Il mutilatore




Recensione di Matteo Maggio


Autore: Marco Paracchini

Editore: Golem

Collana: Ombre

Genere: Gialli/Thriller

Pagine: 160

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Tokyo, 2020. Sugli argini di un fiume viene trovata una valigia. Al suo interno c’è una ragazza fatta a pezzi. Questa scoperta raccapricciante si rivelerà ben presto essere il primo tassello di una serie di omicidi assurdi e incomprensibili. Chi si nasconde dietro a questi delitti? Il profiler Kenzo Tanaka, investigatore privato con grandi abilità deduttive, affiancherà ancora una volta l’ispettore Gamanote in una corsa contro il tempo per fermare l’artefice di questi orrendi delitti. La città di Tokyo fa da sfondo alle vicende narrate, ed emerge un lato di questa metropoli che non è quello luccicante degli appassionati di anime e manga. Il lato oscuro della città fa da contraltare alle anime nere che popolano le pagine del romanzo, in una vicenda in cui nessuno è come sembra e tutti nascondono terribili segreti.

 

Recensione

Ritorna il detective privato Kenzo Tanaka e lo fa in grande stile con un caso che, come più volte menzionato dallo stesso protagonista durante il racconto, tiene col fiato sospeso non solo Tokyo ma tutto il Sol Levante. Mi ha da subito incuriosito come lettura dato che qualche anno fa ho avuto il privilegio di passare due splendide settimane proprio in Giappone.

Paracchini introduce il racconto con un brevissimo riepilogo sulla composizione dei nomi giapponesi che ha deciso di “italianizzare” scrivendoli nell’ordine nome-cognome e non viceversa. Tuttavia, ma naturalmente nulla di così grave e sicuramente dovuto ad un refuso, viene sbagliato un paio di volte il nome di uno dei personaggi. Rimarrà dunque un piccolo mistero se la patologa si chiami Shikishima o Shikishabata.

Il racconto viene esposto direttamente dal protagonista, Kenzo Tanaka, detective dell’agenzia P.B.I.Tokyo che si ritrova per le mani un caso tanto anomalo quanto brutale. Nella capitale nipponica vengono infatti rinvenuti diversi cadaveri di ragazze fatti a pezzi. Il protagonista si butta a capofitto nella situazione essendo ossessionato dal suo lavoro che porta avanti con estrema professionalità senza risparmiare qualche metodo poco convenzionale.

Le indagini iniziano ben presto dato che la cerchia dei sospettati viene immediatamente circoscritta a poche persone, tutte in qualche modo legate alla prima vittima e, collaborando con la polizia,Tanaka verrà risucchiato in un vortice di malvagità e personaggi dal dubbio passato.

L’inizio della vicenda è incentrato sulle prime ricostruzioni ed interrogatori dove Tanaka non risparmia qualche metodo poco ortodosso che ho molto apprezzato e che in un paio di occasioni mi ha fatto sorridere nonostante appunto la brutalità della situazione.

Essendo un romanzo molto breve tutto il caso viene poi districato in un breve periodo. Tuttavia Paracchini è bravo a far combaciare questa cosa con il classico stakanovismo lavorativo giapponese: doppi turni, poche pause ed una dedizione al lavoro che è tipica dello stato nipponico. Non sorprende quindi il fatto che il colpevole venga trovato in pochi giorni anche se in un paio di passaggi ho trovato troppo facili alcune intuizioni.

Tra le cose che ho apprezzato spiccano sicuramente i molti termini giapponesi (con relativa spiegazione) che ben calano il lettore in alcuni aspetti della tradizione giapponese più l’introduzionee finale con Tanaka che si rivolge direttamente al lettore.

Quello che invece ho apprezzato meno è la tempistica con cui si risolve il caso dato che in gioco ci sono anche elementi del passato dei protagonisti.

Lettura consigliata a chi vuole passare qualche ora in compagnia di un detective fuori dall’ordinario e a chi vuole conoscere qualche piccola chicca della vasta tradizione giapponese.

 

 

Marco Paracchini


Come regista free-lance ha lavorato, dal 2004, in produzioni promozionali per aziende e multinazionali (Nestlè, F.lli Carli, Balluff Italy, Mondadori, Condé Nast, Zucchi Group, Muster & Dikson, Asystel Volley, NewLinks, Est Sesia, Comune di Novara tanto per citarne alcuni).  Ha realizzato numerosi cortometraggi alcuni dei quali premiati in kermesse italiane (“L’Audace Viaggiatore”, “Giulia”, “La donna in nero”) e altri distribuiti a livello nazionale (“Il Protocollo Sabbia”, “L’Ultimo Giorno”). Ha ideato campagne di storytelling audiovisivo per sostenere realtà di volontariato (“Fiori di Carta” per Fondazione Humanitas, “Giulia” per ENPA); ha supervisionato e/o realizzato campagne viral per promuovere cultura ed eco-sostenibilità (ad esempio: “#CultivateCulture” per EXPO, “Per un mondo migliore” per Comune di Novara, ASSA e Regione Piemonte). Nell’ambito delle campagne non profit ha portato avanti progetti per raccogliere fondi come, ad esempio, il cortometraggio “Restless” (a favore dei bambini vittime di violenze sessuali, 2004), il cortometraggio “Giulia” per aiutare i canili (2010) e il libro “Animali, a chi?” (2012) per sostenere il gattile di Novara. Con l’Istituto Omar invece ha diretto il cortometraggio “AQUA” (2019) che sensibilizza l’opinione pubblica sul dilagante fenomeno della violenza sulle donne (progetto #WeToo). Nel 2020 scrive e dirige il documentario “Unbelievable – Documentare l’incredibile”, regalo alla sua città come memoria storica del lockdown per la pandemia del covid-19.
Come autore, dal 2010, ha scritto diversi libri nelle categorie editoriali di narrativa e saggistica. 
Dal 2003 tiene moduli didattici in varie scuole, ma solo dal 2006 diviene docente accademico. Insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Novara (discipline di Regia e Storytelling Transmediale), lo IED Milano (disciplina di Storytelling Audiovisivo – dal 2017) e il Liceo Classico Cavour di Torino (Scrittura per cinema e televisione – dal 2019). Ha tenuto molteplici corsi di Scrittura Creativa, Storytelling Cross & Transmediale, Regia e Storia dei Media nelle città di Milano, Torino e Novara.

 

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