Il mostro di Capri




Un’indagine del commissario Veneruso


Autore: Diego Lama

Editore: Mondadori

Genere: giallo

Pagine: 424

Anno di pubblicazione: giugno 2022

Sinossi. L’estate del 1884 è alle porte quando il commissario Veneruso – grassoccio, invidioso, scorbutico, ma assai sensibile e “quasi buono” – si imbarca insieme all’agente Serra per l’isola di Capri, dove ha l’ordine di prelevare un vecchio brigante. Siamo in piena Belle Époque, e sul piroscafo viaggia una composita umanità di intellettuali, nobili e ricchi industriali italiani e stranieri, tutti attratti dalle bellezze e dalle tante libertà consentite all’ombra dei Faraglioni. La traversata si rivela presto turbolenta, e mentre all’orizzonte si addensano pesanti – e profetiche – nuvole nere, il commissario conosce alcuni passeggeri, da altri viene sedotto e con altri ancora litiga. Veneruso ancora non lo sa, ma saranno loro a popolare i suoi sogni, i suoi pensieri e i suoi rovelli nei giorni che seguiranno. Complice il maltempo, il commissario è infatti costretto a rimandare il ritorno, e i suoi giorni si tingono immediatamente di sangue. Dato che nessuno può raggiungere o lasciare l’isola, l’assassino è sicuramente tra i suoi abitanti. Pian piano Capri mostra tutte le sue seducenti sirene e le sue nascoste gorgoni, e Veneruso si ritrova ancora una volta a fare i conti con quel groppo inestricabile che chiamiamo Vita, e con ogni parola, opera e omissione che gli esseri umani sono disposti a compiere pur di viverla da creature libere.

Recensione di Claudia Cocuzza


A distanza di un anno da Tutti si muore soli, Diego Lama torna in libreria con il suo personaggio seriale, il commissario Veneruso – senza nome di battesimo -.

La narrazione inizia in media res: siamo sulla scena di un crimine efferato, un omicidio plurimo in cui le vittime sono quattro sorelle, la più grande poco più che bambina, la minore ancora nella culla.

Sgozzate.

Il caso viene risolto – forse – abbastanza rapidamente e Veneruso, insieme all’agente Serra – il più insolente della sua squadra ma anche quello che gli va più a genio -, parte alla volta di Capri per portare a termine una missione: ricondurre a Napoli il brigante Cosimo Zapatano.

Roba di poco conto; Veneruso potrebbe anche risentirsi,permaloso com’è, ma la vicenda delle quattro ragazzine l’ha scosso, perché in fondo è anche sensibile, per cui la prende come una breve vacanza più che come una retrocessione.

Si fa presto, però, a dire “vacanza”.

Già la traversata va così così, ma è all’arrivo sull’isola – che lui, uomo di mondo, cosmopolita… non ha mai visitato – che iniziano i guai. Quelli seri.

Intanto il programma originario prevedeva un soggiorno molto breve, ma il maltempo impedisce i collegamenti marittimi per cui, di fatto, Capri è isolata dal resto del mondo finchè le condizioni meteo non migliorano. Primo scassamento di…primo imprevisto, chiamiamolo così.

I nostri due poliziotti vengono ospitati a villa Grettau, situata su un terrazzamento che sovrasta un’altra villa, Le Papillon: si trovano una sotto e una sopra, per intenderci.

Le Papillon è occupata da una famiglia che Veneruso e Serra avevano già notato sul piroscafo partito dal molo dell’Immacolatella di Napoli; è formata dai coniugi Famigliuolo, Augusto e Teresa, incinta, e dalla madre e le tre sorelle di lei.

Questa famiglia e questo luogo vengono funestati da una serie di delitti inspiegabili e sconcertanti.

Da Capri nessuno può allontanarsi e neppure è possibile che qualcuno arrivi; l’ultima corsa del Gaiola è stata quella con cui Veneruso è approdato sull’isola. Ergo, ci troviamo di fronte a una versione formato extralarge di delitto della camera chiusa: l’assassino non può che essere a Capri.

