Il lungo addio




 Il lungo addio

di Raymond Chandler

Adelphi 2022

Gianni Pannofino (Traduttore)

Giallo classico, pag.437

Sinossi. Il lungo addio è il canto del cigno di Marlowe, nero come il peccato, nero come il genere che, con noncuranza, Chandler aveva inaugurato e portato ai massimi splendori. È il suo romanzo più complesso, più compiuto e sentito, e in uno dei protagonisti – lo scrittore Roger Wade – è dato leggere in filigrana un larvato autoritratto. Acquistare delicatezza senza perdere forza, si augurava Chandler a inizio carriera, e ora il dono è suo, è nelle sue mani. È anche un lungo addio al personaggio del detective malinconico e blasé, che per quante bevute si conceda, per quante sparatorie, pestaggi e tradimenti, inganni e disinganni debba subire, non perde mai l’ironico aplomb, né la battuta icastica. La sua inconfondibile silhouette in dissolvenza, con il fedora sulle ventitré e la cicca all’angolo della bocca, è forse l’ultima reincarnazione del cavaliere dalla malinconica figura. È un lungo addio, ripete in sottofondo la canzone che ci accompagna, struggente e sincopata, fino al termine del libro e della notte di Los Angeles. Un lungo addio da dire solo quando significa qualcosa, solo quando è triste, solitario… y final.


Recensione di Luisa Ferrero

Il lungo addio, sesto romanzo di Raymond Chandler, che ha come protagonista il detective Philip Marlowe è stato pubblicato negli Stati Uniti nel 1953 ed è stato vincitore del premio letterario Edgar Award due anni dopo.

Marlowe una sera si imbatte casualmente in uno strano ubriaco, un certo Terry Lennox, e vedendolo in difficoltà lo soccorre. La cosa sembra finita lì, ma poi i due si rincontreranno e iniziando a vedersi di tanto in tanto per bere insieme, si instaurerà fra di loro una di quelle amicizie vere e disinteressate. Questo fino alla sera in cui Terry gli suona alla porta, comunicandogli che la moglie è stata assassinata e che lui vuole fuggire in Messico. Marlowe non vuole sapere altro in modo da non diventare testimone dei fatti, anche se è convinto che non sia stato Terry ad uccidere la moglie, così lo accompagnerà nel luogo in cui lo aspetta un aereo. Il ‘nostro’ passerà anche un breve periodo in carcere per favoreggiamento e dopo la sua scarcerazione verrà contattato dalla bellissima Eileen Wade per aiutare il marito, uno scrittore di mediocri libri erotici, alcolista e violento. Ma c’è una connessione tra i Wade e Lennox? Perché tutto sembra non filare liscio?

Ne Il lungo addio troviamo un Marlowe decisamente più maturo che buca le pagine con la sua durezza, con la quale prova a camuffare una profonda umanità, che in un mondo ‘nero’ come quello descritto sarebbe facilmente fagocitata da personaggi privi di ogni scrupolo. È un inguaribile romantico che mette, sempre e comunque, l’amicizia al primo posto.

«Sono un romantico, Bernie. Sento delle voci che piangono di notte e corro a vedere cosa succede. Non si guadagna un soldo, così. Se hai un po’ di buonsenso, chiudi le finestre e alzi il volume del televisore. O metti il piede sull’acceleratore e te ne vai il più lontano possibile. Meglio stare alla larga dai guai altrui: se ne ricava solo fango. L’ultima volta che ho visto Terry Lennox ci siamo bevuti una tazza di caffè che ho preparato io, a casa mia, e ci siamo fumati una sigaretta. Perciò, quando ho saputo che era morto, sono andato in cucina, mi sono fatto un caffè, ne ho versata una tazza anche per lui e gli ho acceso una sigaretta. E quando il caffè è diventato freddo e la sigaretta era tutta consumata, gli ho augurato la buonanotte. Non si guadagna un soldo in questo modo. Tu non lo faresti mai. È per questo che sei un bravo poliziotto e io sono un detective privato.»

Altro tema: la solitudine. Quest’ultima pare essere la condanna di tutti gli uomini del sottobosco urbano di cui Marlowe, in fondo, è solo un buon rappresentate. «Nessuno ascolta e ognuno si avvinghia alla zattera di salvataggio del bicchiere…»

Molto probabilmente, in questo romanzo, Chandler arriva anche a parlare di sé stesso, mediante il personaggio dello scrittore alcolista Wade. Parla della vita di uno scrittore in crisi, costretto a rileggere i suoi vecchi libri per trovare ispirazione, come faceva lo stesso Chandler. Non solo l’assenza di ispirazione, ma la dipendenza dall’alcol sembrano suggerire che Wade sia proprio l’alter ego di Chandler.

Di certo, Il lungo addio non è ‘il capolavoro’, ma è un grande esempio del noir, di quello che oggi non è più. Con i suoi pregi e i suoi difetti, il romanzo riesce a ricordarci cosa dovrebbe essere questo genere.

Grande è anche lo stile dell’autore e la sua capacità di regalarci personaggi indimenticabili che rendono tutto vivo, coinvolgente ed evocativo.

L’opera di Chandler, nel suo complesso, può essere a mio avviso ascrivibile più genericamente al genere hard-boiled, quel genere giallo, o meglio noir, nato negli Usa e caratterizzato da una visione cinica e disincantata della realtà, che denuncia una società corrotta fatta di istituzioni disoneste in cui il denaro è l’unico valore.

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Raymond Chandler 


(Chicago, 23 luglio 1888 – La Jolla, 26 marzo 1959). È stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense, il più importante autore di narrativa hard-boiled, creatore del detective Philip Marlowe. Dopo essersi trasferito in Inghilterra e aver compiuto i suoi studi lì, ritorna in America e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista gialla «Black Mask» che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo, Il grande sonno. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e inizia a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Entrato nel tunnel dell’alcolismo, a seguito della morte della moglie, tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi. Tra gli altri suoi libri ricordiamo I racconti della semplice arte del delitto, Otto storie inedite, Blues di Bay City, L’uomo a cui piacevano i cani e altri racconti Addio mia amata, La signora nel lago, Ancora una notte

A cura di Luisa Ferrero

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