare, in tutti i sensi, piuttosto che potersi lasciare andare, in leggerezza, a ciò che si VORREBBE fare, godendo dell’attimo e vivendo ogni singola sensazione.

Gli sguardi però, se discreti, nono sono proibiti e nemmeno controllabili.

Anita sta imparando, sta maturando e si sta accorgendo che quando gli viene data la possibilità di ragionare e riflettere in autonomia per poi venire ascoltata tutto assume una connotazione di meraviglia e lei stessa, percepisce un senso di libertà che di fatto, quando dopo aver terminato le ore in ufficio con Sebastianoe quando non si trova in compagnia di Candida e Clara dove può essere sé stessa, per ritornare a essere Anita figlia di Mariele e fidanzata di Corrado, tutto perde di colore e di spontaneità. E di leggerezza.

Sebastiano, dal canto suo sa fin troppo bene dentro di sé cosa vorrebbe e cosa invece rifiuta prepotentemente ma, non vuole e non può, apparentemente nulla contro ciò che è già stato deciso.Per il bene di tutti.

Non l’hanno fatto apposta, non sapevano di esserci portati, ma è così. È la loro chimica speciale, e funziona… Non c’è niente da fare. Sono una macchina. Sono complici.”

C’è lui, c’è lei, ci sono sempre tanti polizieschi da tradurre, nuovi personaggi, addirittura femminili, da conoscere ma, anche qualcuno che avvertirà di nuovo, in modo prepotente il bisogno di esprimere alla gente semplice la verità di ciò che è stato, di ciò che si poteva evitare ma che per comodità non si è voluto vedere sia in questa situazione che in altre.

Ma bastano due voci, quattro braccia, due cervelli per riuscire a smuovere tutto questo?

Forse sì, forse no, forse con un pizzico d’aiuto.

A far, nemmeno tanto da cornice, il conto alla rovescia del tempo che manca alle nozze per Anita che la signora Mariele si premura di ricordare costantemente e, i problemi familiari di Sebastiano Satta-Ascona, che non fanno altro che creare più tensioni per certi versi ma, che a tratti finiscono per avvicinarli sempre più, solo nello spirito però.

Se già “Il morso della vipera” (di cui potete trovare la recensione qui nel sito) mi aveva conquistata, qui Basso riesce a colpire con una storia molto triste e tutta al femminile, che richiama, purtroppo, ancora una volta alle disparità subite da troppe donne e che in un certo modo, seppur ambientata nel 1935, ci induce a riflettere perché diciamocelo, pur essendo passato tanto tempo,pur essendo cambiata a livello sociale e politico l’Italia, certe cose, ancora adesso o almeno per alcune donne, sono rimaste pressoché immutate.

E’ proprio vero che l’acqua tranquilla è quella che abbatte i ponti. O perlomeno che s’impegna di più a farlo.”

Questo romanzo ti colpisce al cuore e lì si stabilizza, ci fa casa, rimane in te e ti trasmette i sogni infranti, le illusioni, ma anche le speranze rubate che cercano una loro forma di ribellione e che attraverso chi gliene darà la possibilità, si farà sentire urlando a più non posso.

I tasti chioccano come colpi di mitraglia. Non è un caso che in America, ha spiegato una volta Candida ad Anita, fucili e macchine per scrivere siano entrambi marca Remington.”

E allora, che quei tasti continuino a “chioccare” Anita.

Una lettura che racconta, che insegna, che diventa voce di chi ha sofferto ma che ci fa anche sorridere e sperare in qualcosa di bello e da un po’ agognato.

Ma che pazienza che ci vuole, però, Santa Polenta, come direbbe Anita.

E io, caratterialmente di pazienza ne ho ben poca.

Quindi sbrigati Alice e scrivi a più non posso. Vi aspetto tutti e tre.

Buona lettura!

 

 

 

Alice Basso


è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.

 

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