Il mostro di Capri.

Fin qui, quello che posso raccontare della trama.

Adesso andiamo alle mie impressioni.

La narrazione, in terza, è affrontata interamente dal punto di vista del commissario Veneruso e il suo modo di osservare il mondo e di rapportarsi con la vita e con l’umanità riescono a stemperare anche le situazioni più drammatiche. Veneruso è un pessimista:

Aveva una sfiducia irrazionale nei confronti degli esseri umani, ma anche di sé stesso, e della vita. E perfino della morte.

È un cinico, un invidioso, anche un po’ saccente: questo tipo è troppo esilarante. Lontanissimo dall’essere un investigatore figo, illuminato – e anche profumato -, risulta irresistibile.

L’autore utilizza per lui una serie di epiteti che, se potessi, riporterei tutti:  sono morta dal ridere. In base alla circostanza, al discorso affrontato, Veneruso pensa “farmaceutico”, “ostetrico”, “letterario”, “filosofico”,”linguistico”, “architettonico”: un po’ un tuttologo del web dei giorni nostri.

A questo punto vi chiederete se un giallo divertente è anche avvincente: assolutamente sì.

Il lettore segue insieme al protagonista due indagini principali, tramite l’intersezione di due piani temporali, a cui se ne aggiunge una terza. Il parallelismo è evidente, data la connotazione familiare dei due crimini, ma l’evoluzione dell’uno rispetto all’altro inaspettata.

I fatti raccontati turbano il lettore e lo tengono costantemente in tensione: è impossibile abbandonare la lettura prima di scoprire gli autori dei delitti e, soprattutto, le loro motivazioni.

Veneruso ce lo dice:

gli assassini spesso non sono “cattive persone, ma gente inciampata nell’omicidio, per errore o per rabbia, o per ignoranza, o per destino.”

E chi legge, come il commissario, vuole capire perché, come sia potuto succedere.

Una menzione speciale all’ambientazione e alla tecnica descrittiva dell’autore: siamo a Capri, nel mese di giugno del 1884. È già una località turistica, meta di villeggianti provenienti da tutto il mondo, e le vicende sono ambientate nella stagione più glamour e spensierata per antonomasia. Ebbene, è proprio qui che Lama piazza questa serie di delitti sanguinosi. Capri diventa il palcoscenico su cui si muove un mostro.

La scena fa da supporto alle vicende e ne sostiene la tragicità: non vediamo il sole e la spiaggia, ma nubi che vorticano nel cielo nero, buio, foschia, mare in burrasca. Potrebbe benissimo essere la Scozia o l’Irlanda, e queste descrizioni così cupe non fanno che aumentare la tensione. Poi, la minuzia nella descrizione dei giardini, degli arredi e delle costruzioni, be’, è un valore aggiunto che deriva dalla formazione dell’autore.

Come negli episodi precedenti, anche in quest’ultimo accanto a Veneruso si muovono personaggi realmente esistiti che, in qualche modo, trovano un loro spazio nella storia: qui Oscar Wilde e altri che non vi dico, per non togliervi il piacere di scovarli.

Non mi resta che aspettare la prossima indagine del commissario Veneruso; magari, nel frattempo, si è pure dichiarato ad Annarella la Sorrentina.

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Diego Lama  


è nato nel 1964 a Napoli. Architetto, autore di libri di architettura (Cemento Romano, 2010, Clean; Storie di cemento, 2007, Clean). Ha fondato e diretto la rivista di architettura Ventre (2004, Cronopio Edizioni), editorialista per il Corriere del Mezzogiorno. Autore di racconti e vignette pubblicate in riviste e antologie. Dal 2013 dirige la rivista di architettura Arkeda. Nel 2015 ha vinto il premio Tedeschi col romanzo La collera di Napoli, pubblicato nel Giallo Mondadori, dove ha pubblicato anche diversi racconti. Sempre nel 2015 ha vinto il premio Gran Giallo Città di Cattolica col racconto Tre cose.

A cura di Claudia Cocuzza  

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